Vinoway Wine Selection 2019: due giornate che ricorderemo

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Un appuntamento ormai consolidato, quello della Vinoway Wine Selection, che con l’edizione 2019, durante le giornate del 7 e 8 Maggio, ha segnato ancora una volta un grande successo con la sua rassegna di vini tra le migliori produzioni enologiche italiane.

La manifestazione ha avuto luogo, così come le precedenti edizioni, in un'area di stupefacente bellezza, nel mezzo di una natura estremamente accogliente, tra distese di ulivi, vigneti, prati verdeggianti e coloratissime armonie floreali, presso il cinquecentesco maniero di Castello Monaci, nota cantina e struttura recettiva, tra Salice Salentino e San Pancrazio Salentino. L’elegante un'atmosfera regalata dalle scelte di gusto e di stile dell’evento, hanno reso imperdibile questo appuntamento per produttori, giornalisti ed addetti ai lavori.

Organizzato dall'associazione Vinoway Italia ed ideato da Davide Gangi editor di Vinoway.com, con il patrocinio dell'Assessorato all'Agricoltura della Regione Puglia ha visto puntare l'attenzione su ben 200 etichette tra vini rossi, rosati e bianchi  provenienti da Sardegna, Sicilia, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Molise, Piemonte, Trentino Alto Adige, Veneto e Puglia, insieme ai loro produttori riuniti in una manifestazione dal carattere nel contempo convegnistico e conviviale.

Le etichette presenti, patrimonio  del ricchissimo panorama enoico italiano, sono state selezionate dagli autori e degustatori di Vinoway.com. Le aziende presenti sono state scelte  poiché rappresentative di quello che è un percorso di qualità all'interno delle produzioni  italiane locali, che si affacciano ai nuovi mercati, cercando di dare visibilità anche ad aziende assolutamente giovani o a carattere prevalentemente familiare, ma di pregio, che hanno proposto prodotti interessanti.

La manifestazione è stata scandita in più tempi, con un primo momento, la serata del 7,  dedicato alla Cena di Gala per addetti ai lavori e durante la quale sono stati premiati i vini che hanno ottenuto le migliori referenze e agli enologi ed operatori che si sono distinti per il loro percorso.



La conduzione e consegna dei premi è stata affidata alla giornalista Barbara Politi che ha affiancato Davide Gangi, mentre il grande schermo alle loro spalle rendeva onore ai premiati. Intanto gli argenti della sala si riempivano di luce del riverbero dei caminetti accesi ed un’atmosfera romantica si diffodeva tra i tavoli, imbanditi per un menù a più mani, dall’antipasto al dolce, quattro grandi chef: Emanuele Frisenda, Antonio Fanizzi, Alessandra Civilla, Teresa Galeone. Ogni portata accompagnata dai grandi vini dell’Azienda Castello Monaci. E poi fiori bianchi e candele con la loro fiammella ad accendere le emozioni insieme alla suadente musica del sax.

La mattinata del giorno 8, dopo l'accoglienza degli ospiti, è stata dedicata alla conferenza apertasi intorno alle ore 10,30  alla quale hanno preso parte tutti i produttori presenti, insieme a giornalisti ed addetti ai lavori, oltre ad un pubblico di enoappassionati. Il convegno ha dipanato temi molto attuali partendo da questi due quesiti “Come è cambiata la comunicazione del vino nell’era del social media network?” e “Il global warming può cambiare la viticoltura e mettere in pericolo le nostre autoctonie?”

Il dibattito si è aperto con i saluti a tutti i presenti, ma soprattutto ai produttori che  hanno creduto nel progetto di Vinoway, quindi la parola è stata data agli addetti ai lavori, evolvendosi attraverso un talk show in cui di volta in volta gli attanti si sono accomodati  nel salotto, esponendo la propria posizione, opportunamente guidati dallo stesso Davide Gangi, sapiente moderatore del convegno. Presenti molti protagonisti del mondo enoico e della comunicazione, tra questi, gli stessi che hanno ricevuto il premio Vinoway. Tra gli intervenuti che hanno parlato del ruolo della comunicazione nel mondo del vino, Gioacchino Bonsignore, Daniele Galler, Pasquale Porcelli, Antonio Tomacelli, Adolfo Scuotto.



Il dibattito ha messo in luce come Internet abbia cambiato il mondo della veicolazione del prodotto enoico, in quanto capace dii raggiungere iI consumatore in modo diretto, immediato, mettendo in atto anche dinamiche involontarie di ricerca. Si pensi al turista a caccia di informazioi sul territorio e come le stesse possano veicolarlo verso le produzioni di vino ad esso connesse. I blog e i gruppi di riferimento attirano l'attenzione di enoappassionati creando a volte, una folla di pareri e suggerimenti, in cui è necessario mettere “ordine”, questa la finalità del Gruppo Facebook Sommelier:appunti di degustazione, che per tale motivazione ha ricevuto il Premio per la Comunicazione di Vinoway. Oppure, come l’editor di Intravino definisce la sua rivista online, un “anticorpo” nella giungla di idee sul vino e sui modi di produrlo, in quanto il vino può essere definito, nei suoi percorsi di lavorazione, alla stregua di un alimento legato ad un’etica intrinseca. Il produttore deve confrontarsi con la natura e scegliere I sistemi produttivi in grado di fronteggiare adattamenti climatici e necessità di buona qualità, oltre a doversi affidare a canali di comunicazione affidabili ed efficaci. Chi comunica il vino, dovrebbe farlo non seguendo una logica di opportunismo economico, ma quello dell’onestà intellettuale ed affidarsi alla propria capacità di giudizio, trasferire informazioni in modo semplice ed efficace e non lasciarsi influenzare da logiche di mercato. Il web pullula di wine writers, molti scrivono per il puro piacere di interagire col pubblico, ma quello che emerge dalle parole del giornalista Pasquale Porcelli, è che tuttora le riviste cartacee si pongono con maggiore autorevolezza rispetto a questi temi.

Il vino, tradizionalmente associato al consumo di alcool, ha sempre avuto poco spazio nelle televisioni, ma sembrebbe che finalmente attraverso la comunicazione del web abbia trovato uno sdoganamento ed un luogo in cui tutto si muove con maggiore semplicità. I produttori, consapevoli di ciò, si affidano alla comunicazione online, certi di un percorso di successo, in quanto, quello che conta è lo story telling, capace di raggiungere il consumatore. Il vino ha sempre delle radici culturali, una tradizione da rispettare, un territorio da raccontare, ed è su questo che bisogna condurre la comunicazione, poichè un tempo ci si affidava  essenzialmentealle guide, ma ora i winelovers cercano informazioni capaci di raccontare l’anima di un vino attravero la storia della famiglia, dei luoghi  e delle tradizioni aziendali.

I primi a raccontare il vino sono stati Mario Soldati ed Umberto Veronelli, da allora il mondo della comunicazione, passando attraverso la rete, si è trasformato, diventando meno elitario, consentendo a tutti di parlarne e di approcciarsi alla sua narrazione, sebbene, per le aziende il modo migliore per comunicarlo rimanga sempre e comunque  attraverso  l’assaggio di un buon calice.

Vinoway, palestra di idee, ha poi dato respiro al secondo quesito del convegno, di natura più agronomica e tecnica, passando la parola ad enologi come Massimo Tripaldi, Marco Mascellani, che ha ricevuto il Premio Vinoway come Miglior Giovane Enologo Italiano, Lino Carparelli, Christian Scrinzi, Umberto Trombelli, che ha anche ricevuto il premio Vinoway come miglior Enologo Italiano e il giovane produttore bellunese, Vice Presidente Giovani Coldiretti Belluno Alex Limana,



Gli elementi emersi, riportano alla necessità dell’affermazione di una nuova strategia di sviluppo, improntata al criterio della sostenibilità, per una gestione consapevole dell'ecosistema in un momento di cambiamenti climatici, che impongono nuove linee di condotta. La viticoltura è fortemente coinvolta dall’impatto che il global warming può comportare su rese e qualità, in quanto una metereologia sempre più estrema mette a dura prova le produzioni. Il nostro territorio, tuttavia , trova nella sua ampia biodiversità, con oltre cinquecento vitigni diversi, una fonte di ricchezza per affrontare le difficoltà che arrivano dai cambiamenti climatici. Quella degli autoctoni, una caratterizzazione tipica italiana, un tempo poco apprezzata, ma oggi vista come nuova opportunità. Ma lo stravolgimento dei fenomeni atmosferici, con la relativa massimizzazione degli eventi atmosferici, rischia di cambiare anche il profilo di queste uve, in quanto i tempi di maturazione rischiano di stravolgere anche il profilo aromatico, la carica fenolica subisce cambiamenti. La personalità delle uve e conseguentemente quella dei vini sta cambiando. Non è solo un fatto di mode dettate dai consumi, ma la diffusione di vini che vanno verso una maggiore morbidezza, è il risultato di temperature sempre più elevate. Far fronte a queste emergenze diventa difficile, sebbene al momento ci sia già un cambiamento delle aree vitate con uno postamento sempre più a nord, oppure in zone di maggior altitudine, col rischio di smarrire il concetto di appartenenza ad un’area specifica e quindi la perdita di autoctonia territoriale. Nuove strategie per nuove emergenze vedono come risposta anche l’impianto di cloni con caratteristiche di maggiore adattabilità e il ricorso a barbatelle selvatiche.

Si va incontro ad uno stravolgimento ed adattamento delle pratiche agricole anche nell’ambito del biologico, dove una intensificazione di trattamenti col rame, metallo pesante, può rivelarsi dannosa. Questo dibattito non ha esaurito le domande e i temi, ma ha aperto nuove strade per avviarsi versoun ulteriore approfondimento delle problematiche di un nuovo modo di intendere la viticoltura.

Il salotto di conversazione si è poi spostato dal convegno al Brunch. Un buffet allestito come nella migliore tradizione di Castello Monaci, con tavoli disposti nel magnifico giardino, sotto un pergolato che lasciava filtrare leggermente i gradevolissimi raggi di sole che, questa primavera un po' pigra, stenta a regalarci. Il luogo, finemente arredato, con tovagliato bianco e candide rose al centrotavola, era predisposto per un servizio sefservice, con varietà di scelta, tra piatti di salumi e formaggi, di pesce arrosto, carni grigliate, sformati di verdure, primi piatti e pietanze della tradizione pugliese, insieme a focacce, dolci e frutta con spiccati accostamenti di colori. Le portate sono state accompagnate dalla selezione dei vini della medesima cantina. Un’esperienza di gusto, conclusa nelle prime ore del pomeriggio.



La seconda parte della giornata si è aperta con la Masterclass di vini bianchi e rossi, tutti  con un profilo di rilievo tra quelli che hanno raggiunto un punteggio pari o superiore ai 93/100 e premiati durante la serata precedente, creando  un ventaglio di possibilità di approfondimento gusto olfattivo di rilievo. Davide Gangi ha dedicato spazio ai produttori presenti, per esplicitare sia il valore dei vini che il percorso delle scelte aziendali. Ogni vino è stato presentato dal produttore o dall’enologo dell’azienda, mentre i giornalisti esperti Jenny Viant Gomez e Pasquale Porcelli hanno commentato i singoli assaggi.



A pomeriggio inoltrato sono stati aperti i banchi di assaggio attraverso le antiche sale della tenuta. Insieme ai vini è stato possibile degustare i Salumi Mocavero, i prodotti caseari della Masseria Cinque Santi, le prelibatezze di Donna Olearia, le caratteristiche conserve Vizzino, gli assaggi de L’Orecchietta di Guagnano oltre  alle spettacolari preparazioni degli Chef Alessandra Civilla, Alfredo De Luca, ai prodotti del panificio Il Fornaio e alle golose specialità dolciarie di Giovanni Venneri e all’acqua Orsini.



Le portate, in libero abbinamento ai vini in degustazione, sono state servite con combinazioni di colori ed ingredienti pronti a catturare la curiosità degli ospiti che hanno affollato salotti e sale mentre le luci suffuse del giardino sfumavano i toni della note e nei salotti interni una musica jazz si mescolava alle voci dei numerosissimi partecipanti all’evento di Bacco.



A breve l’elenco di tutti i vini premiati.

Link foto ufficiali: clicca qui
Ultima modifica ilVenerdì, 17 Maggio 2019 09:14

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