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La Chef Alessandra Civilla racconta con passione il Pastificio dei Campi

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Un cliente occasionale in un giorno eccezionale. In pieno agosto un giorno di pioggia. Una situazione fastidiosa, l’oste che capisce al volo ed elimina il disagio. Pino e Maria hanno conosciuto così Alessandro e Alessandra, Maitre e Chef dell’Alex di Lecce.
 
Si discute, si sorride si consolida un’amicizia e, nelle sinapsi che sanno sviluppare i neuroni attivi e gli umani intelligenti, si allarga il cerchio. Questo fu il principio e il seguito aiutò a scoprire che all’intelligenza si abbinava la cultura ed una grande carica umana. Mi dicono spesso che faccio il tifo per Alessandra Civilla come Chef. Verissimo. La trovo di rara abilità nel tenere insieme un grande rigore tecnico ed una visione fantastica che non deborda mai in iperbole di post avanguardismo o in esercizio stucchevolmente accademico. Il mio prologo per presentarvela per come è. Ho raccolto una sua nota scritta dopo un invito ricevuto da Giuseppe Di Martino e Giuseppe Guida. Mi perdonerà se uso sé stessa per un racconto che avrei dovuto fare io. Almeno mi risparmio gli apprezzamenti degli amici che mi bollano come “di parte”.

“Entri a visitare Pastificio dei Campi ti senti come varcar la porta del tempo, il profumo del grano e il calore delle celle ti trasporta nelle vecchie vie, quando le signore facevano essiccare la pasta al sole! È incredibile come la cultura pugliese e quella napoletana si somiglino. Mentre guardo il balletto delle orecchiette sul rullo di produzione, penso a quando, da bimba, guardavo fare orecchiette e maritati da tre donne speciali: mia mamma, mia nonna e mia zia! Ci sono cresciuta impastata dentro. A cena ieri ho conosciuto persone che condividono passioni comuni: buon cibo, buon bere, buona compagnia.

L’accoglienza di Giuseppe Di Martino e la mano di chef Peppe Guida ti fanno perdere la testa, come pochi! Giuseppe tiene la tavola e scandisce i nostri ricordi a suon di grandi champagne, Peppe ci zittisce piatto dopo piatto, perché lì dentro c’è tradizione e condivisione, e boccone dopo boccone, sorso dopo sorso, i due patron ti spingono a guardarti dentro e senza accorgercene, ognuno di noi ha sentito naturale raccontarsi. Tutti gli ospiti mi hanno “dato” qualcosa, squarci della loro esistenza.



Le occasioni per le grandi bottiglie e per i grandi piatti, le fanno le persone e non i calendari! Agli amici di sempre e a quelli nuovi! Agli amici che ogni giorno ci sono e a quelli che verranno. Le tavole imbandite, i sorrisi e gli sguardi scambiati vanno sempre festeggiati.

Gli occhi di Giuseppe, illuminati dalla gioia di far felici i suoi ospiti mi hanno fatta sentire a casa!  La giacca macchiata dello chef, che a fine cena si siede a tavola con te, ti fa venir voglia di abbracciarlo perché nel piatto ci ha messo l’amore che ancora prova nel macchiarsela quella giacca! Cucinando per qualcuno.
Nella devozione, lo spaghetto finale rigorosamente al pomodoro, c’è tutto: l’amore per il cibo, la voglia di condividerlo, l’amore di chi quella pasta e quei pomodori li produce, ma nella parola devozione c’è anche altro: il rispetto ed il trasporto verso chi mangerà, il rispetto per la materia prima e la cura nello sceglierla.

Rientro a Lecce un po’ di fretta, il lavoro mi aspetta.
Chi cucina per se stesso inevitabilmente si perde. Ed io non voglio farlo mai!

Mi auguro di non voler mai smettere di sporcarmi la giacca, m’illumina poter godere sempre dell’affetto di chi mi assaggia!

Alessandra Civilla, Gragnano: 27 Febbraio 2019.
Ultima modifica ilLunedì, 04 Marzo 2019 11:35

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