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Raccontare la Puglia attraverso la longevità dei suoi vini bianchi

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La Puglia, terra di confine, avamposto meridionale dell’Europa verso i Balcani, l’Oriente e il Mediterraneo, è giustamente rinomata per i suoi vini rossi, focosi come destrieri e per suoi rosati, solari e gentili, ma dei suoi bianchi abitualmente non si fa menzione, non si parla, si sottace. In pratica ci si comporta spesso come se non esistessero o non meritassero particolare attenzione, in forza del pregiudizio che ritiene la Puglia inadatta per la produzione di questa tipologia di vini.
 
Eppure, la storia di questa regione è anche un racconto di uve bianche, con testimonianze significative, che toccano in diverse epoche svariate zone del tacco della nostra Penisola.

Andando indietro nel tempo, basterebbe citare il bianco di Lucera da uve greco, il bianco di San Severo, ottenuto da un blend nel quale primeggia il bombino bianco, il bianco di Castel del Monte, ricavato principalmente da pampanuto, le malvasie e i moscati di Trani e dintorni, il Brillantino bianco di Turi, taglio di fiano, greco e verdeca, il Livese della terra di Bari, da uve fiano, la Verdeca e il Gravina  bianco, blend di malvasia bianca, greco e bianco d’Alessano, il bianco della Valle d’Itria, taglio di verdeca, bianco d’Alessano e minutolo, i bianchi da malvasia bianca del Salento e del Tarantino.

Se poi si guarda la questione da un punto di vista ampelografico, la sorpresa è quella di trovarsi di fronte a un ventaglio di cultivar a bacca bianca incredibilmente ampio e, comunque, certamente più vasto dello stesso patrimonio regionale di varietà a bacca nera. Arricchito negli ultimi decenni da vitigni tradizionali a rischio di estinzione e da uve internazionali, fra le quali certamente primeggia lo chardonnay.

Anche la geografia pugliese è tutt’altro che ostile alla produzione di bianchi di alto livello qualitativo; si pensi alla straordinaria abbondanza di luce solare, all’incessante presenza del vento, che fa della Puglia la seconda regione più ventosa d’Italia, alla costante vicinanza del mare, alla presenza di falde e corsi d’acqua dolce nel sottosuolo a pochi metri di profondità dalla superficie, alla ricchezza di esposizioni collinari, alla frequente presenza di matrice calcarea nei suoli.

Infine, non deve passare inosservata l’opera che istituzioni di ricerca, produttori, enologi, agronomi e altri addetti ai lavori hanno compiuto soprattutto negli ultimi venti anni per il recupero e la valorizzazione delle cultivar a bacca bianca e la crescita di qualità dei vini bianchi pugliesi. Fino a mostrarne un volto inedito, pulito, elegante, espressivo del terroir dal quale provengono.

E se ci spingessimo addirittura ad affermare che in alcuni casi questi bianchi di Puglia sfoderano una capacità evolutiva nel tempo e una longevità assolutamente inimmaginabili? Riesce già difficile ammettere che i grandi vini rossi pugliesi possano rivelarsi longevi, ma anche solo ipotizzarlo per i bianchi di questa regione deve apparire ai più davvero un azzardo.

Raccogliere questa sfida, talmente ardita da sembrare impossibile, è stata l’ambizione di una degustazione, singolare nel suo genere e in qualche modo unica, svoltasi il 27 giugno 2018 presso il Grand Hotel Tiziano di Lecce, con la preziosa collaborazione della Delegazione AIS della capitale del barocco salentino. Una degustazione di 16 vini bianchi di Puglia, di annate comprese fra il 2014 e il 2008, condotta da chi scrive con il prezioso aiuto dei sommelier Amedeo Pasquino, Aldo Specchia, Fabrizio Miccoli e Marco Albanese e che ha visto l’attenta partecipazione dei 150 presenti. Nel pubblico vi erano diversi produttori, enologi, giornalisti, enotecari, ristoratori e tanti sommelier ed enofili, certamente incuriositi da un’opportunità senza precedenti.

Ed ecco i vini, in ordine di degustazione, assaggiati quella sera in due batterie composta ciascuna da otto etichette.

Prima serie

Salice Salentino Tenuta Marini 2014 - Candido – San Donaci (Br)
Fiano 100% - 12%
Giallo paglierino con qualche palpito dorato, sorprendente per luminosità e integrità.
Naso intrigante, ricco, variegato. Aprono il concerto olfattivo  sentori di idrocarburi e sfumature balsamiche; seguono note di cedro, limone e frutta a polpa bianca; poi si affacciano cenni di miele e leggera speziatura dolce. Bocca rotonda, quasi suadente, ben bilanciata da indomita spalla acida e decisa sapidità. Lunga persistenza impreziosita da echi mielosi. Criomacerazione; vinificazione in acciaio.



Salice Salentino Mani del Sud 2014 – Apollonio – Monteroni di Lecce (Le)
Chardonnay 80%, Sauvignon 20% - 13%
Quanto all’aspetto visivo, il vino si mostra in piena forma con un giallo dorato sfavillante. Al naso è intenso, con nitidi riconoscimenti di pesca bianca, a cui fanno corona toni agrumati e mielosi, su sfondo appena speziato. Il sorso  è denso, di spessore, in sintonia con l’olfatto per il riproporsi di accenti di miele, cedro e vaniglia. Una netta spalla acida accompagna il durevole rinfrescante finale. I rispettivi apporti dei due vitigni alloctoni utilizzati appaiono in armonioso equilibrio. Vinificazione in acciaio per lo chardonnay; fermentazione e maturazione per 3 mesi in barrique di acacia per il sauvignon; assemblaggio; imbottigliamento la primavera successiva.



Gazza Ladra, Puglia IGT 2014 - Azienda Agricola Santa Lucia – Corato (Ba)
Fiano 100% - 13%
Il colore giallo paglierino con tenui riflessi verdolini testimonia la giovinezza cromatica di questo vino. Il naso è prodigo di sfumature; si annunciano immediatamente sentori minerali, quasi sulfurei, incalzati da  una delicata florealità e da stuzzicanti ricordi di erbe aromatiche, pompelmo e buccia di limone. Al gusto il vino si dimostra  grintoso, strutturato, innervato da una freschezza ancora vibrante;  il finale è decisamente sapido, quasi marino. Pressatura soffice a freddo, fermentazione in acciaio e affinamento per 6 mesi in vasche vetrificate.



Giancòla, Salento IGT, 2012 - Tenute Rubino – Brindisi (Br)
Malvasia bianca 100% - 13,5%
Un giallo dorato intenso, di particolare luminosità, effonde effluvi salmastri e di alghe marine; seguono richiami di cedro candito, spezie dolci ed erbe mediterranee in un volteggio intrigante. L’assaggio rivela un vino importante, corposo, sontuoso, quasi “grasso”, magnificamente ravvivato da una rigenerante corrente sapida, che, in chiusura, diviene persino salmastra, mentre risuonano senza posa aromi di erbe di macchia. Affinamento: otto mesi in acciaio, otto mesi in bottiglia.



Gravina Poggio al Bosco, 2011 - Botromagno – Gravina (Ba)
14,5% Cru di Greco Mascolino, Greco e Malvasia bianca
Splendido paglierino, punteggiato da bagliori dorati. A disegnare la cangiante tavolozza olfattiva arrivano pennellate di camomilla, fiori di campo, erbe aromatiche, pesca bianca, agrumi e un fresco cenno minerale. La bocca è imponente, carnosa, dinamica, anche grazie a un cenno di leggera astringenza. Il finale, particolarmente lungo, si modula su toni mandorlati piacevolmente amarognoli. Vinificazione in acciaio; affinamento sulle fecce fini per 5 mesi.



Luna, Salento IGT, 2011 - Conti Zecca – Leverano (Le)
Malvasia bianca 50%,  Chardonnay 50% - 13%
Un luminoso paglierino con barlumi dorati sembra evocare il fascino delle lune estive salentine a cui il nome dell’etichetta allude. Inebriante intreccio olfattivo, nel quale con classe disinvolta si propongono fiori di  tiglio, ginestra, tabacco dolce, albicocca, cedro e vaniglia. Assaggio importante, di superiore eleganza, che coniuga equilibrio e concentrazione; compiace la densità del frutto, con intenso riverbero di  agrumi canditi e frutta tropicale.  Una verve salina, perfettamente amalgamata, conferisce lunghezza e vitalità al sorso. Fermentazione in barrique di rovere francese, nelle quali il vino matura per 6 mesi; batonnage.



Firr, Valle d’Itria IGT, 2010 – Miali – Martina Franca (Ta)
Minutolo - 13%
Giallo dorato brillante. Corredo olfattivo deliziosamente aromatico, nel quale spiccano toni di mandarino, scorza d’arancia e leggero floreale. Gusto rotondo, piacevolmente suadente, felicemente contrastato da freschezza affilata dall’acidità ancora palpitante. In chiusura emerge una leggera traccia amarognola. Vinificazione in acciaio.



Teresa Manara, Salento IGT, 2010 - Cantele – Guagnano (Le)
Chardonnay 100% - 13,5%
Paglierino con delicati ricami dorati, di sorprendente luminosità e di notevole consistenza. All’eleganza del naso concorrono inebrianti nuance di pasticceria, vaniglia e crème brûlé, su sfondo agrumato; si affacciano poi sfumature di nocciola, spezie ed erbe aromatiche mediterranee. Al gusto stupisce una freschezza, perfettamente integra, che crea dinamismo in un sorso importante e di grande equilibrio. La fermentazione si avvia in acciaio e continua in barrique di rovere francese, dove prosegue la maturazione sulle fecce fini per 8 mesi.



Seconda serie

Locorotondo Castillo, 2011 – Cardone – Locorotondo (Ba)
Verdeca, Bianco d’Alessano, Fiano - 12%
Giallo paglierino con qualche riflesso dorato; complessivamente manifesta un’integrità cromatica sorprendente. Il naso ha un suo appeal: alle iniziali note di camomilla essiccata e fiori di campo fanno seguito leggeri tocchi di tabacco e anice. In bocca colpiscono piacevolmente freschezza e sapidità, che movimentano un corpo delicato e coerente. Vinificazione in acciaio.



Tenuta Serranova, Salento IGT 2012 - Vallone – Lecce (Le)
Fiano 100% - 13%
Paglierino scintillante con bagliori dorati. Una decisa nota salmastra iniziale sembra richiamare il territorio di provenienza; si rendono poi evidenti intensi ricordi di nocciola, cedro e mela, su uno sfondo di erbe aromatiche. La bocca si impone per pienezza e avvolgenza, coniugate con una rinfrescante acidità citrina, che riconduce a una gelatina di agrumi;  la grinta finale del sorso è assicurata da una bella ondata sapida. Fermentazione  in acciaio per 20 giorni; affinamento sulle fecce fini per quattro mesi.



Minutolo, Puglia IGT, 2012 - Polvanera – Gioia del Colle (Ba)
Minutolo 100% - 12%
Giallo paglierino di luminosità assolutamente integra. Un lieve cenno di affumicato precede riconoscimenti di pesca noce, basilico e salvia, freschi e precisi, avvolti da un abbraccio delicatamente floreale. Assaggio di incredibile profondità e persistenza, ravvivato da una spalla acida splendidamente preservata, in una cornice di grande coerenza aromatica.  Vinificazione in acciaio.



Bacca rara, Puglia IGT 2014 – Torrevento – Corato (Ba)
Bombino bianco,  chardonnay - 13%
Giallo paglierino con cenni dorati di lucentezza adamantina.  Al naso giungono intense ventate di bergamotto, limone e mela, impreziosite da una decisa impronta floreale. Sorso affilato, quasi roccioso, che, alla freschezza esplosiva unisce una sapidità salmastra. Vinificazione in acciaio; maturazione in barrique di rovere francese per 6 mesi.



Donna Lisa,  Salento IGT 2015 - Leone de Castris – Salice Salentino (Le)
Malvasia bianca 100%  - 13,5%
Osservando il colore, sorprende la grande luminosità del paglierino che si raccorda con nuance dorate. Il naso, fresco, nitido ed  elegante, esprime segnali di pesca bianca, agrumi, ginestra  ed erbe aromatiche in perfetto amalgama. Al palato il vino si dimostra verticale, dritto, grazie a una splendida freschezza; le ricche risonanze fruttate sono in piena sintonia con l’olfatto.  Fermenta a opera dei soli lieviti indigeni e riposa in acciaio sulle fecce fini per quattro mesi.



Charà, Salento IGT 2014, Castello Monaci – Salice Salentino (Le)
Chardonnay 100% - 13,5%
Giallo paglierino intenso, di luce cristallina. Il corredo olfattivo denota pulizia, finezza e complessità; i ricordi di frutta esotica si integrano con gli effluvi di spezie dolci e di erbe profumate. L’assaggio conferma l’idea di un vino fine e dinamico, appagante negli aromi di agrumi e ananas che permeano la lunga persistenza.  Da uve raccolte in due momenti distinti: il 70% nella seconda decade di agosto, il restante 30% verso la metà di settembre; la prima selezione fermenta in acciaio, mentre la seconda fermenta in barrique.



Castel del Monte Pietrabianca 2010 – Tormaresca – Minervino Murge (BT)
Chardonnay 90%, Fiano 10% - 13,5%
Paglierino lucente solcato da onde dorate. Incipit  olfattivo su toni  affumicati e balsamici; evoluzione successiva verso ricordi di cedro, tabacco dolce  e delicata speziatura. Il gusto è pieno, corposo, risonante, nettamente fresco e sapido. La parola d’ordine al palato è l’assoluta eleganza, rinvigorita nel finale da una vivida tensione  sapida. Fermentazione dello chardonnay in barrique nuove di rovere francese e ungherese, dove avviene la maturazione  sulle fecce fini per 4 mesi; per il fiano vinificazione in acciaio; assemblaggio finale.



Castel del Monte Lama dei Corvi 2008 - Rivera – Andria (BT)
Chardonnay 100% - 13,5%
L’intarsio dorato impreziosisce la tela paglierino; brillantezza e luminosità ne elevano l’espressione cromatica. Il naso è improntato a grande raffinatezza; alle note burrose si intreccia la freschezza del frutto; seguono riconoscimenti di agrumi canditi, erbe aromatiche e lieve tostatura. L’assaggio è sontuoso, sferico, equilibrato con precisione e finemente cesellato. L’acidità ancora presente conferisce la giusta tensione a tanta ricchezza. Dieci anni di evoluzione e nessun segno di cedimento fanno terminare in bellezza una degustazione certamente non avara di emozioni. Fermentazione in barrique di rovere francese, dove avviene la maturazione per 9 mesi; sei mesi di affinamento in bottiglia.



Qualche commento per concludere.

Sedici vini incredibili, emozionanti, provenienti da diversi angoli della Puglia. Mancavano etichette di Capitanata e del Tarantino, non certo perché in quelle zone non vi siano bianchi capaci di stupire, ma per il fatto che non siamo riusciti a reperire da un singolo produttore un numero di bottiglie di vecchie annate sufficiente per una degustazione rivolta a un pubblico così numeroso.

A sorpresa, una costante nei vini degustati è parsa l’ottima tenuta nel tempo della spalla acida, frutto certamente di fattori molteplici, fra i quali la scelta dei vitigni, le rilevanti escursioni termiche giornaliere e stagionali, la sapiente gestione dell’epoca di raccolta, l’ottimo lavoro svolto in cantina.

Ben sette dei vini assaggiati erano a base di chardonnay, vinificato in tre casi in purezza e negli altri quattro in riuscitissimi blend, rispettivamente con bombino bianco, fiano, malvasia bianca, sauvignon. I vini provenivano da due delle zone di Puglia dove lo chardonnay mostra di esprimersi in modo particolarmente felice e con una forte impronta territoriale, l’area di Castel del Monte fra Minervino Murge e Corato e il comprensorio della piana salentina fra Guagnano e Salice Salentino.

Bella anche la prova del fiano, presente in cinque etichette o da assoluto protagonista (in tre vini) o in percentuale minoritaria con lo chardonnay in un caso e con verdeca e bianco d’Alessano in un altro. La provenienza delle etichette da territori diversi, come l’areale di Castel del Monte, la Valle d’Itria e il Brindisino, testimoniano la straordinaria affinità di questa varietà per il territorio pugliese e la sua adattabilità e duttilità.

Un’altra grande protagonista di vini bianchi pugliesi capaci di evolvere magnificamente si è rivelata la malvasia bianca, utilizzata in quattro vini, in due casi in purezza e negli altri due in associazione rispettivamente con chardonnay e con greco. Questa volta i vini provenivano quasi tutti dal Basso Salento, con l’eccezione di un blend col greco elaborato in agro di Gravina.

Significative, rivelatrici e promettenti sono apparse anche le due etichette da uve minutolo in purezza, provenienti in un caso dalla Valle d’Itria e nell’altro dall’agro murgiano di Gioia del Colle.

Trarre conclusioni troppo ampie da una degustazione così limitata non è ovviamente possibile, ma credo sia lecito prenderne spunto per qualche riflessione.
Forse è arrivato il momento di guardare ai vini bianchi pugliesi con occhi nuovi, mossi dalla curiosità e dal desiderio di scoperta e capaci di andare oltre l’aridità dei luoghi comuni e la freddezza dei pregiudizi.

Forse è giunta l’ora di spronare e sfidare produttori, agronomi ed enologi a mettersi ulteriormente in gioco e scommettere su questa nuova fascinosa frontiera della produzione enoica pugliese, che ridona smalto a una lunga e importante tradizione. Forse è tempo di dare l’opportunità ai vini bianchi pugliesi di tornare a raccontarci la loro terra meravigliosa.

Credits: Ais Puglia

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