Log in

Intervista a Mauro Felicori: E’ l’anno di Sannio Falanghina Capitale europea del vino

Letto 870 Email
E’ l’anno di Sannio Falanghina Capitale europea del vino. Le realtà di Castelvenere, Guardia Sanframondi (Capofila), Sant'Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso in provincia di Benevento  - in rete per la candidatura del territorio 'SannioFalanghina - hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento assegnato da Recevin, la Rete comunitaria delle 800 Città del Vino.

Il concorso, unico nel suo genere,   si pone l'obiettivo di mettere in risalto l'influenza della cultura enologica ed enoturistica nella società, nel paesaggio, nell'economia, nella gastronomia e nel patrimonio e il suo valore per l'Unione Europea. Nel 2019 sono circa 120 gli eventi, tra degustazioni, convegni, concerti, corsi di formazione, previsti nel Sannio e non solo.

Ne parliamo con Mauro Felicori, il manager bolognese ex Direttore della Reggia di Caserta ed ora commissario della prestigiosa Fondazione Ravello oltre che neodirigente dell’unità operativa di Ago Modena Fabbriche Culturali, ma anche a disposizione di Sannio Falanghina in questo anno per contribuire a creare l’immagine della manifestazione della Città europea del Vino  su invito del Sindaco di Guardia Sanframondi Floriano Panza. L’occasione è ghiotta anche per testare la sua opinione sul movimento del vino in Campania e  le possibilità per l’enoturismo.

Dott. Felicori, sin dal suo insediamento alla Reggia di Caserta lei si è fatto promotore del binomio indissolubile Monumenti-enogastronomia per comunicare il territorio, c’entra tanto proprio il vino.
Tengo sempre molto a questo incontro che serve per comunicare meglio il sistema turistico dei territori; dalla idea, sposata dai vertici del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana dop,  di  localizzare la loro sede all’interno delle Cavallerizze della Reggia al bando per la ricostruzione della vigna del ventaglio.  Al centro del bosco di San Silvestro sopra il parco reale  c’è un’area di un paio di ettari dove i Borbone avevano i vigneti del Regno delle Due Sicilie, in primis il prediletto Pallagrello. Per non parlare del marchio Reggia concesso a produzioni tipiche agroalimentari di qualità, il liquore Amarè con le erbe del parco, i cioccolatini dedicati alle regine ed altri ancora. Per non parlare di eventi che hanno valorizzato quella che era la “tavola dei borboni”.  Molti sono stati i patti d’area con gli enti locali in cui valorizzazione dei beni culturali insieme al  cibo e al vino locali sono stati il perno di una programmazione territoriale, in Terra di lavoro ma anche Irpinia e Sannio, in modo particolare con i comuni poi protagonisti della esperienza di Sannio Falanghina 2019.

Quindi Sannio Falanghina, questo territorio è pronto per l’enoturismo a livello nazionale?
Direi proprio di si, ci sono cantine di elevata qualità che sanno accogliere, anche in più lingue, pensiamo a La Guardiense ma non solo. Guardia Sanframondi  e i comuni di Sannio Falanghina hanno  beni culturali, arte, buon cibo,  bella natura e, aggiungo, bella gente,  per accogliere in tutte le stagioni enoturisti attenti e consapevoli. L’occasione di Città Europea del vino non va sprecata per il turismo delle aree interne, non solo per i comuni protagonisti. La Campania tutta aiuti gli eventi di Sannio Falanghina; questa regione cresce sempre di più se, nei vari territori, ognuno si preoccupa anche della crescita del proprio vicino. Certo c’è ancora da fare, in primis la banda larga; è una zona che già accoglie come residenti tanti stranieri, non solo pensionati come al primo impatto si possa credere,  ma anche in piena attività lavorativa e che scelgono il Sannio per “benvivere”, ma non è possibile non avere connessioni come nel resto d’Europa. In Campania, soprattutto nelle aree interne c’è bisogno di selezionare meglio gli eventi, alcuni splendidi, che vanno maggiormente comunicati nel Nord Italia e all’estero, il marchio europeo Sannio Falanghina, ad esempio, dovrà essere portato a Dusseldorf e Milano, non restare nei confini regionali, in questo senso ho accettato di dare il mio contributo.


Ora come commissario della Fondazione Ravello, in cui sta lavorando per il prossimo festival estivo, si trova immerso in un’altra prestigiosa denominazione, la Costa d’Amalfi Doc, ha già avuto l’occasione di incontrare questo mondo?
Sono vini straordinari e unici, veicoli pregiatissimi per comunicare ulteriormente questa splendida terra e che conosco da tempo; in queste settimane vedrò anche di visitare delle cantine che, per il l’areale in cui sono, hanno caratteristiche uniche al mondo. Alla Fondazione ho trovato già intense collaborazioni tra il Festival e cantine come quella di Marisa Cuomo, ne svilupperemo e valorizzeremo molte altre. Questo è un territorio molto celebre ma dove c’è tanto da fare ancora in chiave di destagionalizzazione, puntando proprio su enogastronomia,  trekking, moltiplicazione delle esperienze  culturali.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.