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Azienda Rivera, Carlo de Corato a Vinoway:"In Puglia stiamo riuscendo a fare squadra"

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La Rivera è una storica azienda pugliese fondata ad Andria (BAT) negli anni '40 da Sebastiano de Corato, con l'obiettivo di diffondere nel mondo la qualità della vitivinicoltura della zona circostante, ovvero Castel del Monte.
 
L'azienda, con i suoi 75 ettari di vigneti di proprietà, oggi è considerata tra le più importanti d'Italia grazie ad eccellenti prodotti, da menzionare il Puer Apulie Castel del Monte Nero di Troia Riserva Riserva Docg, 100% Nero di Troia  ottenuto da un clone quasi dimenticato selezionato nel vigneto Tafuri.



Il Cappellaccio 100% Aglianico Riserva coltivato nell’areale di Castel Monte, il Falcone Rosso Riserva Docg Castel del Monte ottenuto dal 70% Nero di Troia e 30% altri vitigni autoctoni.



La Rivera non è famosa solo per la produzione di vini rossi ma anche per il suo ottimo rosato Pungirosa ottenuto da Bombino Nero  e per il suo 100% Chardonnay Lama dei Corvi che sosta 9 mesi in barrique nuove di rovere francese e 6 mesi in bottiglia.





Tutta la gamma dei vini dell’azienda vantano un notevole rapporto qualità-prezzo.

Quasi introvabile la strepitosa annata 2000 del Puer Apulie, annata 2000 e la 1974 de Il Falcone, per non parlare della Rivera Stravecchio del 1950. Pezzi unici da collezionare e che fanno onore alla Puglia e all’Italia vitivinicola.

Con l’ingresso in azienda di Sebastiano e Marco, figli di Carlo e nipoti del fondatore, la Rivera continua la sua attività giorno dopo giorno con impegno nella produzione di vini che esprimono tutto il carattere offerto dal territorio e dai suoi vitigni.

Ho incontrato per voi il Presidente Carlo De Corato.

L'azienda Rivera ha dato grande lustro alla Puglia a livello regionale, nazionale ed internazionale. Quale valore aggiunto ha dato al nostro territorio?
Il valore aggiunto è stato il fatto di aver smentito la cattiva reputazione che avevano i vini pugliesi conosciuti in passato solo come vini “da taglio” e questo  vale non  solo per la nostra azienda  ma per tutte quelle che negli anni ‘50 iniziarono a produrre nel territorio. E’ stata un'operazione che è durata qualche decennio ed è costata grandi sacrifici alle aziende, eravamo solo in quattro e non si riusciva a fare gruppo. Negli anni ‘80-90 poi le cose cambiarono grazie alla compattezza dei produttori pugliesi, che penso che debba essere sempre più incentivata e rafforzata lasciando da parte le invidie tra colleghi. Oggi in Puglia abbiamo delle persone che stanno cercando di presentare delle squadre di produttori per formarsi sul mercato.

L’areale Castel del Monte è tra le più vocate per la produzione del Nero di Troia e non solo.  L’azienda si trova avvantaggiata sotto questo profilo o è l'azienda che fa in modo di valorizzare sempre di più questo vitigno autoctono?
La Puglia la possiamo dividere in due zone per le differenze climatiche di terreno: Salento e Nord Puglia. Il Salento ha le sue varietà, il Primitivo ha bucce molto sottili e solo in annate in cui il clima è accondiscendente si fanno ottimi prodotti ma se capitano piogge eccessive si va in crisi. Nel Nord della Puglia prevale il Nero di Troia che è tardivo ma può avere problemi perché in annate piovose può posticipare la maturazione con il pericolo di non portare in cantina delle uve perfette. Con un'uva come il Nero di Troia forse è più difficile creare un vino facile da bere ma il nostro obiettivo è quello di “addomesticarlo” per far sì che sia “facile” come un Primitivo. Il nostro compito non è semplice ma stiamo lavorando bene anche dal punto di vista viticolo perchè stiamo cercando di selezionare dei cloni che ci porteranno a questo risultato.

Ricordo che, durante una degustazione dei suoi vini, lei disse che le produzioni degli anni scorsi  hanno molta più longevità di quelle che vengono prodotte adesso. E’ proprio così?
Lo affermavo perché i vini che si producevano prima non avevano il supporto della tecnologia e comunque noi li possiamo bere anche a distanza di 30-40 anni, come accade oggi. Solo il tempo ci potrà dire come sarà un vino prodotto con tutte le agevolazioni moderne.

Voi siete anche dei bravissimi produttori di Fiano e vino passito. Il Fiano ha avuto un'evoluzione importante, sta diventando un vitigno di riferimento anche in Puglia?
Col Fiano siamo ancora in fase di miglioramento in quanto queste varietà hanno determinate caratteristiche peculiari e bisogna lavorare molto per valorizzarle al massimo, sia nel vigneto, quindi dosando le quantità di produzione per ettaro, sia in cantina con una vinificazione appropriata. Queste sono cose che i nostri tecnici devono sperimentare ma ho constatato che negli ultimi 2-3 anni abbiamo migliorato la qualità, infatti l'ultima annata di Fiano è migliore delle precedenti.

Le faccio una domanda provocatoria... Il Nero di Troia ha ottenuto la DOCG nella zona del Castel del Monte a differenza del Tavoliere. Si riscontrano  delle reali differenze o ci si potrebbe confondere?
E' difficile confondere il Nero di Troia della Murgia e quello del Tavoliere perchè molto dipende dalla mano del tecnico. Non è da molti anni che in quelle zone ci sono produttori che si sono impegnati veramente e c'è qualcuno che sta ottenendo ottimi prodotti. Forse c’è un po' di concorrenza tra le due zone, perché quella di Castel del Monte vanta più esperienza, ma io penso che dobbiamo preoccuparci di affermare il Nero di Troia da qualunque parte esso provenga.

Se lei  dovesse dare un consiglio ad un giovanissimo produttore che si sta avvicinando al settore, che cosa gli consiglierebbe?
Innanzi tutto tanta pazienza perché oggi diventa sempre più difficile affacciarsi a questo settore per via della maggiore concorrenza e poi  di non aspettarsi risultati immediati, ma procedere piano per consolidarsi lentamente. Si deve essere bravi a gestire bene i vigneti e sforzarsi affinchè in Puglia ci sia una maggiore attenzione da parte dei Consorzi, della Regione e della ricerca scientifica.

La Puglia anche dal punto di vista della spumantistica sta cominciando ad ottenere prodotti di   qualità, ma c'è ancora tanto da fare. L'azienda Rivera non ha ancora pensato a spumantizzare?
Ci stiamo pensando perchè la spumantizzazione richiede un forte investimento, in alcuni casi anche delle separazioni degli ambienti in cui si vinifica. Fondamentalmente ci chiediamo quante migliaia di bottiglie si potrebbero vendere e se investire solo in Puglia o anche in altri mercati dove sono consolidati spumanti da tanti anni. Naturalmente se dovessimo uscire con un prodotto spumante deve essere di qualità.

Il mercato oggi sta richiedendo il cosiddetto vino “naturale”, cosa pensa  di questa tendenza?
Sento parlare di strane richieste di mercato, di vini naturali... quelle sono cose a cui io non credo, anche se ci sono produttori che pur di vendere 10 bottiglie ti farebbero qualsiasi cosa. La tecnica non si può trascurare completamente, ma non si può neanche abusarne col rischio di snaturare quello che il terreno ci dà. Bisogna rimanere su prodotti seri che dimostrino l'impegno e la mano dell’uomo.

Cosa vuole che le auguri?
Che l'azienda vada avanti e che i miei figli siano in grado di mandarla avanti, gestirla e svilupparla ma non solo per i vini Rivera ma per tutti i vini pugliesi. Dobbiamo cercare sempre di fare prodotti che siano di qualità.
Ultima modifica ilMartedì, 04 Dicembre 2018 16:20

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