Lo stile del vino: ma cosa significa questo termine?

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Da qualche tempo si sente parlare di stili di vino: ma cos’è e cosa significa questo termine che non appare nei glossari delle numerose associazioni di sommellerie?
 
E’ opinione comune che lo stile sia mutevole nel tempo e nel luogo ed abbia bisogno in primis della materia prima, poi del pensiero, del lessico, degli strumenti e dell’artista. Esso può mancare o essere ridondante.

Lo stile è riconoscibilità e costanza di aspetti, è fatto di piccoli particolari attraverso i quali è possibile emettere un giudizio sia sul soggetto che sull’oggetto, è un particolare modo di esprimersi e può essere: musicale, pittorico, sartoriale, architettonico e così via.

In letteratura gli stili sono molteplici, molto ben catalogati e spiegati dai vari vocabolari,  vale per la pittura,  per la musica e per le arti in generale. Sicuramente è un modo individuale di esprimersi, per cui in musica esistono i vari stili secondo gli autori, gli esecutori e le scuole di riferimento.

Ognuno di questi ha i suoi parametri fondamentali e i suoi descrittori specifici. Nell’antiquariato lo stile, per esempio, permette di individuare le epoche e le mode. Come si può notare ci sono tante definizioni e spiegazioni di cosa possa essere lo stile ma nessuna di queste riguarda il mondo del vino e le sensazioni gustative.

Eppure fior di comunicatori, esperti di vino e di assaggiatori lo citano senza darne una specifica definizione. Lo stile comunque è “manipolazione” della materia prima da parte dell’uomo.

Ora una domanda sorge spontanea: lo stile può riguardare una sostanza liquida pur dotata di un flaveur accattivante?

Il vino, come un quadro o una sinfonia, è il prodotto finale di un artista. La materia da trasformare e manipolare dipende dal tipo di artista: per lo scultore è il marmo e lo strumento è lo scalpello, per i pittori sono i colori da spandere sulla tela e il pennello.  Per il viticoltore la materia prima è l’uva e gli strumenti adoperati sono molto di più di quelli di un qualunque artista. L’uva che a differenza del marmo è una materia dotata di vita propria, è soggetta a deterioramento quasi immediato.

La sua bontà dipende sia dalla natura che la nutre attraverso il suolo e il microclima, sia dalla mano dell’uomo, il quale con buone pratiche agricole ovvero potatura, trattamenti e concimazioni la fa crescere sana per poi poterla lavorare meglio in cantina. Per lavorare la materia si ha bisogno di strumenti e il viticoltore ne ha a disposizione molteplici. Essi possono essere di natura fisica, chimica e tecnologica, primo tra tutti  il modo di raccoglierla a mano o a macchina, poi quella di vinificarla e infine quelli che permettono di allevare, maturare e affinare il suo succo. Certo se si affidasse alla semplice natura, lui non avrebbe nessun merito stilistico e il prodotto sarebbe sempre diverso perchè affidato al caso. Potrebbe essere buono, come non potrebbe esserlo e quindi non sarebbe riconoscibile né identificabile. Da queste considerazioni e dall’amor proprio del viticoltore sorge la necessità egoistica di dare un’ impronta al suo prodotto e ciò lo spinge ad emulare gli artisti.

Spesso però, non è solo per amor proprio. La necessità di “manipolare” il prodotto invece, può essere determinato dal mercato e dalle mode alle quali anche il mondo del vino si deve adeguare. Tutte queste operazioni sono finalizzate all’ottenimento di un prodotto finito di ottima qualità. Il vino si riconosce dai tratti identitari che il cru genera, ma è da come si trattano le caratteristiche gustative che viene fuori lo stile.

Il vino “fanciullo” viene assaggiato numerose volte nell’arco di qualche mese (degustazioni di cantina) e, ove ce ne fosse bisogno, corretto per avere le caratteristiche visive e gustative che il produttore vuole evidenziare.

Lo stile riguarda tutte le categorie di vino: bianco, rosso, rosato, dolce, liquoroso e spumante, si comincia a delineare quando, ottenuto il prodotto base, si opera per avere quelle che sono le caratteristiche principali che il viticoltore o l’enologo artista vuole creare ed evidenziare. Una volta effettuate tutte le eventuali correzioni si comincia ad operare come fa il sarto, facendo uno o più tagli tra vini diversi, in percentuali diverse e all’occorrenza anche di annate diverse,  caratterizzando lo stile della cantina. Infine si procede alla degustazione dei campioni e si sceglie quello che ha soddisfatto tutti.

Lo stile nel vino è tutto, meno che statico, in quanto, la natura non dà sempre lo stesso prodotto, ma, attraverso l’uso sapiente del taglio si riesce a mantenere una costanza di creazione tale da riconoscere il sarto e in questo caso anche il produttore.

Ogni epoca ha elaborato delle mode e quindi degli stili: siamo passati dai vini bianchi dal colore bianco carta a quelli orange, dai rossi troppo austeri, ai vini “piacioni”, dai vini di medio corpo per arrivare ai vini troppo alcolici dei nostri giorni. Lo scopo delle aziende a differenza degli artisti è quello di vendere e non di passare alla storia. E per vendere bisogna dare ai clienti un prodotto che piace, poi il resto sono chiacchiere.

Allora cos’è lo stile? Lo stile come si è visto è manipolazione della materia vino finalizzata a gratificare il produttore, l’enologo e il cliente, adeguandosi alle mode e soprattutto far identificare il prodotto per farlo ricordare, in fondo in fondo si identifica con il brand e il brand crea il posizionamento nel mercato.
Non basta avere la stessa materia prima e gli stessi strumenti per fare un’opera d’arte.

Un produttore crea un suo stile quando, pur trattando l’uva di uno stesso territorio, riesce a creare un vino che si differenzia dagli altri per una particolare caratteristica gustolfattiva che sia riconoscibile e costante nel tempo e nel luogo.



La caratteristica può riguardare il profumo, il sapore, la struttura, l’equilibrio, l’armonia e soprattutto la persistenza gustolfattiva e la tenacità del flaveur.

Per finire un’ultima considerazione, tutte le volte che si parla di stile si è ucciso il territorio. Ma questa è un’altra storia.

Come diceva Gabrielle Coco Chanel a cui faceva eco YSL "La moda passa, lo stile mai".

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