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Montecucco: celebrati 20 anni di sfida e successi

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Storia di una denominazione vulcanica che cresce oltre le più rosee previsioni. Dopo i festeggiamenti al Vinitaly prosegue il percorso di valorizzazione.
 
Una giovane Doc a vocazione bio proveniente dalle pendici del Monte Amiata, esattamente tra i territori delle Docg Brunello di Montalcino e Morellino di Scansano. La denominazione toscana Montecucco ha ben saputo imporre la sua interpretazione del Sangiovese, ma non solo di questo vitigno. Una bella scommessa che a distanza di 20 anni vanta 66 aziende associate, circa 1.5 milioni di bottiglie, 800 ettari vitati, di cui 500 vocati alle Doc e Docg ottenute con una delle rese per ettaro più basse d’Italia: 70 quintali di uva per ogni ettaro di vigna. Dalla vendemmia 2011 esiste la Docg Montecucco Sangiovese. Il sistema delle Doc prevede Montecucco Rosso, Bianco e  Vermentino; anche altre tre tipologie: il Montecucco Rosato, il Montecucco Vin Santo e il Vin Santo Occhio di Pernice.

Nel corso di una degustazione organizzata dal Consorzio durante la 52ª edizione del Vinitaly, il  presidente Claudio Carmelo Tipa ha fatto un excursus sulla storia di questa produzione nata dall’intraprendenza di un gruppo di dinamici vignaioli alla fine degli anni Novanta. Dati alla mano, la crescita è netta; nel 2016 i volumi produttivi hanno registrato 11.500 hl. La tendenza di consumo segna un forte orientamento ai mercati esteri, in prevalenza Usa, Canada e Nord Europa. È una denominazione che si fa apprezzare molto fuori dai confini nazionali, ha sorpreso e deliziato i palati dell’ex capo della Casa Bianca Barack Obama e del primo ministro canadese Justin Trudeau durante un incontro alla Liverpool House di Montreal.   

La degustazione verticale proposta alla stampa ha fatto emergere le caratteristiche e l’evoluzione nel tempo dei rossi amiatini delle aziende Basile (Ad Agio 2008), Perazzeta (Riserva Licurgo 1998), Parmoleto (Riserva 2008), Salustri (Santa Marta 1998), Maciarine, Peteglia e Poggio Mandorlo; dall’annata 1998 a quelle più recenti.  Diverse interpretazioni in cui emergono inconfondibilmente i sentori fruttati che spaziano dall’amarena alla prugna croccante o in confettura. Gradevoli le note speziati di cannella, vaniglia, cuoio, cioccolato e tabacco. In bocca la sapidità fa da filo conduttore in qualsiasi annata. Anche la tannicità, più o meno marcata, diventa una piacevole nota distintiva.

Tutti questi vini sono nati dalle uve coltivate nei comuni di Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano. Zone con condizioni climatiche estremamente favorevoli, vicino al Mar Tirreno – da cui dista solo pochi km in linea d’aria – e prossimo all’ormai spento vulcano Amiata, che con i suoi 1.738 metri di altezza domina tutto il territorio compreso tra la Maremma, la Val d’Orcia e la Val di Chiana. Qui si sono succeduti Etruschi, Romani, Longobardi, monaci benedettini, dominio senese e la famiglia dei Medici: una stratificazione storica che ha lasciato tracce indelebili e testimonianze ancora oggi visibili nei borghi e nelle vecchie cantine. Tutti luoghi da scoprire.

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