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Casa di Grazia: l'amore per la vite siciliana

Da un lato il mare, il Mediterraneo, dall’altro il Lago Biviere, il più grande lago costiero siciliano ed uno dei pochi naturali rimasti. È qui, nel sud della Sicilia, a Gela, antica città della Magna Grecia, che incastonati in un microclima favorevole si coltivano i vigneti dell’azienda Casa di Grazia: 40 ettari, soprattutto a spalliera.

Sono i vitigni di Nero d’Avola, Grillo, Frappato e Syrah che Maria Grazia Di Francesco, autentica donna del vino, ha saputo coltivare e tradurre in vino, sotto la guida dell’enologo Tonino Guzzo. Un amore per la vite nato nel tempo per perseguire un progetto da sempre accarezzato da Angelo, suo marito, che spesso fuori per lavoro non avrebbe potuto realizzare. Una famiglia di imprenditori lungimiranti che non ha mai dimenticato le origini contadine e che per questo ha deciso di allargare sempre più la proprietà.



L'azienda esisteva sin dagli anni ’80. Vi erano solo vigneti di Nero d’Avola e l’uva veniva venduta ad altri. Nel 2005 la svolta. Si decise di imbottigliare, stanchi anche dei ritardi nei pagamenti. Angelo era nel Qatar e a Dubai, Maria Grazia qui da sola. Ma donna caparbia e con le idee chiare, ha saputo rimboccarsi le maniche e lavorare a questo sogno. Una sfida che vince. Per lei è stata una grazia del cielo. Per questo chiamò così la propria azienda, aggiungendo la parola casa che significa protezione, abbraccio, calore familiare.

Ed è da questo amore per la terra, per le proprie origini, che nasce ora una nuova etichetta. Dopo lo spumante Euphorya, le bollicine di puro Frappato, un’altra bottiglia che vuole raccontare ancora una volta un grande vitigno della Sicilia. È Laetitya, il rosso fermo di Casa di Grazia che debutta in questi giorni per arricchire la vasta produzione dell’azienda vitivinicola gelese. Il nome nasce dall’emozione che Maria Grazia vuole trasmettere agli appassionati di vino, la stessa gioia che nasce in lei nel passeggiare fra i filari del suo Frappato, assaporarne gli acini e lasciarsi stupire da quella felicità che vien fuori sorseggiando un calice. In ogni acino di Frappato dunque un concentrato di “gioia” come si legge in etichetta e del resto Laetitya significa in latino proprio questo.

Dopo lo spumante dunque ora si punta a vinificare il Frappato in purezza ed il risultato è davvero sorprendente per l’immediata piacevolezza che regala: un vino gradevolissimo, di spiccata freschezza, dal tannino vellutato, in cui predomina la nota di marasca tipica di questo vitigno autoctono che trova su queste terre bianche miste a sabbie rosse, nei pressi della Riserva Naturale del Lago Biviere, il luogo ideale per dare origine ad uve eccezionali.

“Siamo nella zona di elezione -afferma Tonino Guzzo, enologo di Casa di Grazia-, non immagino il Frappato per vini da invecchiamento ma per vini freschi e giovani, rossi in monovitigno con forte personalità perché hanno note organolettiche molto particolari. Già Casa di Grazia ha impiegato le uve Frappato per la produzione del Cerasuolo di Vittoria, al 50% con il Nero d’Avola, anche questo un vino da bere giovane anche se va benissimo dopo 4- 5 anni. E poi ottimo per la produzione di spumati come vini base, utilizzando il metodo Charmat, ed è il caso di Euphorya”.

Già in uscita 3300 bottiglie di Laetitya…ed il sogno continua!

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