Live Vinoway: Cominciamo anche noi a valorizzare i nostri autoctoni in rosa

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Live n.33 di Vinoway, si parla di vini rosati.

Gli ospiti del salotto di Vinoway e di Davide Gangi sono: Angelo Peretti, giornalista e direttore responsabile di InternetGourmet, Paolo Calì, produttore siciliano, Piernicola Leone de Castris, produttore pugliese, Valentina di Camillo, produttrice abruzzese e Alessandro Rossi, wine manager.

La diretta inizia con la visualizzazione del video realizzato agli inizi del lockdown da Vinoway e Acinus Wine Communication. Il suono e le immagini, le arti e le produzioni nazionali , i sorrisi e le emozioni, siamo fortemente fiduciosi e presto torneremo a tutto ciò che ha di meraviglioso l’Italia!

La primogenitura del vino rosato italiano va attribuita alla cantina Leone De Castris. L’azienda, esistente già da numerosi secoli, assume nome e forma nel 1925.

La prima etichetta di rosato Five Roses nasce nel 1943, verso il fine guerra. L’idea nasce dalla mente del nonno del dott. Piernicola Leone De Castris attraverso un confronto con i soldati americani. All’epoca le vetrerie erano tutte site al nord Italia, di difficile approvvigionamento considerato il periodo bellico.

La soluzione fu semplice: le prime bottiglie di Five Roses vennero commercializzate attraverso il riciclo delle bottiglie di birra degli alleati americani. Il nome, volutamente d’oltreoceano, raffigura i 5 petali dei 5 figli della storica famiglia De Castris.

Paolo Calì, dalla Sicilia, produce il suo primo rosato nel 2008. All’epoca la Sicilia non aveva grandi punti di riferimento di rosati importanti e, la stessa Leone De Castris, è stata un modello da seguire.

Il rosato nasce dal desiderio di ottenere qualcosa che si distinguesse dal mercato, così l’idea di produrlo da uve Frappato.

Valentina Di Camillo, affezionatissima al suo Cerasuolo d’Abruzzo DOCG, ci racconta del territorio collinare e della “durezza” che le stesse uve riportano poi al futuro vino nel calice.

Angelo Peretti ci parla delle tre tradizionali scuole di pensiero di vinificazione in rosa.

La prima appartiene al sud, con la fruizione dell’antico palmento, ovvero una cavità naturale in cui si faceva macerare il mosto per un periodo più o meno lungo. La seconda scuola di pensiero rosa deriva dal lago di Garda con il Chiaretto. Il colore tenue era di facile produzione in quanto non veniva utilizzato il torchio in vinificazione.

Infine lo storico Cerasuolo d’Abruzzo gode della terza scuola di pensiero enologica che proviene dal vino rosso della casa, “scarico di colore” e che assumeva tonalità simil ciliegia.

Oggi il vino rosa deve assumere un’identità ben precisa. Vi sono interi impianti viticoli che vengono realizzati esclusivamente per la produzione dei vini rosati. La produzione in rosa non può essere ancora considerata “un completamento di gamma” o una produzione proveniente da uve di scarsa qualità.

Le uve da dedicare al rosato necessitano di una giusta maturazione tecnologica e fenologica. Bisogna avere un’idea ben chiara di ciò che si vuol produrre e, come conferma Angelo Peretti, i grandi rosati sono in grado di essere anche più complessi con anni di affinamento. Necessitiamo di una nuova educazione all’approccio per i vini rosa. È opportuno che le associazioni di categoria stimolino i degustatori agli apprezzamenti dei vini rosa di qualità.

Si parla anche del neo Prosecco Rosè e del Pinot nero veniva già spumantizzato in Veneto dal 1980. Lo stesso Prosecco Rosè, se prodotto in qualità, farà da apripista per le bolle rosa italiane nei mercati esteri.

Si parla anche del Primitivo e del Nero di Troia vinificato in rosa. Il Primitivo negli scorsi anni non ha espresso grandi successi, dimostrando di essere un vino dalla “breve vita”. Oggi, però, con le moderne tecniche di vinificazione stiamo apprezzando gran bei rosati da uve Primitivo.

Il Nero di Troia ha grandissime potenzialità in rosato. Spesso, però, bisogna ammettere che numerose cantine della capitanata dovrebbero essere “più attente” nella vinificazione. Quest’ultimo pensiero è solo di stimolo per un’area che può realizzare grandi progetti sul Nero di Troia.

Nelle conclusioni: produrre vino rosato non è come produrre un vino “normale”. Nella bottiglia rosa si trasportano le proprie idee, come se fosse una propria creatura.

Negli anni ci aspettiamo di approcciarci a grandi verticali di rosati, come quella orgogliosamente promossa tre anni fa da Davide Gangi, a Taormina, con i Five Roses addirittura del 1973.

Un’indagine di un’importatrice ha dimostrato perché in America c’è un gran consumo di rosati francesi e non italiani. Semplice: i francesi bevono rosato, gli italiani molto poco! Cominciamo anche noi a valorizzare i nostri autoctoni in rosa!

La live integrale è disponibile sul nuovo portale della comunicazione del vino Vinoplay.com o su Facebook cliccando qui.
Ultima modifica ilMercoledì, 03 Giugno 2020 08:44

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