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Riccardo Cotarella a Vinoway:"E' scorretto speculare sull’aumento della produzione per ridurre il prezzo dei vini della vendemmia 2018"

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Dalle stime sulla produzione di vino e mosti italiani del 2018, pubblicati dalla Commissione Europea e confermati dall'Osservatorio UIV-ISMEA e Coldiretti, si è registrata quota 49,5 milioni di ettolitri.
 
In base a questi dati, pur avendo avuto una generosa vendemmia, si denuncia la riduzione delle quote dei vini che sembrerebbero far parte di logiche speculative, quindi dannose per l'intero comparto.

A riguardo ho voluto affrontare l'argomento con il Dott. Riccardo Cotarella tra i più grandi enologi d’Italia e personalità di spicco nel panorama enoico mondiale, alla guida di Assoenologi, Presidente della Union Internationale des Oenologues e consulente di molte aziende vitivinicole italiane, anche sui cosiddetti vini naturali.

Tra i tanti riconoscimenti ricevuti nel corso della sua carriera, lo scorso agosto ho avuto il piacere di consegnargli il prestigioso “Premio Terre del Negroamaro 2018”, manifestazione arrivata alla sua decima edizione, a Guagnano (LE).



Dott. Cotarella, secondo Coldiretti la vendemmia 2018 è andata molto bene e al di sopra delle previsioni, c’è stato un aumento del 16% rispetto al 2017. Per quanto riguarda la qualità dei vini cosa ci dobbiamo aspettare?
Per quanto riguarda la quantità, secondo i rilevamenti fatti dai nostri 4.000 soci, la percentuale di aumento rispetto al 2017 risulta più alta circa 22-23%. E’ da sottolineare che questo importante incremento va a coprire il calo di produzione della vendemmia 2017.  Questo trend ci dà entusiasmo e convinzione che le strade che stiamo percorrendo per la ricerca della qualità dei nostri vini, opera questa che vede in prima linea noi enologi, sia quella giusta per dare un futuro al vino italiano e a tutto il suo immenso comparto.

Ottimo anche l’aumento del 4,5% degli acquisti di vini e spumanti nel primo semestre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017, come si spiega la riduzione delle quotazioni dei vini all’origine?
Riteniamo pertanto non solo inopportuno, ma scorretto che alcuni operatori del mercato vitivinicolo speculino sull’aumento della produzione al fine di ridurre il prezzo dei vini della vendemmia 2018. Non è la prima volta che succede, probabilmente non sarà neppure l’ultima, ma Assoenologi sarà sempre in prima fila per comunicare la verità a salvaguardia specialmente dell’interesse dei produttori.

Secondo una sua analisi, la produzione di spumanti in Italia nelle zone areali non “storiche” può avere uno sviluppo importante?
Mi ritengo uno dei pionieri che non hanno mai voluto accettare la regola che, grandi spumanti Metodo Classico o Martinotti, potessero nascere in zone collinari o montane e con i soli vitigni Pinot Nero e Chardonnay. Ho dedicato anni alla sperimentazione di uve autoctone nate in areali non “storiche” e posso affermare con assoluta certezza che oggi tutta l’Italia, dal Piemonte alla Sicilia, può produrre dei grandi spumanti che esprimono una trasversalità sensoriale unica al mondo riguardante le uve di origine e territori. Alcuni esempi che possono chiarire dubbi, ammesso e non concesso che oggi esistano, a tutti coloro che inizialmente hanno osteggiato questo percorso: mi riferisco in particolar modo alla Ribolla Gialla, eccezionale quella di Collavini, al Negroamaro salentino, eccezionali i suoi rosati, al Nerello Mascalese dell’Etna, al Vermentino Umbro Toscano, al Verdicchio marchigiano, al Montonico, alla Cococciola, al Pecorino e alla Passerina abruzzesi etc.

Cosa dovrebbe fare o non fare un produttore che si avvicina per la prima volta a questa tipologia?
In poche parole applicare la scienza conoscitiva per la vocazione dei terreni, il percorso produttivo dell’uva, la vinificazione e l’invecchiamento. In parole semplici, affidarsi ad un enologo.

Cosa pensa dei cosiddetti vini “naturali”?
Premetto e affermo con forza che ritengo impropria, fuori luogo e perlopiù motivata da escamotage commerciali, questa definizione. Ammesso e non concesso che si possa utilizzare la parola “naturale”, questo implica anche un suo contrario, vale a dire vino “innaturale” e non c’è niente di più inopportuno e lontano anni luce dalla verità. Comprendo, anche se non giustifico, che il termine possa “inizialmente” aiutare alcuni produttori, magari dando qualche illusione, io affermo con forza che laddove si produce vino partendo dall’uva, seguendo un percorso che sia tassativamente rispettoso delle leggi che regolano la produzione di vino e nel rispetto anche della sostenibilità ambientale, della salute del consumatore, tutti i vini si devono ritenere naturali, anche quelli che alla degustazione visiva, olfattiva e gustativa, presentano evidenti difetti.
Ultima modifica ilMartedì, 06 Novembre 2018 10:36

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