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Ristorante Al Metrò: una scommessa vinta

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Tutto ha inizio nel 1999, quando i due fratelli Fossaceca (Antonio, 27anni, e Nicola, di appena 16) decidono di rilevare la pasticceria paterna e di trasformarla in uno dei tantissimi ristorantini, difficilmente distinguibili l’uno dall’altro, che affollano le località costiere di tutta Italia: spaghetti ai frutti di mare, frittura mista, grigliata di pesce e via andare.

L’intuizione, per fortuna, dura poco; un po’ per la spietata concorrenza dei menu turistici a quattro soldi, un po’ per le scarse soddisfazioni (professionali prima ancora che economiche), i due ragazzi, entrambi, all’epoca, in cucina (la sala era retta dalla sorella e dalla moglie di Antonio), decidono di dare una seconda, e decisiva, sterzata.

Nicola, quello dei due più attratto dal mondo dell’alta gastronomia, inizia a girovagare, sfruttando i periodi di chiusura del locale, per le migliori cucine del Centroitalia  (Uliassi e Cedroni, tanto per fare un paio di nomi) e, dopo qualche anno, si impadronisce definitivamente dei fornelli del Ristorante Al Metrò a San Salvo Marina (CH).

Intanto le due ragazze sono diventate madri e, di tempo da dedicare al ristorante, ne hanno sempre meno; la conseguenza non può che essere una sola: Antonio appende grembiule e cappello al chiodo e si trasferisce in sala e in cantina.

La formula è, finalmente, quella giusta. Gradualmente, cambia anche il menu: al posto degli spaghetti ai frutti di mare (o alla pescatora, o allo scoglio o come altro la poco fervida fantasia dei ristoratori li voglia chiamare) i ravioli di ricotta di pecora in guazzetto di crostacei; via le fritture e le grigliate miste, e dentro la tempura di triglia in “skapece” e il rombo con foie gras e spinaci.







La novità non passa inosservata. Tre anni fa, infatti, arriva la strameritata stella; arrivarci non è stato facile; mantenerla può essere ancora più difficile.

E allora l’ultimo (per ora) restyling: l’ingressino (ove faceva “bella mostra di sé” il banco frigo con la pasticceria da asporto, ultima traccia delle origini) viene annesso alla sala, tutta giocata, in chiave ultramoderna, sui toni del bianco e del nero; qualche ritocco alla mise en place e, voilà, uno degli indirizzi più consigliabili della costa adriatica a sud di Senigallia.

La cantina è una felice sintesi tra etichette arcinote e i frutti di costante ricerca fra produttori meno noti; i ricarichi sono di assoluta onestà e grande attenzione viene prestata ai vini naturali, dei quali Antonio è profondo e competente estimatore.

Insomma, posto equilibrato, moderno, sostenibile, e, per di più, a 2 minuti dal Casello di Vasto Sud. Da andarci.



IO CI VADO per i ravioli di ricotta di pecora (piatto che entra di diritto nel mio menu ideale);
IO CI VADO per discorrere amabilmente con Antonio e Nicola di vino e di cibo.
IO VI DICO DI ANDARE per provare nuove emozioni senza svenarvi.

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