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Racconti di Primitivo e di memorie "Felliniane"

Storie di vino e di uomini coraggiosi, di alberelli senza tempo e dell’incontro di due anime alla ricerca di memorie antiche e mai perdute. Gregory Perrucci e il suo Primitivo.
 
Bisognava proprio avere attitudini particolari nel 1996, per mettersi al volante di un’auto d’epoca come il Primitivo di Manduria; occorreva coraggio per imbarcarsi in un’avventura a metà tra ricerca e tradizione, guidare con passione in lungo e in largo per il mondo in difesa di un territorio. Come avere un motore nuovo ma guidare su strade sconnesse. Erano ancora i tempi del vino da taglio, la Puglia era serbatoio privilegiato a scheletro di molti vini e questo, ad un giovane bocconiano, faceva rabbia, tanta rabbia. Perché in quelle terre lui c’era nato e vissuto e l’importanza di un vitigno unico per nascita, che raccontava più di altri la civiltà che lo ha prodotto, l’aveva chiara già da tempo. Scrivere di Gregory Perrucci e della sua storia può risultare complesso, si teme di non riuscire a descrivere fino in fondo le sfumature di un produttore tanto ribelle quanto intelligente e provocatorio. Romanticamente anarchico, un’apripista controcorrente a cui va il merito di aver portato primo fra tutti il nome del Primitivo nel mondo ma anche di aver valorizzato patrimoni dimenticati come il Sussumaniello. Geniale, quando nel marasma del “compra-svendita” generale, la sua Accademia dei Racemi nasceva come intento corale di uomini e idee per la valorizzazione del vigneto Puglia, capostipite dei futuri progetti sull’identità degli autoctoni pugliesi. Tenace, quando carte alla mano e caparbietà da vendere, convinse gli americani a rivedere le proprie posizioni sullo Zinfandel, giusto per far capire che il Primitivo apparteneva alla terra e non agli uomini. Tanto da meritargli l’ingresso nella potente e facoltosa ZAP, la Zinfandel Advocates and Producers che associa i migliori produttori di Zinfandel d’America. Una storia al confine dei disciplinari la sua, la storia di un produttore straordinario, un po’ contadino e anche un po’ artista, con il pianoforte nella testa e nelle vigne; uno di quei “padri nobili” che hanno fatto da apripista a tanti giovani produttori e al progetto Primitivo, sì come patrimonio di famiglia da tutelare ma anche come dignità di un vitigno da difendere. Soprattutto, quella.



E poi la battaglia contro le “quantità” e contro il grado alcolico come discriminante di un prodotto di qualità: “Ho fatto tutto questo in anni in cui non c’era nessun’altro con me nelle mie battaglie” ricorda Gregory Perrucci “non c’era un seguito e mi confrontavo con gente che non sapeva di cosa stessi parlando, è stato molto difficile”. La storia dell’Azienda Felline e di Gregory è storia di vino e di uomini, di coraggio e di impegno sul territorio, di lotte per difendere la sacralità del Primitivo e della sua terra, della sua storia e della sua memoria. Uno di quei registi del vino del Sud che non ha mai avuto bisogno di adattarsi all’ineluttabile variazione dei tempi. Ancora oggi, a vent’anni di distanza, nei suoi vini v’è la grande capacità di evocare, di narrare l’amore per la sua Manduria e il suo Salento. Il suo Anarkos è ancora provocatorio e controcorrente e, con esso, ancora importante è lo studio di zonazione del Primitivo di Manduria sulle terre più vocate, dalla terra rossa alla bianca, alla nera fino alla sabbia. Quattro terre per quattro differenti Cru, quattro storie appassionanti che si incrociano in vigna. Dal Felline, il primitivo storico dell’azienda, che racconta di alberelli antichi e terra rossa, alle terre bianche, tufacee e pietrose di Fragagnano che regalano l’elegante mineralità del Giravolta; mentre i terreni sabbiosi vicino al mare, richiamano le note iodate e i tannini morbidi del Dunico, dall’impatto meno opulento e dal forte sentore di ciliegia. E poi la terra nera, fertile e produttiva, a tratti paludosa e profonda, dello Zinfandel californiano in terra di Puglia, proveniente da uno dei vigneti più importanti d’America, il Geyserville di Ridge. Marze sovrainnestate al fianco di altri vigneti di primitivo, le stesse che permisero a Gregory di studiare meglio somiglianze e differenze tra i due. E dimostrare agli americani che il Primitivo è passato da qui prima che da loro. Sinfarosa, premiato con i Tre Bicchieri dal Gambero Rosso anche quest’anno, dalle note intense di amarena e prugna matura, mora e mirtillo. Potente nei cenni speziati, dal pepe nero al tabacco, dal cacao alla liquirizia, ma morbido e avvolgente in bocca, dal finale saporito, sapido e molto piacevole.



Un vino è grande quando non nasconde le sue origini e il Primitivo di Manduria si sa, ha radici forti e profonde, ciò che lo rende unico è la sua distinta personalità, l’anima vera di terre dove il cielo si fonde e si riflette sulla purezza del mare, un mare che diventa un altro cielo invisibile. E dove Gregory divenne per primo ambasciatore dell’identità e dell’originalità del suo territorio. In principio era il Felline, il cru che per primo attirò l’attenzione di critici e consumatori sul vitigno principe della città messapica. Sono passati vent’anni dalla prima bottiglia ma l’anima ribelle di Gregory continua a non acquietarsi: “Volevo fare un primitivo come si faceva una volta, senza controllo delle temperature, lasciato sulle bucce e dimenticato. Il vino di una volta, il vero primitivo che ricordo io, di quelli che quando invecchiava perdeva il colore e che quando erano buoni si lasciavano da parte e si stappavano nelle occasioni particolari”. Nasce così il Felline Primitivo di Manduria DOC Riserva 2010, la Cuvée Anniversario uscita nel 2016, a ricordo dei vent’anni del primo Felline. Il vino dei vecchi “capasoni” e delle case contadine, dal meraviglioso colore rosso granato, dall’eleganza pazzesca nei suoi profumi di ciliegia sotto spirito, rabarbaro e fichi secchi che sfumano in accenni balsamici e floreali, spezie dolci e pepe. Elegante complessità che al naso aggiunge note minerali e affumicate. Un rosso vivo e importante anche al sorso, corpo ed eleganza, con tannini asciutti che promettono finezza e longevità e continui ritorni fruttati e minerali. Storie ed emozioni in bottiglia, regalate da alberelli senza tempo e dall’incontro di due anime alla ricerca di memorie antiche ma mai perdute. Gregory e il suo Primitivo.

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