I vini del Vùlture: Paternoster, la storia e la tradizione del territorio

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L’area del Vùlture si trova nel nord della Basilicata, in una terra di confine incuneata tra Puglia e Campania, nel cuore di quella che un tempo era l’antica Enotria. Il paesaggio di dolci colline sale dolcemente verso le pendici del massiccio del Monte Vùlture, un antico vulcano che 130 milioni d’anni fa ha modellato il territorio. I rilievi delle colate di lava scendono verso valle, segnando con profondi solchi i fianchi dei monti coperti da fitti boschi di castagni. Il ricordo di una violenta attività eruttiva è testimoniato ancora oggi dalla presenza dei due laghi di Monticchio, creati dell’implosione dei due principali crateri del vulcano. La regione del Vùlture è da sempre vocata alla viticoltura e in particolare alla coltivazione dell’aglianico, che in questi luoghi ha trovato una terra d’elezione.  I suoli sono il risultato dell’attività eruttiva dell’antico vulcano. La zona più alta, compresa tra i 700 e i 350 metri sul livello del mare, è fondamentalmente composta da ceneri, sabbie e depositi di lapilli, con presenza di tufo e rocce di basalto. L’area più bassa, invece, è stata generata da sciare laviche che si sono spinte fin nel fondo valle. Si tratta di terreni molto drenanti e ricchi di elementi minerali, che insistono su un substrato di argille profonde, capace di trattenere l’acqua in profondità, garantendo così un’importante risorsa idrica per i periodi di siccità. Il clima è di carattere continentale, con inverni molto freddi ed estati calde, ma sempre ben ventilate. La vicinanza del monte Vùlture, con i suoi 1.326 metri d’altitudine, garantisce la presenza di notevoli escursioni termiche, che favoriscono una maturazione lenta delle uve. L’aglianico arriva in vendemmia a fine ottobre con profili aromatici molto intensi ed eleganti. 

La cantina Paternoster si trova nei pressi di Barile ed è stata fondata nel lontano 1925. Da più generazioni rappresenta la tradizione dei grandi vini del Vùlture. Nel 2016 è entrata a far parte del gruppo veneto Tommasi, che gestisce una delle più importanti realtà della Valpolicella, oltre a tenute a Montalcino, in Oltrepò Pavese, in Maremma Toscana e in Salento. L’acquisizione della tenuta Paternoster non ha modificato l’organizzazione dell’azienda, che ha conservato un carattere tipicamente familiare. La direzione enologica, infatti, è ancora nelle mani di Fabio Mecca, rappresentante della quarta generazione della famiglia e grande esperto del territorio. L’antico vitigno a bacca rossa è il protagonista assoluto della gamma aziendale. A parte un bianco, Vulcanico, realizzato con falanghina in purezza, il resto dei vini Paternoster sono tutti base di aglianico. La collezione si articola in quattro principali etichette, che rappresentano differenti interpretazioni del vitigno. Bariliott è un rosso fragrante e fruttato, vinificato e affinato solo in acciaio, in modo delicato e poco estrattivo, per esaltare la piacevolezza immediata delle uve. Syntesi è un perfetto punto d’equilibrio tra l’espressione dei ricchi aromi di piccoli frutti di bosco e le note speziate e terziarie derivanti dall’affinamento per un anno in legno. Don Anselmo è da sempre l’etichetta simbolo dell’azienda, dedicata al fondatore della cantina. Fino al 2005 è stato realizzato con una selezione delle migliori uve della tenuta. Da allora è il frutto di una singola vigna situata in contrada Gelosia, con viti di oltre 50 anni, che da sempre garantisce una qualità superiore. L’affinamento di due anni in legno dona al vino grande eleganza e un profilo austero e classico. Il sorso è profondo e intenso, complesso e strutturato, avvolto in una trama tannica fitta, ma ben integrata. Il finale è molto persistente e connotato da una limpida freschezza. Infine, l’etichetta Rotondo è una versione dal volto internazionale. Figlia di un affinamento di due anni in barrique, risulta un po’ segnata dal legno, che tende a connotare in modo eccessivo il vino, sacrificando un po’ i suoi caratteri varietali più tipici.

Comunicato Stampa

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