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Senes: elogio alla longevità

La forza e la storia del Cannonau è la stessa dei suoi protagonisti, la Sardegna e i suoi centenari. Un vino dal nome palindromo che racconta di tradizione e di identità, attraverso una sola parola: eleganza.
 
In Sardegna nessun vino sarà uguale ad un altro. Basta una manciata di chilometri per scoprire la complessità del territorio, la sua estrema poliedricità. La Sardegna è un piccolo mondo a sé parlando di territori e microclimi, quasi una sorta di ricompensa del lungo evolversi di queste terre dove le vigne crescono tra montagne che combattono con il mare e respirano l’influsso remoto di una storia potente, di una civiltà millenaria. Le terre del mito e dei centenari, i “grandi vecchi” che hanno la forza e la vita delle querce secolari e che, come Antonio Argiolas, hanno valorizzato le risorse esistenti solo con la fatica e il proprio lavoro. La storia del vino in Sardegna deve tanto, tantissimo a quest’uomo che in 102 anni di vita ha vinto mille sfide e raccontato mille storie, ettaro dopo ettaro, uscendo dai propri naturali confini e comunicando al mondo la cultura del vino sardo con capolavori come il Turriga. Forte e fiero, saggio e riflessivo, Antonio è l’incarnazione di quell’elogio alla lentezza che caratterizza il vecchio e insieme il saggio, mani e volto della terra del Cannonau e dei centenari che come lui hanno reso onore alla Sardegna, testimoni diretti di una saggezza che consente all’uomo di poter vivere. Vivere, non sopravvivere. Perché saggi non si nasce, saggi ed equilibrati si diventa. Proprio come il Cannonau. Con l’età e con l’incedere degli anni. Senes è la dedica più forte e intima della famiglia Argiolas alla grande saggezza di Antonio, è il vino che si riappropria della tradizione e diventa elogio alla forza e alla longevità, al grande equilibrio. Il vino dal nome palindromo che racchiude in sé tutta la forza e la storia del vino sardo per eccellenza.



Senes è figlio della Trexenta, terra di colline e basse montagne a nord di Cagliari, lontano dai normali percorsi turistici delle spiagge cristalline, ma non abbastanza per far sì che l’influenza del mare ne accarezzi i vigneti. Territori estremamente vocati per l’agricoltura dove il Cannonau matura lentamente, ventilato dal maestrale che lo preserva da malattie e avversità. Le marne calcaree di Siurgus Donigala, nelle tenute di Sisini a 350 metri sul livello del mare, danno un frutto netto e pulito che fermenta in acciaio e svolge la malolattica in vasche di cemento, coccolato come fosse una casa calda e accogliente. Infine, l’affinamento in piccoli fusti di rovere per unire complessità ed eleganza al corpo potente del Cannonau che qui indossa l’abito delle grandi occasioni, vestito di un rosso rubino brillante, intenso, dalle ricche sfumature violacee. Quasi un’anticipazione del carattere poliedrico di questo vino che non nasconde affatto il suo tono accademico ma è altresì vivace nei profumi accesi di frutta scura matura, more e prugna, susine e marasca ma anche mirtilli e carrubo; dai toni sussurrati di fiori rossi in appassimento e di erbe mediterranee, origano secco, mirto e tanto alloro. E poi intense note di tabacco biondo, pepe bianco e chiodi di garofano a far compagnia alle lievi sfumature di cacao. Una sensazione di ricchezza che torna decisamente in bocca, caldo e avvolgente ma anche austero e lungo, sorso dopo sorso è l’estrema eleganza del tannino a colpire, di velluto puro. Ricchezza e persistenza lunghissima in un corpo molto mediterraneo che gioca con la freschezza e una leggera nota salina e invita al secondo bicchiere nonostante la sua potenza ed austerità. L’eleganza è l’elemento che colpisce quest’inno alla longevità, l’espressione pulita e raffinata di quello che è il carattere classico del Cannonau, l’elisir dei “kent’annos”.

credits Daniela Zedda
credits: Daniela Zedda
“Se il Turriga era il vino legato alla tradizione ma che guardava al futuro senza legami, a volte troppo stretti, all’interno dei disciplinari, con Senes si è voluto rendere omaggio al vitigno sardo per eccellenza rientrando all’interno del Cannonau Riserva” afferma l’enologo Mariano Murru “un ritorno alla tradizione come omaggio al grande centenario Argiolas per raccontare la storia, le tradizioni e il carattere dei sardi in un vitigno che è quello che meglio identifica la nostra Sardegna”. Senes è infatti un inno alla vita, alla longevità della terra sarda e dei suoi centenari, il racconto di quanto sia importante esprimere il territorio attraverso il vitigno, comunicandone le radici più vere. Radici che in Senes hanno un nome latino e che affondano nella tradizione più viva, una parola che mantiene lo stesso suono e lo stesso significato, classica e speciale, una parola che vuol dire anche storia; di quelle che procedono dall’inizio alla fine ma anche in senso contrario, proprio come i “grandi vecchi” che tornano ad essere un po' bambini. Un vino ma anche un libro e un progetto fotografico che la famiglia Argiolas ha fortemente voluto, affidando alla bravissima Daniela Zedda il compito di ritrarre 11 centenari sardi capitanati dallo stesso Antonio Argiolas e raccontati dalle parole dello scrittore Marcello Fois e dalla giornalista Manuela Arca. Fotografie dove la faccia del centenario è un atto di verità e rivela il carattere di una terra che dà dipendenza. Un progetto dove il vino diventa un tramite per la diffusione della cultura sarda nel mondo, dedicato a tutti quei centenari che come Antonio sono stati protagonisti della Sardegna silenziosa e lenta; dove la tradizione e la longevità si celebrano con gioia e dove vivere cent’anni sembra sia la normalità e significa bellezza, un inno alla forza e alla vitalità.  Centenari che mantengono il cuore nella tradizione e che vivono ogni giorno la storia e contemporaneamente il futuro di una terra dal fascino incredibile. Come una freccia scagliata in un futuro senza meta.

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