Log in

Terre di Anastasia Grecanico Metodo Classico Brut: eleganza e versatilità

Terra di storia, di arte e di leggende, situata nel centro del Mediterraneo, la Sicilia da sempre si pone come luogo di espansione delle forze della natura e dell'energia creativa dell'uomo.

Protagonista del lungo viaggio di Ulisse, attraverso le spettacolari descrizioni di Omero, ha sempre ispirato i grandi racconti della letteratura occidentale, sino a creare anche suggestive corrispondenze tra paesaggi e stati d'animo, come nei profondi racconti di H.D. Lawrence.

Il variegato mosaico di microclimi, dà  luogo ad una moltitudine  di scenari e coltivazioni  capace di produzioni agricole di eccellenza per tutto l'arco dell'anno. Il passaggio delle culture più importanti del mediterraneo, da quella della Magna Grecia alla normanno-sveva, sino all'imperdibile impronta araba, hanno lasciato non solo un patrimonio artistico, architettonico e gastronomico,  ma anche e soprattutto colture e modi di coltivare che hanno segnato anche nei secoli seguenti, sino a giungere a noi, il percorso dell'economia agricola.

Le sue coste, tracciate dai lati del triangolo che la rappresenta,  sebbene poste su tre diversi profili rispetto ai punti cardinali, lussureggiano tutte indistintamente di vegetazione, assecondando sfumature differenti secondo la diversa esposizione. La costa che guarda a Nord, che da un lato si affaccia sulle rotte seguite da Enea e alle spalle ha il Parco delle Madonie, a pochi km da Palermo, accoglie un borgo medievale, Castelbuono.

Nei sui pressi, in Contrada Santa Anastasia, sorge su quelli che erano i ruderi di un'antica Abbazia medievale del Xll secolo, una cantina costruita negli anni '80 dello scorso secolo e poi rimodernata nel 2000. La struttura, con corte centrale, conserva l'assetto originario dell'abbazia, voluta agli inizi del 1100 dal Conte Ruggero d'Altavilla. I Bizantini la battezzarono come Santa Anastasia, dal nome della santa martirizzata nel I sec.della cristianità.  Il significato, ben augurale, è Resurrezione e quindi riporta in senso lato a tutto quello che è legato alla rinascita.



Il legame col vino risale all'epoca in cui l'abbazia passò dai Monaci Teatini ai Benedettini, e questi ultimi cominciarono a produrne di ottima qualità, tanto da essere molto apprezzato sulle tavole di vescovi e baroni di Sicilia.

Ora, la struttura, immersa in un parco di ben 400 ettari, oltre che cantina è anche Relais di pregio, con camere lussuosamente arredate, piscina con idromassaggio, solarium, ristorante di alta qualità. Chi decide di trascorrerci del tempo, non può  sottrarsi al piacere di lunghe passeggiate nel verde, a piedi oppure cavalcando.



Qui tutto è  volto al rispetto della natura, poiché la tenuta ha sempre improntato le sue produzioni  seguendo il metodo biologico ed in tempi più recenti il biodinamico secondo le teorie di Rudolf Steiner.

Utilizza energia pulita e ricicla le acque attraverso un sistema che copre gran parte del fabbisogno dell'azienda, garantendo così il pieno rispetto della natura.

Qui, in questa meravigliosa sinergia tra opera dell'uomo e natura, il Grecanico trova una delle sue espressioni migliori. Il vitigno appartiene ad un gruppo di autoctoni siciliani a bacca bianca, la cui origine è comune a quelle di molte altre varietà meridionali, la cui introduzione può farsi risalire alla colonizzazione greca del VII secolo A.C. Tuttavia, i primi documenti scritti ne parlano soltanto a partire dal 1696, quando il Cupani lo cita col nome di Grecani, e così come è avvenuto per altri vitigni, è stato un abate, Don Geremia che per la prima volta ne ha curato la descrizione nel suo trattato Stafulegrafia indicandone l'ubicazione nel comune di Randazzo e comunque in tutto il trapanese.



Molto diffuso nell'Ottocento ha poi subito un arresto a causa della fillossera, ma dal 1980 in poi, quando sono state istituite le denominazioni di origine, la sua diffusione è  stata tale da raggiungere i 5000 ettari. Il vitigno, infatti, grazie alla sua spiccata aromaticità, si presta molto bene alle denominazioni di qualità. È il motivo per il quale molti produttori stanno scommettendo su sperimentazioni migliorative.

Del Grecanico esistono due cloni principali, che si distinguono per la densità del grappolo. Uno risulta più spargolo, e vede una maggiore coltivazione nel trapanese, l'altro più serrato con una maggiore diffusione nella Sicilia orientale e alle pendici dell'Etna.

Il suo nome completo è  Grecanico Dorato, il grappolo ha forma cilindrica ed allungata, con ali laterali,  acini mediamente grandi,  con bucce spesse color oro, e mentre in passato veniva utilizzato soprattutto nel taglio con altre uve locali, oggi la tendenza è di vinificarlo in purezza, con produzioni che danno vini di personalità e carattere, con un bel colore oro, gusto asciutto, buona gradazione alcolica e freschezza, con giochi olfattivi che vanno dalla frutta bianca alle erbe aromatiche con fondi floreali.

Il Grecanico vinificato in purezza trova nello Spumante Brut Metodo Classico firmato Abbazia Santa Anastasia una delle sue espressioni di maggiore finezza e legame col territorio grazie al metodo di coltivazione biologico e biodinamico.

Il prodotto si è affacciato sul mercato a fine 2016, presentandosi con un'etichetta che è efficace veicolo di comunicazione del carattere dell'azienda attraverso forme geometriche stilizzate che riportano alla terra, al sole ed al mare, gli elementi costitutivi della Sicilia, con un sottile gioco di rimandi tra fronte e retro.

È stato presentato per la prima volta, durante il Simposio Vini Spumanti organizzato dall'Associazione Culturale Vinoway Italia, lo scorso dicembre.

È frutto di una  vendemmia svolta con grande cura, completamente a mano, alle prime luci dell'alba, e di una immediata vinificazione  con pressatura soffice e leggera macerazione a freddo, con fermentazione su lieviti indigeni a temperatura controllata, poi l'affinamento sui lieviti  va dai 30 ai 36 mesi con remuage manuale.

Si presenta in modo elegante ed accattivante, sfoggiando un bel giallo paglierino, ricco di soffice spuma e di numerosissime bollicine fini e veloci che vanno ad animare il calice.

È subito riconoscibile una bella armonia di sentori floreali e fruttati tipici dell'autoctono, di crosta di pane e di fieno. Il sorso è  avvolgente e tagliente allo stesso tempo, pulito e fresco, asciutto, colorato da una lunga mineralità. Si espande e si rivela ampio e fresco con ritorni fruttati di pesca a polpa bianca ed un riuscito incrocio con una  gradevole acidità aggrumata, che contribuisce a donare profondità al finale.

Improntato alla freschezza e vivacità è assolutamente perfetto a tavola, senza mai stancare, trovando una grande versatilità che permette abbinamenti con formaggi, piatti di mare oppure delicate carni bianche. Quasi ovvio immaginarlo come importante supporto per freschi aperitivi e per serate in cui la vena mondana non manca.
Ultima modifica ilMercoledì, 30 Agosto 2017 09:16

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.