Severino Garofano: l'AIS Puglia ricorda il grande enologo

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Ci sono storie che principiano in situazioni precarie ed evolvono verso la leggenda. Persone partite con una valigia piena di coraggio e capaci di affrontare viaggi improbabili sempre con il sorriso. Persone che vivono nell'ottimo di oggi ma capaci di proiettarsi nel domani e anche nel dopodomani.
 
Fu così che Francesco Candido, importante proprietario terriero e produttore vinicola, ebbe ad importare un migrante. Un migrante da Atripalda conosciuto tramite una vicenda di cugini che racconteremo un'altra volta.

L'imprenditore lungimirante sa cercare idee nuove anche lontano. E da lontano giunse, sul finire degli anni '50, il mitico Severino Garofano. In piena guerra del vino, quando a San Donaci si moriva sotto la mitraglia degli scelbini a Severino toccò misurarsi con una nuova idea di vitivinicoltura.

Sognatore uno e innovatore l'altro tornarono fuori un altro modo di intendere il Negroamaro. Vitigno sanguigno per produzioni anemiche sia cisalpine che transalpino che a navi migrava verso chi aveva bisogno di sole da spremere.

Severino cambiò molte cose e soprattutto molte teste, diventò riferimento di molti che vennero definiti "matti" come capita a molti innovatori e può esser considerato come il padre di molte etichette ormai grande blasone.

Severino ha messo su famiglia, ha sposato Teresa e generato Stefano e Renata. Tutti con il medesimo amore per l'inebriante frutto del matrimonio fra l'umano sapere e la benefica natura.

Severino ha concluso il suo ciclo su questa terra che così bene ha conosciuto. Noi beoni travestiti da esperti lo abbiamo ricordato in una splendida degustazione che ha coinvolto etichette dal Gargano al Salento. Idea e organizzazione dei figli, delle aziende che si sono avvalse dell'opera del nostro e di quella meravigliosa squadra di Sommelier capitanata da Roberto Giannone dell'AIS di Lecce. Una realtà nazionale ed anche oltre generata da un altro sognatore (Amedeo Pasquino) capace di agglomerare un gruppo fantastico. Da Fabrizio Miccoli a Nico Favale, da Marco Albanese a Giovanni Bruno, con Aldo Specchia e l'esimio Giuseppe Baldassarre: l'uomo che sussurra ai calici.

Oltre 200 persone per 10 etichette iniziando con il bombino per finire con il Negroamaro. Prodotti diversi ma in tutti la pulizia, l'equilibrio ed il profumo di non banale che Severino riusciva ad infondere alle sue opere enoiche, talvolta anche eroiche. Che ammaestrare certi cavalli di razza cresciuti su terreni non proprio vocati è, per davvero, impresa da ascrivere agli eventi eccezionali.

Nessuna classifica per i vini posti alla libagione degli astanti, molti non esistono più, mi sia permesso però citarne tre: la Riserva Nobile 2015 di D'Araprì, il Notarpanaro 2010 di Taurino e l'Immensum 1999 di Candido.



Solo per aver concepito queste tre etichette dobbiamo ringraziare il fato per averci concesso di condividere un tempo trascorso insieme all'artigenialità di Severino Garofano. Cito le altre etichette solo perché il lettore che non c'era abbia una idea dell'altopiano che abbiamo esplorato: Catapanus 2018, bombino bianco di D'Alfonso del Sordo; Girofle controcorrente 2013, rosato di Negroamaro Severino Garofano; Pier delle Vigne 2015 di Botromagno; Gravello 2003 di Librandi; Copertino Riserva 2010 di Cupertinum; Graticciaia 2001 di Agricole Vallone; Le Braci 2013 di Severino Garofano. Lista da salivazione alla Pro la lettura.







Serata unica ed indimenticabile, dal valore commerciale quasi nullo ma dal valore umano incommensurabile. Trascorrerla poi con tante persone per bene (che incontri soprattutto tra le persone per bere) è il valore aggiunto che ne aumenta la preziosità.

L'eredità di Severino Garofano durerà ancora a lungo, ed è bello sapere che saranno in tanti a goderne oggi, domani e dopodomani.

Dalle fondamenta delle cantine di Puglia un caro saluto a tutti gli amici di Vinoway.

Foto Credits: AIS Lecce

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