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Tra "Mixology" e "Minchiology", dialogo con MichelOne.

Il Mercatino del Gusto è finito, Vinoway c'era al massimo livello, la serata con Davide Gangi, Sabrina Merolla e Alessandra Civilla è stata uno dei momenti più alti.

Ma per noi che siamo stati presenti ogni giorno sempre è diverso. Noi abbiamo approfittato anche per incrociare persone che si incontrano di rado anche se si è legati da vecchia conoscenza e grande stima. Si spera reciproca. Al Mercatino, da molti anni, c'è il Tiratardi.

Il luogo nel quale si ritrovano tutti quelli che al mercatino ci lavorano e, dopo aver chiuso tutto, vanno a deliziare il palato con i cocktail di Michele Di Carlo che affettuosamente abbiamo denominato MichelOne. Anche perché è davvero un Number One.

Michele Di Carlo è uno dei consulenti più importanti delle "bevande spiritose". E' Presidente del Classic Cocktail Club e ha lavorato per Seagram, Martini, Campari, Coca Cola, Amedei e Perugina. Attualmente è il First Consultant dell'azienda Bonaventura Maschio.

Il caro Direttore mi ha suggerito di intervistarlo il buon Michele, pensando che sia la cosa più facile del mondo. Michele è gentilissimo e cortese, ma è molto sensibile alle scartavetrature didimiche. E dunque quattro domande secche e quattro risposte secche. Come molti dei suoi cocktail.

Il futuro della mixology nel mondo su quale campo si giocherà?
L'Italia è il paese nel quale la cultura del cocktail è più scarsa e la miscelazione è la meno diffusa. Eppure il futuro si gioca in Italia. Tutti i migliori barman dei migliori hotel e bar del mondo, da cinque stelle in su, in ogni paese, da Londra agli Stati Uniti, da Abu Dhabi a Toronto, sono italiani. In assoluto i più bravi del pianeta. E il cocktail ormai nasce e trova spazio dapprima in ambienti di lusso e di cultura del beverage.


Bruno Vanzan: nel 2016, in Giappone al campionato del mondo IBA vince il premio come miglior cocktail che lo consacra come uno dei barman più importanti del pianeta.

Per la verità io volevo anche sapere qualcosa dal punto di vista delle componenti del cocktail, della metodologia di preparazione...
La mixologia è una scienza, ed anche molto seria. Nata per vendere alcool cattivo si è sviluppata e cresciuta per consentire a chi beve di poter mettere il naso dentro al bicchiere oltre che gli occhi intorno. Una volta chi beveva alcolici doveva farlo in apnea, basta guardare i vecchi film in bianco e nero. Uno shot era il top per uomini sostanzialmente tabagisti ed etilisti. La mixologia è distillazione di puro piacere con pochi semplici ingredienti di ottima qualità e trattati con eleganza. La mixologia non va confusa con la minchiologia che cerca ingredienti impensabili per spettacoli circensi e gratuita violenza sulle guarnizioni.

Le basi per i cocktail sono sempre le medesime ... sempre carta bianca di un qualunque distillato...
Una volta era così, adesso anche sul distillato si sta lavorando tanto. Ad esempio io ho fatto fare questo rum che lo vedi bianco ma non è bianco. È un anejo blanco che ha fatto tanto legno e poi è stato decolorato con i carboni attivi, niente ambra ma tutti i profumi di una reserva ... è tempo che anche il distillato ci metta del suo, buono, all'interno di un cocktail.

Dei cocktail classici Michele, resterà qualcosa?
Non prendo nemmeno in considerazione chi non sa fare un Martini, un Americano, un Negroni o un Bloody Mary. Picasso era un cubista ma prima, prima ha imparato a disegnare e a dipingere. Sapeva perfettamente riprodurre un quadro di Michelangelo o di Raffaello. Poi è diventato Picasso. La differenza tra Mixology e Minchiology è il concetto primario.

Che si beve stasera?

Tante cose, ma siccome ti piace il Ron ti preparo un Mojito, molto complicato, ci vuole tempo ...



Passano circa 10 secondi e il mojito è pronto. Una sorridente signora lo assaggia ed esclama :"ma un mojito così non lo ho mai bevuto!" E MichelOne dal sorriso sornione: "È che non ha mai bevuto un mojito ..." e torna ad occuparsi dei suoi intrugli che hanno l'unico difetto di essere eccellenti e, dunque, dopo ti resta la sensazione di abbandono e la tristezza di chi, per poter avere un cocktail di grande fattura, potrebbe essere costretto ad andare all'estero.

Del Barmaster ne parliamo un'altra volta ... promesso, e vi svelerò il mio Martini del Salento!!!
Ultima modifica ilMercoledì, 06 Settembre 2017 16:03

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