Casale del Giglio: importante riferimento della vitivinicoltura laziale

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La storia del pionerismo nel mondo del vino è ancora tutta da indagare ed andrebbe fatta una minuziosa ricerca anche in quei territori italiani che non sono proprio “nati” per la vite. E’ il caso dell’Agro Pontino nei territori al confine con la bonifica, li dove la vite fu portata solo dai coloni del ventennio da Marche, Veneto, Emilia, con vitigni non sempre adattissimi ai nuovi terreni. un esempio di come la ricerca può portare frutti buoni anche in questo settore è dato dall’esperienza di Casale del Giglio, fondata nel 1967 dal Dott. Dino Santarelli in località Le Ferriere, Comune di Aprilia, in provincia di Latina, ca 50 km a sud di Roma. La Famiglia Santarelli, originaria di Amatrice, già fu protagonista ad inizio dello scorso secolo, di una sfida nella  ristorazione nel centro migliore di Roma, quella Piazza Capranica nei dintorni del Pantheon dove il Collegio, Cucina, Vini e liquori  è  tutt’oggi un luogo di gusto gestito con  successo dove opera lo Chef Paolo Borgese. Se ci capitate  per  una cena nella capitale non rinunciate  agli Gnocchi Ricci ( di farina e schiacciati ) di Amatrice al ragù di castrato e costine di maiale.  Consigliato anche per un brunch la degustazione di Pecorino di Amatrice. 

Tornando in vigna, va ribadito che rispetto  ad altre zone del Lazio e di altre regioni questo  lembo di territorio rappresentava un’area inesplorata dal punto di vista vitivinicolo. Per questa ragione nel 1985 Dino Santarelli ed il figlio Antonio decisero di dare vita a un progetto di ricerca e sperimentazione che poneva a dimora sui propri terreni ben 57 diversi vitigni sperimentali, sia italici che internazionali. A questa iniziativa hanno collaborato illustri ampelografi e ricercatori universitari. Un’avventura complessa e rischiosa, mai tentata con questa scientificità, di cui diviene interprete e figura chiave l’enologo dell’azienda Paolo Tiefenthaler, creatore, fin dall’inizio, di tutti i vini aziendali. Dalle parole del professionista emerge grande capacità ed un gusto per la ricerca proprio dei trentini che hanno vissuto tutto dello spirito di S.Michele Eppan.

Proseguendo nell’attività di ricerca si è messa a punto un’interessante collaborazione con il prof. Fulvio Mattivi della Fondazione Edmund Mach – Centro Ricerca ed Innovazione dell’Istituto Agrario Provinciale San Michele all’Adige (Trento). Pertanto grazie al grande lavoro di selezione viticola ha preso forma una nuova “piattaforma ampelografica” costituita dalle varietà con il più alto grado di interazione qualitativa con il microclima dell’Agro Pontino, rispetto alle 57 impiantate. Queste sono quelle risultate migliori: 

fra le bianche: Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Petit Manseng

fra le rosse: Shiraz, Petit Verdot, Tempranillo

In aggiunta a ciò vi è stata, da sempre, una grande attenzione per i vitigni autoctoni del Lazio, riscoperti in zone limitrofe all’azienda, come il Bellone di Anzio, la Biancolella di Ponza, il Cesanese di Affile e di Olevano Romano e, da ultimo, il Pecorino di Amatrice/Accumoli in provincia di Rieti.

La superficie aziendale misura circa 180 ha ed è composta da vigneti con elevata fittezza (pari a circa 5.000 ceppi/ha.) e comprende anche la cantina vinicola ed altri edifici rurali.

L’attuale produzione della Casale del Giglio offre una gamma di 21 prodotti (Bianchi, Rosati e Rossi, una Vendemmia Tardiva, tre Grappe e un Olio Extra Vergine).

L’attenzione alla ricerca, alla storia e a portare tutto questo nel futuro da parte della famiglia Santarelli si vede anche nell’appoggio forte e decisivo oggi per l’identità aziendale per gli Scavi archeologici di Satricum, un sito che vede  l’opera della Professoressa Marijke Gnade  dell’ Università di Amsterdam, protagonista di ricerche che hanno portato alla luce una Villa Romana nel territorio, capace di portare alla luce un sito di eccezionale rilevanza, dovuta alla continuità dei resti archeologici emersi che si susseguono per ormai quasi due millenni, dalla prima età del ferro alla seconda guerra mondiale.

Un ruolo centrale in questo senso è senza dubbio giocato dal famoso santuario di Mater Matuta collocato sull’acropoli di Satricum . qui si sperimenta anche una feconda cooperazione internazionale pubblico -privato: Oltre alle concessioni annuali del Ministero della Cultura, c’è una stretta collaborazione con il Museo di Villa Giulia dove sono esposti i reperti degli scavi del XIX secolo. Inoltre, c’è il Comune di Latina, le associazioni culturali locali e l’eccezionale collaborazione con Casale del Giglio. Grazie al supporto unico e prezioso di Antonio Santarelli, finanziariamente e logisticamente, ma anche attraverso la volontá di mettere a disposizione dei ricercatori i suoi terreni, gran parte del patrimonio archeologico è stato documentato, salvato e valorizzato.

Ritornando ai vini è d’uopo che illustri cosa  mi è piaciuto di più in un degustazione completa cui manca solo la Biancolella di Ponza che, giustamente, andrà degustata appositamente sull’Isola:

 Tra i bianchi  sicuramente Anthium,  l’antichissimo Bellone, diffuso nel Lazio già in epoca romana e citato da Plinio come “uva pantastica”. È presente nell’area che va dai Castelli Romani ai Monti Lepini che si ammirano dalla vasta vigna, sino alle propaggini verso il mare, alle spalle di Anzio. E’ un vigneto a piede franco  dove, grazie alla natura del suolo, la filossera non è riuscita a diffondersi e nelle vigne dell’azienda si incontra anche tanta ma tanta sabbia, della grana di quella delle battigie, una bella sensazione di incontro tra elementi naturali. L’età delle viti di oltre 60 anni, subisce l’influenza diretta del mare che si intravede dalla terrazza dell’azienda.  Vinificazione con macerazione sulle bucce, pressatura soffice, fermentazione spontanea con lieviti indigeni, per circa 10/12 gg. ad una temperatura di 18/20° C per un giallo dorato particolarmente intenso, frutta matura gialla  che si scontra con una notevole acidità, versato per lunghi in bottiglia e se scorgono già le potenzialità pure nelle giovani annate degustate. Speziatura sapida che annuncia  un fin di bocca lungo e persistente.

Ben abbinato alla colazione prevista in azienda con i Tortelli di acciughe e puntarelle in brodo di mela cotogna dello Chef  stellato Fabio Verrelli D’Amico di “Materia Prima” di Pontinia  protagonista della giornata insieme ad un altro stellato  pontino, Simone Nardoni di “Essenza” di Terracina.

Sui rossi sono stato combattuto tra il Petit Verdot in purezza, una delle etichette più vendute dall’azienda e il blend Mater Matuta rivendicato come Lazio IGT dell’annata 2010. Ho scelto quest’ultimo poichè si vede netta la mano dell’enologo e perchè nell’etichetta si rievoca il tempio intitolato alla Mater del tempio riscoperto in azienda, la stessa Mater Matuta che abbonda nel Museo Campano di Capua, un centinaio di km più a sud.

Uvaggio complesso con Syrah (85%) e Petit Verdot (15%)*. Le uve per entrambe le varietà vengono raccolte in ottimo stato di maturazione, talvolta leggero appassimento per il Syrah. La vinificazione prevede per i due vitigni tecniche diverse.

Il Syrah fermenta con lieviti indigeni secondo la tecnica del cappello sommerso per un periodo di 18–20 giorni, durante i quali avvengono periodici “délestage” soprattutto nelle fasi iniziali. Il Syrah conferisce così al Mater Matuta complessità e carattere, con tannini dolci e profumi intensi di marasca e spezie. Per il Petit Verdot invece, la vinificazione avviene mediante l’uso di follatori che consentono la massima estrazione di tannini e sostanze polifenoliche. Nasce così un Petit Verdot di grande corpo e struttura che ben si presta a lunghi invecchiamenti.

Dopo attenta svinatura, dove la movimentazione delle vinacce avviene solo per gravità, i vini vengono messi separatamente in barriques nuove per 22–24 mesi. Segue un ulteriore affinamento di 10–12 mesi in bottiglia. Rubino molto scuro, notevolmente balsamico, note tostate e caffettizzate, tannini gentili che si chiudono con una lunga e piacevole persistenza.  Agnello e braci in genere ne costituiscono l’abbinamento che porta alla felicità.

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