E se ripartissimo dalla scienza?

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Prepariamoci alla prossima pandemia. Non è una sciagurata profezia ma il succo dell'editoriale del direttore de "Le scienze" Marco Cattaneo pubblicato sul numero di maggio. È sostanzialmente quello che la comunità scientifica ci ripete da tempo.
 
Quegli stessi scienziati cui la politica oggi chiede a gran voce "certezze inconfutabili". Ora, solo ora, la scienza viene presa in considerazione. Solo adesso, dalla scienza si pretendono delle risposte. La stessa scienza e gli stessi scienziati che troppo spesso negli ultimi anni sono stati bistrattati e accusati, e la cui voce è stata messa in discussione da gente qualsiasi senza un briciolo di competenza in materia.
 
Ed è dalla scienza che dobbiamo ripartire, anche nel nostro mondo, quello del vino.
 
Il vino è uno dei pochi settori dove scienza e arte si incontrano in un connubio così stretto. Il vino è scienza che diventa poesia e aggrega le persone intorno ad una tavola. Quella piacevole convivialità che in questi tempi è stata incarnata da una parola con un suono vagamente fastidioso: assembramento. Quel piacere di stare insieme che sinora ci è stato vietato ma che alla sua ripartenza vedrà il vino come protagonista.

E se c'è una cosa che questo brutto incubo ci ha insegnato è che deve finire il tempo degli improvvisati. E noi enologi dobbiamo lavorare affinché succeda.
Noi che rappresentiamo l'emisfero razionale di questo meraviglioso mondo, noi che siamo i generatori di quella poesia.
 
In questi ultimi mesi il mio lavoro è stato diverso: ho viaggiato molto meno, ho assaggiato comunque tanto perché i campioni nei box di polistirolo hanno fatto i chilometri che la mia macchina ha risparmiato, ho avuto più tempo libero da impiegare lavorando senza frenesia, con più calma e forse anche con più attenzione. Nelle vigne, dove il tempo ha sempre un'altra velocità, ci sono andato spesso, e questo mi ha aiutato ad essere più lucido, più analitico. Ho studiato molto, tutte quelle cose che quando vado di corsa penso "devo prendermi un po' di tempo per approfondire, per sperimentare", ma quel tempo non lo trovo mai, perché le priorità cambiano di continuo e sono sempre dentro una giostra che non mi fa mai rifiatare; anche se questa frenesia in genere alimenta la mia energia dandomi l'illusione di essere forte. Questa volta però il tempo mi è arrivato addosso, e l'illusione è svanita.
 
In questi mesi il web è stato inondato da webinar di approfondimento. E' stata un'occasione per guardarci tutti insieme a distanza, togliendoci dal centro e imparando veramente ad ascoltare, mettendo da parte il nostro ego, nutrendolo per farlo diventare più forte, domani. Quel tempo libero che sembrava perso è risultato invece regalato. E lo abbiamo riempito. Riempito di sostanza, farcito di scienza.
Quando abbiamo cominciato ad avvertire la paura che per salvarci avremmo dovuto rinunciare per un po’ alla nostra libertà, in molti sbandieravano i soliti slogan del vivere ogni giorno come fosse l’ultimo. Io credo invece di aver imparato l’opposto: vivere pensando solo all’immediato è miope. Bisogna avere una visione più ampia, avere una gittata lunga, e per farlo è necessario essere competenti. Andare all’essenza del significato di impatto ambientale, del vivere in equilibrio su questa sfera. Senza stregonerie: in agricoltura come in medicina, in viticoltura come in enologia.
 
Alcuni giorni fa ho sentito dire al Professor Umberto Galimberti una frase che mi ha colpito: “L’arte diventa arte quando entra nel mercato”
 
Nel nostro mondo, siamo spesso protagonisti di diatribe circa lo stile di un vino: è territoriale o segue solamente il mercato? Come se una cosa escludesse necessariamente l’altra. Come se l’arte, espressione di un territorio, non dovesse mai incontrare il mercato. Invece no, un vino che sa esprimere un vitigno e una regione, magari con l’impronta stilistica del produttore, è un vino che entra nel mercato. È un vino anche più facile da comunicare; è arrosto e non solo fumo. È un’opera d’arte frutto di studio e lavoro, nato da scienza e competenza.
 
Da qui dobbiamo ripartire: dalla sostanza che genera la forma. È l’unico modo per creare opere d’arte durature nel tempo.
 
Quelle nate in modo diverso non sono impossibili ma rientrano nel novero delle botte di culo.
Ultima modifica ilGiovedì, 21 Maggio 2020 09:45

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