Gli effervescenti 50 anni di Eredi Legonziano

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Riccardo Cotarella e Marco Sabellico apprezzano il progetto spumantistico Abruzzo Doc.

 
Non c’è Capodanno che si rispetti senza bollicine, come consuetudine vuole. Presso il Royal Carton Hotel di Bologna l’attore Enzo Iacchetti brinderà all’arrivo del 2019 con lo spumante metodo classico “Carmine Festa” millesimato 2011. Una scelta che potrebbe apparire insolita per chi non conosce il percorso intrapreso circa un decennio fa da Eredi Legonziano,  storica cooperativa frentana presieduta da Valentino Di Campli.

Hanno scommesso e deciso di sfruttare le potenzialità e versatilità dei vitigni autoctoni abruzzesi in chiave spumantistica, anche svolgendo tutte le fasi della produzione in regione. All’epoca sembrava un azzardo, il decorso del tempo ha sancito la validità dell’iniziativa i cui risultati sono stati accolti con entusiasmo da Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e a capo del Codice Citra Wine Team, e Marco Sabellico, responsabile della “Guida Vini d’Italia” del Gambero Rosso.  Nel corso di un’interessante e costruttiva degustazione svoltasi a Lanciano sono stati ripercorsi e degustati gli ultimi 10 anni della storia produttiva dell’azienda Eredi Legonziano. In rassegna una sboccatura del 13 novembre 2017, il “36 Spumante Abruzzo DOC” 2014 e “Carmine Festa” annate 2013-2012-2011 e 2010. Un modo significativo per festeggiare i 50 anni di attività.

Gli spumanti metodo classico dedicati al compianto Carmine Festa – personaggio centrale nella storia dell’enologia regionale, nonché padre di Vittorio Festa attuale enologo di Eredi Legonziano – registrano un crescente riscontro positivo. Sono ottenuti da blend di Pecorino, Cococciola, Montonico e Passerina, con sosta sui lieviti che si protrae da 36 mesi fino agli 81 mesi, come per la vendemmia 2011; molto apprezzata durante la degustazione in virtù della sua  complessità e palpabile eleganza e freschezza. Il millesimo 2013 ha sfoggiato altrettanta gradevolezza, con note garbate di pasticceria e nocciola; la finezza e il sorso suadente ne completano il profilo. Tutti gli assaggi si sono distinti per il perlage minuto e lo spettro fruttato incardinato sulle note agrumate.

“Il mercato ha sete di bollicine. La spumantizzazione di riferimento sfrutta circa 10 varietà nel mondo; si evince che l’Italia può giocarsi la carta dei numerosissimi vitigni autoctoni e non deve avere paura di testare il proprio potenziale. È giusto fare ricerca, senza scimmiottare nessuno, bensì ricercando l’originalità delle proposte”, ha ricordato Marco Sabellico.

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