Lis Neris: Alvaro Pecorari porta in Puglia il fascino della sua azienda

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Una serata, quella dello stesso scorso 24 gennaio,  in cui il fascino di due dimensioni  lontane, il Friuli e la Puglia,  si incontrano nella città che affonda le sue radici nella cultura della Magna Grecia, Taranto, l'antica colonia spartana. Un evento curato da Domenico Stanzione, delegato Taranto dell'Associazione Italiana Sommelier. L'evento si è tenuto presso una storica dimora, Tenuta Montefusco, un'antica Masseria del 700 appartenuta al Monastero di Santa Chiara delle Grottaglie.
 
Alvaro Pecorari, proprietario di Lis Neris ed enologo dell'azienda, con piglio elegante, austero e professionale ha presentato il territorio e i suoi vini, attraverso un racconto dettagliato che parte dalle radici geologiche e storiche dei luoghi e termina con la descrizione dei suoi luminosissimi vini. Perché, come lui sostiene, per conoscere e comprendere quello che è il prodotto terminale, che ci arriva in bottiglia, bisogna prima e necessariamente conoscere il territorio, la civiltà e l'identità culturale del luogo e di chi produce.

Ci troviamo nella valle dell'Isonzo, in territorio di Gorizia, al confine con l'Austria, a ridosso delle Alpi, un luogo dove la coltivazione della vite affonda le sue radici sin  dall'epoca dei romani, quando le legioni portavano al seguito, non solo le loro famiglie, ma anche le loro colture. Certamente l'uva e quello  che era il vino prodotto all'epoca, erano assai diversi da quello che conosciamo noi. Ma da ciò intuiamo come il territorio fosse già vocato alla vite per le sue particolari condizioni pedoclimatiche.

Qui, infatti, su questi terreni di origine glaciale, e dove un tempo c'era un mare di tipo tropicale, con bellissime barriere  coralline, situazioni termiche di  contrasto creano un ambiente ideale per la viticoltura.

Il clima risulta temperato, condizionato da un lato dalla  vicinanza dell'Adriatico e dall'altro dalla presenza di un suolo ciottoloso, chiamato "claps", ricco di minerali, capace di assorbire calore durante le ore di sole, per poi rilasciarlo  lentamente quando la temperatura scende. Un sostanzioso contributo è dato dalla Bora, un  vento freddo orientale,  che giunge dai Balcani e soffia verso ovest, creando sbalzi termici che rallentano la maturazione dell'uva nel momento del suo massimo potenziale. Questo contrasto termico favorisce lo sviluppo della parte aromatica, spinge un  accumulo zuccherino, che crea poi la meravigliosa equazione capace di dare vita a questi vini bianchi, potenti ed eleganti, nel contempo dotati di grande equilibrio, rotondi, con  una efficace complessità gustativa.

Un terroir, in cui tutti gli elementi giocano a favore, inclusa la posizione a cavallo del quarantaseiesimo parallelo, lo stesso che da est a ovest percorre l'Europa in quell'area vitivinicola di eccellenza, che parte dalla Crimea, attraversa i Balcani fino a raggiungere l'Italia settentrionale,  arriva in Francia e percorre la valle del Rodano e il territorio dei grandi vini di Bordeaux. Tutto richiama alla potenza e alla personalità di produzioni che si ricordano per struttura e sensazioni gusto - olfattive intense ed uniche.

Ed è questo il luogo in cui per 500 anni gli austriaci e l'Impero Asburgico hanno governato, lasciando una impronta indelebile sulla cultura e anche sul modo di approcciarsi al discorso enologico, portando in eredità vitigni, considerati internazionali, ma che qui hanno trovato il terroir ideale per diventare tradizione e parte del territorio stesso. Il legame forte con tutto quello che può essere considerato tradizione e storia, lo testimonia il nome stesso dell'azienda Lis Neris, con un chiaro riferimento in lingua locale, alle donne vestite di  nero che lavoravano la terra.

L'azienda, presente da oltre quattro generazioni, ha una estensione di oltre 70 ettari e si trova nel cuore della più rinomata zona viticola friulana, tra il confine Sloveno a nord e la riva destra del fiume Isonzo a sud, nel comune di San Lorenzo. I vigneti occupano un piccolo altopiano circondato da uno scenario naturale mozzafiato in cui le montagne, le vallate e il mare rappresentano una natura da preservare.

Infatti la filosofia dell'azienda è basata su un basso impatto ambientale, con un'agricoltura sostenibile, in cui non si utilizzano diserbi chimici dal 2002, e le lavorazioni manuali sono preferite a quelle meccaniche. I vini sono prodotti esclusivamente con uve provenienti da vigneti di proprietà e da altri gestiti in territorio sloveno. L'azienda ha autonomia energetica grazie ad un impianto fotovoltaico. L'impatto ambientale  è ridotto al minimo, e tal fine, la stessa cantina è in buona parte interrata, con un impatto visivo che crea stupore.

I sistemi di allevamento dei vigneti sono di tipo tradizionale, finalizzati a garantire una viticoltura in grado di esaltare le caratteristiche del terroir e la capacità di invecchiamento dei vini, garantendo così longevità a bianchi che, nel tempo mantengono integro il loro profilo, come hanno dimostrato i sei vini in degustazione.



Il primo, Pinot Grigio 2018, fermentato e maturato in acciaio, è la produzione proveniente da vigneti di 15 anni, ancora giovani, con un apparato radicale che lavora ancora in superfice, e che danno un vino che gioca molto sulla freschezza. I toni sono leggeri, quelli di un giallo paglierino con guizzi verdolini. Le sfumature di colore già preannunciano un vino diretto, con sentori florali e ricordi di glicine, a cui segue un  intreccio di erbe mediterranee che, negli aromi di bocca, si fondono con pesca bianca, pera golden e sottili rivoli di bergamotto. Tutto concorre a rendere il sorso piacevole, e la chiusura lascia ampio spazio alla mineralità, alle note sapide e gessose a ricordo del luogo di produzione.

Della terna dei tre Pinot in purezza, il secondo Gris 2017, mostra un profilo più complesso e molto intrigante. Fermentato e maturato in tonneau, si presenta come un piccolo gioiello, un giallo paglierino dai toni dorati e brillanti. Da subito mostra la sua naturale energia ed eleganza, con una forza olfattiva decisa ma delicata allo stesso tempo, spaziando dai fiori di campo ai sentori di timo e salvia. Cedono il passo l'uno all'altra, prima la pesca gialla e poi la mela golden e in chiusura il cedro. Importante l'impronta speziata, vaniglia e cioccolato bianco accompagnano anche il sorso, che è cremoso, avvolgente, fresco, con un sottofondo ammandorlato e dolce. Un vino che convince in modo totalizzante.

Il terzo Pinot, Gris 2008, fermentato e maturato in tonneau, si propone come simbolo di un invecchiamento ben riuscito e il colore, luminosissimo, giallo dorato ne è la testimonianza. I sentori avvolgenti e intensi ricordano la ricchezza di un bouquet di fiori gialli, di frutta esotica nel pieno della sua maturazione e di mela cotogna. Il sorso è pieno e burroso, screziato di vaniglia, cioccolato bianco e tostatura. Delicati ritorni balsamici lasciano la bocca fresca con una gradevole chiusura sapida. Il legno mai invadente, consente a questo vino di raggiungere una longevità non sempre attesa da un bianco.
Col quarto vino si cambia registro. Viene presentata una terna di Sauvignon in purezza, vitigno che giunge a noi dalla Loira. Il primo della serie è Sauvignon 2018, fermentato e maturato in acciaio. Si presenta con un bel giallo paglierino; quasi abbaglia la sua luminosità. Un importante profilo olfattivo, di grande intensità ed eleganza, ma anche di notevole complessità, porta riconoscimenti che vanno dal fruttato e agrumato al vegetale, con accenni di noce moscata e radice di liquirizia. Il sorso è morbido, ricco, corposo, con un grande volume di bocca e una lunga persistenza dagli effetti quasi balsamici.

Picol 2017, un sauvignon in purezza  con una maturazione  prima in acciaio e poi in legno, regala un vino che sembra contenere tutta l'anima del Friuli. Un giallo paglierino luminosissimo che annuncia una intensità di sentori che vanno dal pompelmo alle erbe aromatiche,  dalla macchia mediterranea alla pesca gialla, con un sottofondo di idrocarburi ben integrato e armonico che sa cedere il passo all'elemento che più lo contraddistingue, la salvia. Il sorso ha un ingresso morbido e caldo, carezzevole, ma che lascia una lunghissima scia fresca e sapida, e si chiude  con una piacevole mineralità di bocca.

L'ultimo è il Picol 2011, anche questo fa una maturazione prima in acciaio e poi in legno. Un bianco che non risente del tempo che passa e ce lo conferma attraverso il suo paglierino intenso con screziature verdolini. Intenso e complesso, al naso, frutto di una estate calda che ha consentito ai bianchi di sviluppare profumi ampi e avvolgenti, ci sorprende col suo naso intenso e complesso in cui si avvicendano note vegetali e fiori gialli, lime, agrume e cedro candito, per terminare con la complessità di spezie dolci, anice stellato e delicate note mentolate. Il sorso è altrettanto ricco, minerale e sapido, con tutti i ritorni gustolfattivi. Un concerto di sentori  indimenticabile.



Ma Alvaro Pecorari, al termine di ogni degustazione ama sorprendere il pubblico con un Blind Tasting, diventato ormai consuetudine. Ma la proposta è andata oltre ed ha previsto una degustazione alla cieca di tipo comparato.

Uno Chardonnay friulano di Lis Neris e uno Chardonnay prodotto in terra di Puglia. Un modo per cogliere le differenze territoriali attraverso uno stesso vitigno, che alle diverse latitudini trova sempre modi nuovi per esprimersi. Al termine della degustazione, quando più ipotesi erano state già formulate, sono state svelate le etichette, quasi senza fatica, il Jurosa 2011 di Lis Neris è stato riconosciuto per la sua spiccata finezza e  territorialità, mentre, la produzione pugliese Pietrabianca 2015 di Tormaresca ha mostrato la sua identità per la complessità ed eleganza del suo profilo. Due grandi vini, che ci fanno pensare agli Chablis.

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