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Morella Vini: “Signora” si nasce, altrimenti si apostrofa

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La vita è complessa, col passar degli anni di più. Incede con il suo passo ed è indipendente dalle volontà di ciascuno. Son trascorsi millenni ma, riguardo all'esistenza, siamo poco oltre le Moire.
 
Ci è concesso però intervenire nel mezzo, o perché Lachesi lo ha previsto o per quella dose di libero arbitrio che da Agostino in poi ci concediamo.

Siccome non ho alcun legame con il trascendente, in buona sostanza riesco ad essere impermeabile alle cause e mi occupo solo degli effetti. Anzi preferisco assegnare nomi e cognomi alle cause e, questa volta, si chiamano Germano Lubelli, Giovanni Bruno e Amedeo Pasquino. Diranno poco a molti e tanto a pochi. Sono fra quelle persone per bene che ho conosciuto cercando persone per bere.

E poi la ragione: Gaetano Morella e Lisa Gilbee.



Cornice sempre stupenda dell'Hotel Tiziano, servizio sempre perfetto della sommelleries dell'AIS di Lecce, sei vini più uno della premiata ditta Morella Vini di Manduria.

Per chi non conosce Gaetano Morella è bene ricordare che si tratta di un ex-giovane agricoltore, per molti matto (e fa specie ricordare che adesso lo chiamino ex-matto), che tanti anni fa, appunto quando era giovane, cominciò a gestire le sue vigne vecchie  ad alberello secondo i "dettami di Morella" nei quali biologico e biodinamico sono più che contenuti. Gaetano è persuaso che per ogni cosa, e, dunque, anche per la vite, il DNA sia fondamentale e che l'idea per la quale la qualità del primitivo (suo vitigno prevalente) derivi quasi esclusivamente dal terroir, è sbagliata.



E così anno dopo anno compra vigne vecchie, vecchissime, cerca marse nelle campagne per il rinfoltimento, sostanzialmente non compra barbatelle innestate dai vivai.

E tira fuori delle uve che sono sue, di Gaetano Morella, e ad ogni associazione terreno/clone associa un vino, un vero e proprio cru, ma oltre il cru, anche oltre il “close”. Non solo un unico terreno ma anche un unico clone. Le uve vengono passate alla sapienza enologica di Lisa, sua compagna di vita e di cantina, e vengono fuori dei vini di Morella. Assolutamente distinguibili.

In degustazione avevamo un fiano (Mezzogiorno), nuovissima proposta della cantina, colore brillante e naso ampio e delicato, in bocca freschezza e sapidità. Sembra prodotto nel Friuli al netto di un residuo zuccherino praticamente nullo (come in tutti i vini di Morella). Lisa ci confessa che a lei la buccia del fiano non piace e che usa solo la polpa dell'acino sotto la pressa verticale. Prodotto di grandissima freschezza.

Poi un primitivo 100% (Mezzanotte) anche questo giocato sulle note della grande freschezza e facilità di beva, da vigneti di alberello di media età. E due blending, il primo davvero storico nella fusion di Primitivo e Malbek (con la k) che potrebbe sembrare un omaggio alle origini di Lisa ma è proprio di origine Puglia visto che il Malbek in Puglia c'è del XIX-esimo secolo (documentato). E il secondo una più classica potenza pura in bottiglia fatta da negroamaro e primitivo da vigne vecchie coltivate da Gaetano. Come si suol dire Gaetano non coltiva gli alberelli, li pettina. E loro crescono come crescono i capelli di Gaetano, in maniera straordinariamente libera eppure coesa e armonica. Malbek e Negroamaro sono dei vini di grande eleganza il primo e indiscussa forza d'urto il secondo. Piacevolissimi nel bicchiere ma anche infidi, possono agire sulle gambe in maniera silente: il più delle volte piegandole... Poi due campionissimi: Old Vines e La Signora. Stesso terreno, stessa particella, stessa pasta, stessa età della vigna ma due cloni differenti (siamo di fronte a ceppi secolari).



Austero, aristocratico e cavalleresco il primo, elegantissimo, fiero e di grandissima personalità il secondo. Annata 2014. Ancora molto giovani ma di una classe che si osserva, balzani da tre entrambi mi piace classificarli come vini da investimento. Da comprare ora e bere dopo altri 3 o cinque anni. Se si è capaci.

Infatti a finire un sorso de La Signora 2011 che, da solo, valeva l'attesa.

Il boccone finale: una selezione di formaggi della Masseria Cinque Santi, che ci accompagnerà anche alla Vinoway Wine Selection del prossimo 4 Maggio al Castello Monaci, ha chiuso una bellissima esperienza gustativa. Sulla Gelotta ci sarebbe da dire assai ma lo faremo un'altra volta.

Eh si, viviamo in un luogo felice, viverlo con l'amico Francesco Zompì e ascoltando le guide Fabrizio Miccoli e Marco Albanese significa vivere con felicità anche un po' di tempo.

Foto: AIS Lecce
Ultima modifica ilLunedì, 19 Marzo 2018 16:59

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