Live Vinoway: La Sicilia ha dimostrato la capacità di “imporsi” nei mercati, comunicando un brand forte e solido

Letto 586 Email
Live n.31 di Vinoway, si parla di Sicilia!
 
Gli ospiti sono Achille Alessi Presidente del Consorzio Cerasuolo di Vittoria DOCG, Antonio Rallo Presidente del Consorzio Sicilia DOC e Maurizio Lunetta Direttore del Consorzio dei Vini DOC dell'Etna. Il tutto condotto magistralmente dal consolidato duetto composto da Davide Gangi e Alessandro Rossi.

Con Achille Alessi si parla dei due vitigni che danno vita all’unica DOCG Siciliana: Nero d’Avola e Frappato.

Il Nero d’Avola è ormai conosciutissimo in tutto il mondo ma, spesso, sottovalutato soprattutto nell’invecchiamento.

Il Frappatto è sempre stata considerata un’uva di difficile apprezzamento per la sua spiccata verticalità, ma con le moderne tecniche di vinificazione si è sviluppata una finezza da non trascurare.

I due vitigni, assieme, realizzano un’eleganza che stupisce positivamente il consumatore estero abituato, piuttosto, alla “potenza” dei vini siciliani. La DOCG Cerasuolo di Vittoria, cresciuta esponenzialmente negli anni, oggi vanta una produzione annua di 1 milione di bottiglie.

L’idea di istituire la DOC Sicilia è geniale. Pensandoci, legare la denominazione di una produzione viticola alla brandizzazione di un’isola conosciuta in tutto il mondo genera indubbiamente degli effetti comunicativi più che considerevoli.

Antonio Rallo ci spiega che il progetto nasce per sostenere il settore viticolo e dare lustro alla produzione enoica sicula.

La Regione può considerarsi un continente vitivinicolo, basti pensare che la superficie vitata è tre volte superiore a quella presente in Nuova Zelanda, equipara gli impianti presenti in Germania e Sud Africa ed è solo il 40% meno dei vigneti presenti in tutta l’Australia.

Con una distribuzione così vasta nel territorio, lo stesso principe Nero d’Avola assume diverse sfumature di vinificazione a seconda dei territori e zone di coltivazione.

La DOC Sicilia oggi vanta 461 imbottigliatori, 24.929 ettari vitati e oltre 8.354 viticoltori. Una vera e propria potenza!

La DOC Etna, invece, gode di 1.000 ettari di superficie riconosciuta dal disciplinare di produzione. I vitigni principi sono Nerello Mascalese e Carricante. Nel 2011 vi è stata una modifica al suddetto disciplinare che ha introdotto in denominazione anche le produzioni spumantistiche. Maurizio Lunetta ci racconta che il suolo vulcanico conferisce ai vini delle peculiarità che gli stessi vitigni non riescono ad esprimere in altre zone. È facile intuire che impianti viticoli di oltre 100 anni, addirittura pre-fillossera, concedono nel calice delle espressioni meravigliose.

Quanto costa un ettaro di vigna in DOC Etna? Tra 80.000 e 90.000 euro.

Bisogna dare lode alla Sicilia che ha dimostrato la capacità di “imporsi” nei mercati, comunicando un brand forte e solido. Ma allora perché si vuole importare il Primitivo?

I tre presidenti di consorzio tengono a rassicurare: “nessuno pensa che il Primitivo sia il futuro della Sicilia”. Gli impianti sono stati autorizzati da Agosto 2019 ma, ad oggi, non risulta nessuna barbatella messa a dimora.

L’autorizzazione all’impianto del vitigno nasce per pura sperimentazione, come già realizzato anche dal Ministero per diversi anni.

Anche gli impianti dei vitigni internazionali sono in netto calo. La Sicilia ha 70 vitigni autoctoni da valorizzare, non ambisce assolutamente al Primitivo che, tra l’altro, non può essere menzionato in etichetta.

Si parla anche dei diritti al reimpianto e del fatto che la Regione, sino al 2015, abbia visto migrare un importante volume di quote viticole in altre regioni, principalmente verso nord Italia.

Oggi, con il sistema di autorizzazioni gratuite di nuovo impianto in vigore dal 2016, la Sicilia si orienta verso delle produzioni di qualità. Le rese in campo sono state obbligatoriamente ridotte. La produzione annua è variata da 10 milioni di ettolitri a soli 4,5 milioni.

I vigneti migrati non sono una preoccupazione, erano produzioni di scarsa qualità. Oggi, con i nuovi impianti concessi gratuitamente nella misura dell’1% della superficie regionale, si ambisce ad alta qualità.

Sul finale ci si chiede: “perché un consumatore dovrebbe degustare e visitare la Sicilia?” Il popolo siculo è estremamente amichevole ed ospitale.

Visitare le bellezze architettoniche di Siracusa, il Barocco di Noto, i palazzi di Catania e Palermo mentre si degusta nel calice il “fuoco e lava” dell’Etna è qualcosa che fa bene al cuore!

La live integrale è disponibile sul nuovo portale della comunicazione del vino Vinoplay.com o su Facebook cliccando qui.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.