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Marco Mascellani

Marco Mascellani

Classe 1981. Romano di nascita, umbro d'adozione, leccese per scelta.

A 17 anni produce il suo primo rosato mischiando vino bianco e rosso nella trattoria di famiglia.

A 20 anni assaggia un Cabernet Franc friuliano e capisce la bellezza del mondo del vino, decide allora di iscriversi a Viticoltura ed Enologia nella Facoltà di Agraria di Perugia.

Comincia a lavorare nella verde Umbria: prima nella terra dei bianchi orvietani, poi in quella dei rossi austeri della zona di Montefalco.

Dal 2008 è l'enologo dell'azienda Leone de Castris. Dal 2015 è membro del comitato scientifico del gruppo di ricerca "wine research team".

Ha una moglie abruzzese e due figli leccesi. Da un po' di tempo vive con la fissa delle evidenze scientifiche.

Detesta i vini senza acidità. Ama i Beatles, Dostoevskij e i sapori forti

Vitigni resistenti: si tradisce la tradizione?

La tradizione è la tavola apparecchiata la vigilia di Natale. È il menù della vigilia di Natale. A casa mia è inscalfibile, si ripete in maniera pedissequa ogni anno. Filetti di baccalà fritto, frittelle di broccoli, insalata russa e poi c’è quel primo, quel primo piatto sobrio, senza fronzoli, probabilmente quello che meglio incarna lo spirito della vigilia che ci suggerisce di non mangiare carne come simbolo di sacrificio, quel piatto che vorrei cambiare ma non ci riesco: gli spaghetti con il tonno.

Il vino democristiano: tra il mercato naturale e convenzionale

Generalmente quando si dà del democristiano a qualcuno lo si fa per ferirlo. L'atteggiamento democristiano è quello tipico “dell'intrallazzone”, di quello che aggiusta tutto camminando in bilico sul filo della legalità; a volte cade anche da quel filo ma è abile a non farsi sgamare. Spesso è quello che predica bene e razzola male, chiedendo conto della propria coscienza non di fronte allo specchio, ma davanti agli altri che ne percepiscono solo l'edulcorata immagine proiettata.
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