Live Vinoway: Cosa manca all’Italia per il mercato asiatico?

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Live n. 32! Tema: “La commercializzazione dei vini italiani in Asia” con Alessandro Mugnano, Keti Mazzi, Alessandro Rossi e Davide Gangi.
 
Il mercato dei vini asiatico è un’ambizione di numerosi produttori, indubbiamente complesso da decifrare per lingua e stili culturali.

Il periodo Covid-19 è stato affrontato con protocolli già consolidati per l’epidemia SARS avvenuta nel 2003. Possiamo quindi immaginare che l’intera popolazione, nettamente sovraffollata rispetto a quella italiana, fosse già “educata” alla prevenzione sanitaria.

Keti Mazzi e Alessandro Mugnano, rispettivamente in Asia dal 2011 e dal 2012, ci rivelano che il mercato asiatico varia a seconda delle zone interessate.
Alcune aree avevano dimestichezza solo con Chianti e Pinto Grigio altre, invece, hanno addirittura difficoltà ad identificare la geolocalizzazione dell’Italia rispetto all’Europa. Immaginiamo quanto possa essere difficile per la popolazione conoscere le sottozone delle denominazioni.

Hong Kong ha dimostrato una buona base di approccio ai vini stilisticamente simili alle produzioni di Bordeaux e Borgogna. Il resto dell’Asia, invece, ha dimostrato un approccio ai vini simile all’American style.

È facile intuire, quindi, che vini con tendenze morbide, strutturate, con importanti gradi alcolici e accentuati residui zuccherini incontrano facilmente il gusto orientale. Gran successo lo hanno dimostrato il Primitivo di Manduria e l’Amarone della Valpolicella.

I vini bianchi hanno un approccio diverso. Basti pensare che il semplice termine “vino” in Asia viene tradotto come “vino rosso”. La zona dell’Etna ha suscitato grande interesse da parte dei degustatori asiatici. Raccontare il territorio genera grande appeal, soprattutto se le aziende possono vantare una storicità decennale.

Il packaging assume un’importanza tale da influire addirittura per il 65% sugli acquisti. Spesso molti produttori generano etichette appositamente realizzate per il mercato orientale.

I vini biologici non sono ancora conosciuti nel generale mercato asiatico, quindi il sistema bio non rientra tra i valori aggiunti più comuni.

Il prezzo medio al consumatore finale varia tra i 18,00 e 20,00 euro per bottiglia. Considerando una tassazione importante del 48,7% possiamo ben immaginare che il prezzo di vendita dall’Italia sia attorno ai 3,50€/bott.

Ma non c’è da scoraggiarsi, il mercato asiatico sfuma verso prezzi di bottiglie anche importati. Le vecchie annate generano un interesse da non trascurare, sia per bianchi che per rossi.

L’età del consumatore medio varia tra i 24 e 33 anni. Vi è un netto incremento di cultura del vino grazie all’iscrizione presso scuole di sommellerie, soprattutto per le degustatrici di sesso femminile.

Vi è anche un incremento delle produzioni enoiche asiatiche, spesso seguite da enologi europei. È però ancora presto per definire uno stile di produzione orientale, anche perché il prodotto importato assume comunque un valore aggiunto per il consumatore.

Cosa manca all’Italia per il mercato asiatico? Fare gruppo, come già realizzato con la cantina sarda Argiolas con una programmazione, addirittura, decennale.

La live integrale è disponibile sul nuovo portale della comunicazione del vino Vinoplay.com o su Facebook cliccando qui.

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