Mezzo secolo di Montepulciano d’Abruzzo Doc celebrato da Codice Citra

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Festa in grande stile per il colosso cooperativo abruzzese Codice Citra, special guest Bruno Vespa. Convegno al Teatro Fenaroli di Lanciano e degustazione tecnica guidata da Riccardo Cotarella nel suggestivo Auditorium Diocleziano.
È stato un appuntamento realmente straordinario quello organizzato da Codice Citra per celebrare i 50 anni della Doc Montepulciano d’Abruzzo (nata nel maggio del 1968).  Citra  con le sue 9 cantine associate, 6.000 ettari di superficie vitata e 3.000 soci, rappresenta la più importante realtà cooperativa abruzzese. Nel meraviglioso e gremito Teatro Fenaroli di Lanciano sono convenuti alcuni dei più autorevoli personaggi del mondo del vino, della cultura e della scienza, tra cui: Attilio Scienza, Niko Romito, Riccardo Cotarella e Bruno Vespa.

Valentino Di Campli, presidente di Codice Citra, ha descritto la sua cooperativa di secondo livello come: “un’azienda-comunità” in grado non solo di aggregare oltre 3.000 soci, ma anche di rappresentare oggi un fondamentale tramite per portare il vino abruzzese sui principali mercati internazionali”. Citra, con sede in contrada Caldari, Ortona; è espressione di una regioni vitivinicola tra le più vocate d’Italia (la quinta in termini di produzione) e in una provincia (quella di Chieti), tra le tre province più produttive del nostro Paese. Nel territorio chietino il 90% della produzione è nelle mani della cooperazione, e questo testimonia il ruolo di questo modello di aggregazione per il vino abruzzese. “Nelle nostre mani, pertanto – ha concluso Di Campli – passa e passerà anche in futuro gran parte dell’ulteriore qualificazione e riconoscibilità di un vino fondamentale per la nostra regione come il Montepulciano d’Abruzzo”.

Molto atteso l’intervento di Attilio Scienza, docente all’Università Cattolica di Milano, e oggi riconosciuto a livello internazionale come uno dei maggiori ricercatori nel settore vitivinicolo. Scienza ha illustrato i confini attuali della ricerca, in particolare quelli relativi alla zonazione viticola, “che con gli strumenti attuali consente di arrivare a conoscere in maniera approfondita le caratteristiche peculiari di ogni territorio, quasi metro quadrato per metro quadrato. In particolare grazie all’ausilio dei satelliti – ha spiegato Scienza – che ci consentono non solo di avere la fotografia fedele dei nostri territori vitati, ma anche di avere quadri di previsione molto più attendibili. Inoltre, abbiamo attualmente a disposizione sensori sofisticati per rilevare in diretta le reazioni fisiologiche della pianta in diverse fasi vegetative e di mutazioni climatiche. Tutte informazioni che in sostanza ci consentono di gestire i vigneti in maniera molto più sostenibile (intervenendo solo quando è necessario)”. Codice Citra ha attivato una zonazione “dinamica” con l’ausilio delle tecniche di ricerca più evolute che consentirà di definire al meglio i diversi profili qualitativi del Montepulciano d’Abruzzo.

La presentazione del progetto di zonazione spiegato da Cotarella, insieme agli enologi di Codice Citra  Lino Olivastri e Davide Dias, ha avuto un risvolto concreto nel corso della degustazione tecnica, svoltasi nel suggestivo Auditorium Diocleziano e guidata da Cotarella; insieme a Marco Sabellico di Gambero Rosso, Gigi Brozzoni della Guida Vini Veronelli e Luciano Pignataro, dell’omonimo blog. Sono emerse chiare le differenze, a parità di annata e processo di vinificazione, dei vini provenienti dalle diverse 4 zone, (su una superficie di circa 100 ettari): da nord a sud zona Teatina, Marrucina, Frentana e Histonium.

Riguardo la storia del Montepulciano d’Abruzzo è intervenuto Maurizio Odoardi, funzionario tecnico della Regione Abruzzo che ha sottolineato come “oggi si festeggino i 50 della Doc , ma il vitigno Montepulciano nero nella nostra terra è arrivato al suo 226° anno”. Odoardi ha inoltre ricordato la grande storicità della vitivinicoltura abruzzese dimostrata anche da reperti che risalgono al 1.000 a.C. Già nel 1° secolo a.C Ovidio citava Sulmona come grande terra cara a Cerere e molto più fertile per le uve. “In un inciso storico del 1377 – ha precisato  Odoardi – il Re affermava che il Sangiovese era coltivato in provincia di Teramo”.

Nel censimento del 1922  in provincia de L’Aquila si parla di 3.199 ettari di vigneto e nel 1929 in Abruzzo erano presenti 14.353 ettari e vite. Allo stato attuale in Abruzzo sono presenti 32.000 ettari di vigneto e di questi il 53% è rappresentato dal Montepulciano nero con 16.700 ettari.

Molto interessante e autobiografico l’intervento di Nicola Dragani, presidente di Assoenologi Abruzzo; ha raccontato di essere stato partorito dopo che la madre aveva svinato l’ultima vasca di Montepulciano. Dragani, inoltre, ha ricordato il grande ruolo di Edoardo Valentini, (lo storico produttore abruzzese mancato alcuni anni fa), nella qualificazione del Montepulciano d’Abruzzo ben prima della nascita della denominazione. Valentini insieme allo scomparso enologo Carmine Festa hanno promosso la crescita e la qualità della produzione enologica abruzzese.

Dopo le relazioni ha avuto inizio il brillante talk show moderato dal noto giornalista, di origine abruzzese (L’Aquila), Bruno Vespa. Intervento molto atteso quello di Niko Romito, il noto chef abruzzese e oggi probabilmente tra i “cuochi” (è stato proprio Romito ha sottolineare la sua preferenza per questa definizione, rispetto all’oggi più utilizzato e “modaiolo” termine chef), italiani più apprezzati e popolari anche a livello internazionale. “Nella mia cucina – ha spiegato il cuoco di Castel di Sangro – c’è tantissimo di “locale” sia per quanto riguarda la materia prima, ma anche per l’assenza di quello stress che si può trovare nelle cucine di città. L’avere scelto di rimanere a Castel di Sangro, di fare di questo piccolo angolo pacifico dell’Abruzzo non solo la sede di Casa Donna, ma anche del nostro centro di formazione, ci consente di trasmettere i valori di questa terra in ogni angolo del mondo dove lavoriamo”. E sono oggi quasi 200 le persone che lavorano nei diversi progetti di Niko Romito, sia in Italia che all’estero. “Ma non dimentico mai – ha evidenziato Romito – la nostra partenza a Ravisondoli, quando eravamo solo in quattro e nella nostra carta vini c’erano solo 5 o 6 vini e in particolare il Montepulciano d’Abruzzo”. Niko ha sottolineato anche il lavoro di rivalutazione dei grani antichi nel suo laboratorio del pane.

Ma come valorizzare il Montepulciano d’Abruzzo in cucina? “Noi abbiamo fatto una scelta “estrema” – ha detto Romito – e cioè non ci siamo limitati ad utilizzare questo grande vino per sfumare sughi o fare riduzioni, perdendo così tutte le caratteristiche autentiche del Montepulciano, ma inserendolo solo alla fine della preparazione del piatto. Così abbiamo potuto mantenere integre le caratteristiche qualitative, organolettiche di questo grande vino abruzzese”.

Si sono susseguiti poi gli interventi della professoressa Giulia Alberico, del vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura Giovanni Legnini,  del regista abruzzese Pierluigi Di Lallo e della consigliera Ais Manuela Cornelii.

Per Cotarella: “urge dare un nome, un significato alle tante peculiarità del Montepulciano d’Abruzzo. Lo stesso vino è espressione di un’infinità di diversità, sia dal punto di vista dei suoli e dei microclimi. Su tali diversità costruiremo le nuove interpretazioni del Montepulciano d’Abruzzo, capaci di raccontare al meglio questo re dell’enologia abruzzese”.

Ufficio Stampa Codice Citra

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