Questa DOC è stata riconosciuta con un DPR del 1975. In tempi antichi questo vino dal nome molto particolare veniva prodotto
nei “palmenti”, masserie attrezzate con vasche. La particolarità sta nel
fatto che questi contenitori erano di proprietà del latifondista il
quale offriva un vero a proprio servizio di affitto a chi ne faceva
richiesta per la pigiatura delle uve. Il produttore poteva utilizzare le
attrezzature solamente nel periodo di fitto e al termine della
pigiatura trasferiva il mosto dalla masseria del latifondista alla
propria cantina.
La sopravvivenza della viticoltura e dell’arte enologica alle invasioni barbariche che seguirono la caduta dell’Impero Romano, si deve soprattutto ai monaci che, al riparo dei loro monasteri, avevano perpetuato e poi tramandato la coltivazione della vite e la produzione di vino richiesto per la celebrazione dell’Eucaristia. Nella zona che oggi definiamo “Collina Torinese”, tale ruolo spettò ai monaci Agostiniani dell’Abbazia di Vezzolano che ne diffusero la coltivazione nel circondario.
I vini Cortona DOC si producono esclusivamente in un territorio limitato in provincia di Arezzo. Le vigne attorno alla città collinare di Cortona erano già famose più di cento anni fa per i vini sia rossi che bianchi. La denominazione ha ottenuto il riconoscimento nel 1999 per 11 varietà di vini, per il rosato e per 2 tipi di Vin Santo. Anche se i marchi sono apparsi nel mercato solo recentemente, i vini delle aziende migliori hanno aggiunto nuovo prestigio a Cortona.
La zona Eloro DOC prende il nome dalla cittadina di Eloro, in provincia di Siracusa. La cittadina, sito archeologico molto importante che testimonia il dominio greco, si trova in posizione panoramica all’interno del litorale del Golfo di Noto. Furono proprio i coloni Greci a dare un notevole impulso alla viticoltura locale e questo è testimoniato dal fatto che in provincia di Siracusa si produceva un vino pregiato detto Pollio.
Le prime notizie del vitigno Erbaluce risalgono al 1606. Esso è stato menzionato per la prima volta in un libro di Giovanni Battista Croce, gioielliere presso il Duca Carlo Emanuele I. Il primo nome è anche quello del vitigno e sembra venga da Albalux, datogli dai Romani quando videro crescere da queste parti le prime uve derivanti da piantine importate, pare da vigneti campani.
Gambellara è terra di grandi bianchi. Qui la garganega, fra la pianura
alluvionale e le colline basaltiche, trova il suo ambiente ideale di
crescita. Vitigno generoso la garganega, capace di grandi produzioni,
ma che, se curato e limitato nel suo sviluppo, sa regalare vini
importanti e di assoluta piacevolezza.

