Marco Simonit:”Per effetto dei cambiamenti climatici la vite deve essere in grado di sostenersi da sola”

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Marco Simonit è stato l’unico relatore italiano al IX Symposium Masters of Wine, considerato il più importante summit internazionale dedicato alla vite e al vino, svoltosi nei giorni scorsi a Logroño ne La Roja, in Spagna.
Davanti ad una platea di 400 Master of Wine ha esposto la tematica della biosfera della vite: la forza vitale che la fa crescere, rinnovare e diventare longeva e le insidie dei cambiamenti climatici.

Ad affiancarlo, due personaggi di grande spicco, Rosa Kruger, esperta nota per il suo impegno volto a salvare le vecchie viti del Sud Africa, e Kees Van Leeuwen dell’Università di Bordeaux.

Marco Simonit ha così spiegato:“L’esigenza che stiamo riscontrando nelle importanti cantine di tutto il mondo in cui ci hanno chiamato come consulenti è di avere piante longeve, in salute e forti, che sappiano resistere a malattie e deperimento causati da una scorretta gestione del vigneto, da errori nella potatura o dal cambiamento climatico. Tutti i grandi brand sono oggi più che mai impegnati a proteggere e valorizzare l’incommensurabile patrimonio rappresentato dai loro antichi vigneti e cercano tecniche, modalità, modi di lavorazione che permettano alle viti giovani di diventare longeve, mantenendosi sane e produttive il più a lungo possibile.

Irrigare non basta più, anche perché le risorse idriche non possono essere sprecate e vanno razionalizzate in modo corretto. Le viti devono essere in grado di sostenersi da sole per affrontare stagioni in cui può capitare non piova per mesi. Non è un’ipotesi azzardata, ma una cosa che si può fare, come abbiamo riscontrato in giro per il mondo, dove abbiamo trovato in ottimo stato in zone aride vecchie viti, mai innaffiate artificialmente.

C’è moltissima strada da percorrere in quanto bisogna pensare a una viticoltura sostenibile, adattarla ai diversi terroir, lavorare per creare viti resistenti agli stress idrici e climatici, che possano dare quei vini identitari verso cui si sta orientando la richiesta dei mercati.

Lo si deve fare confrontando e integrando saperi e conoscenze a livello globale, mettendo insieme specialisti, impegnandosi nella ricerca. Dopo anni di attenzione puntata principalmente sulla cantina, il lavoro in campagna deve tornare centrale. Cosa che stiamo facendo noi della Simonit&Sirch, lavorando per le più importanti aziende al mondo e nei territori più pregiati.

L’esperienza quotidiana ci fa capire molte cose, compreso il fatto che la pratica può mettere a volte in discussione molte teorie. Ho riscontrato da parte dei Masters of Wine un grande interesse verso tutto ciò, verso il savoir faire in vigna e l’approccio esperienziale. La cosa mi ha fatto molto piacere, anche perché è un’autorevolissima conferma che la strada che abbiamo intrapreso è corretta”.

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