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Casaltrinità, Dolium: Nero di Troia dal carattere deciso ed elegante

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L’antichissima croce bizantina a otto punte, simbolo dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, è il sigillo che testimonia l’appassionante lavoro di  duecento viticoltori riunitisi nella Cantina Cooperativa Casaltrinità grazie all’intuizione del suo fondatore, Savino Gargano, il quale nel 1965 dà inizio a questa avvincente storia aziendale  unendo le produzioni e le decisioni degli agricoltori al fine di esaltare il forte legame di un territorio in cui il Nero di Troia parla all’anima con il linguaggio del cuore.

Da sempre dediti alla valorizzazione della vitivinicoltura di eccellenza, i vignaioli  proteggono, coltivano e forgiano con la sapienza delle loro mani i 600 ettari che sorgono nelle distese pianeggianti di Trinitapoli, antico borgo medievale della Puglia settentrionale donato nel 1100 da Maureliano, signore di Salpi, ai benedettini dell’abbazia della Santissima Trinità di Monte Sacro sul Gargano. Qui, nella zona della Daunia, il territorio ha molto da raccontare. Cultura, storia, arte culinaria locale, accoglienza sincera, ambiente con un ecosistema ancora intatto, maestose cattedrali e antichi castelli, scorci incantevoli di un’area da scoprire pietra dopo pietra, sono il contorno della lunga storia di tradizione millenaria della viticoltura di eccellenza.  

L’impegno profuso in ogni fase della produzione, dalla vigna alla cantina fino all’imbottigliamento, la costante attività di ricerca, la presenza di enologi qualificati e  scelte di marketing strategico improntate al rinnovamento della gamma produttiva sono elementi indispensabili per raccontare terre vocatissime attraverso l’esaltazione di vitigni autoctoni e la produzione di vini eleganti, di qualità superiore e, soprattutto, caratteristici. Dopo 50 anni la mission aziendale è rimasta immutata: l’attuale presidente, Antonio Gargano, figlio di Savino, persegue l’obiettivo di  unire e tutelare il territorio attraverso il vitigno autoctono per eccellenza: il Nero di Troia.

“L’essenza della filosofia aziendale della Cantina Cooperativa Casaltrinità è quella di puntare principalmente sulla vinificazione di qualità dei vitigni autoctoni del nostro territorio. La filosofia base è quella di produrre vini di media e alta qualità che possano soddisfare i palati dei consumatori. Abbiamo il compito e il dovere di liquidare i soci nella migliore maniera possibile, dando remunerazioni che siano al di sopra dei prezzi di mercato. In estrema sintesi, la nostra mission è puntare alla massima qualità da estrarre dalla materia prima” spiega Pasquale Pastore, enologo di Casaltrinità.

Il Nero di Troia è uno dei vitigni autoctoni simbolo del territorio pugliese, che trova il suo habitat ideale nella Daunia e nelle Murge.  Questo affascinante ambasciatore del territorio pugliese, anche chiamato uva tranese o barlettana, ha avuto la massima diffusione sulla litoranea che va da Barletta a Trani ma, anticamente, si è prodotto anche nella zona di Canosa, di Castel del Monte e nella zona della Daunia. Il grappolo del Nero di Troia è spargolo e l’acino è abbastanza panciuto, tondo, con una buccia molto spessa.

”E’ un vitigno che non ha grandissimi colori. Spesso è tagliato, nella zona di Castel Del Monte, con il Montepulciano o con l’Aglianico o altri vitigni che danno la possibilità di dare colore. Il vitigno Nero di Troia è tardivo ed, essendo tale, ha le problematiche fondamentali di maturazione perché, non in tutte le annate si riesce a raggiungere una maturazione zuccherina e polifenolica adeguata;  pertanto, su cinque annate tre sono negative.  Delle rimanenti due una discreta e l’altra al top. Diciamo che i produttori non dichiarano questa questione per motivi commerciali, ma la realtà è questa. A differenza del Primitivo di Manduria, che viene tagliato prima, chi coltiva il Nero di Troia incontra sempre problemi di maturazione. La nostra azienda vinifica circa 3.000 quintali di Nero di Troia, prodotto con sistema di allevamento a spalliera (o cordone speronato o a guyot), ma c’è tanto Nero di Troia prodotto a tendone (o pergola pugliese). La pergola pugliese, se mantenuta intorno ai 100/150 quintali per ettaro, riesce a dare un frutto uva di buona qualità. Nel nostro territorio siamo in zone di forzatura dei vigneti e si producono dai 150 ai 200 quintali per ettaro. Se si producesse una minore quantità di uva si otterrebbero dei prodotti sicuramente migliori. Il Nero di Troia presenta due varietà: una a bacca più grande e una detta “canosina”, a bacca più piccola, con molti più polifenoli; però ci si sta lavorando, a livello scientifico, per poter diffondere questo vitigno”,
aggiunge Pasquale Pastore.



Orgoglio e tradizione è il Dolium, un vino ottenuto da uve di Nero di Troia coltivate in una vigna di un piccolo viticoltore, dove il sistema di allevamento è a guyot con rese basse per ettaro e poche bottiglie prodotte (solo 1.300) e con una raccolta dell’uva  a metà ottobre.  Se vogliamo, un figlio che esprime un sorso di autentica territorialità ed interpreta lealmente la tipicità del Nero di Troia.  Emozioni  regalate dal giusto mix tra la “bontà” delle uve e il tempo, con vinificazione non minore di 10 giorni, che diventano 15 in alcune annate, a seconda dello stato di sanità del frutto. Un passaggio in legno di alta tostatura americano di circa 8 mesi e poi, da 12 a 18 mesi, in anfora da due ettolitri per conferire una maggiore serbevolezza al vino  rispetto all’impiego del legno. “Questo significa che lo scambio di ossigeno ottenuto  affinando in legno è notevolmente superiore rispetto a quello  che avviene con l’affinamento in ceramica. Inoltre, si possono gestire questi vini su piccoli quantitativi anche perché il costo delle anfore è abbastanza importante”, spiega l’enologo. L’intuizione di Pasquale Pastore è stata quella di proporre una nuova ed affascinante avventura enoica al presidente  Gargano anche per sperimentare il cambiamento del Nero di Troia mediante l’uso delle anfore in ceramica di nuova concezione (i c.d. Clayver).
 
Il Dolium è un grande vino scuro dalla colorazione intensa, impenetrabile, dal carattere deciso ed elegante, “il vino di punta sopra le righe”, la cui ispirazione creativa è nata dall’esigenza commerciale di impreziosire il portafoglio di etichette della cantina Casaltrinità arricchendolo con un prodotto che si ritenga top sul mercato.

Dai frutti scuri, di prugne, more e mirtilli, si sposta in un abbraccio di ciliege, spezie dolci,  e tabacco per virare su accenti stuzzicanti di cioccolato e leggeri accenni balsamici. In bocca il sorso è sontuoso, dall’impatto energico,  scandito da calde note di frutta surmatura, erbe aromatiche e spezie, pepe nero, cannella, con  tannini già addomesticati, dolci, vellutati, che lasciano l’impressione di un bel cacao fondente. Bellissima la nota sapida, il finale è leggiadro e di grande persistenza.

I terreni prevalentemente a medio impasto, tendenti al calcare, regalano ai vini di Casaltrinità una sapidità importantissima. “I grandi vini hanno una sensazione salata, una sapidità importante. I nostri vini, sia i bianchi sia i rossi, sono caratterizzati da una grande sapidità perché a circa 4 chilometri dalla nostra cantina ci sono le saline e a 5 chilometri c’è il mare. I vigneti dei nostri conferenti, nella stragrande maggioranza, sono favoriti dall’azione del mare che incide molto sulle caratteristiche del prodotto. Abbiamo anche delle condizioni pedoclimatiche uniche, se pensiamo all’insolazione, alla piovosità e al vento. La nostra litoranea si trova nella zona della Puglia più ventosa che esista, il vento ricopre un ruolo fondamentale all’interno del terroir, ci evita le muffe, la peronospora, ecc. Per la produzione di vini bianchi il terroir è fondamentale: abbiamo terreni tufacei predisposti per la produzione di vini moscati, a base di Greco, Malvasia e tutti quei vitigni che presentano una natura aromatica, terpenica”, specifica Pastore.

Per promuovere il  Nero di Troia, vitigno eccezionale ma poco conosciuto nel mondo,  Pasquale Pastore specifica che bisogna fare ancora tantissimo in termini di strategie commerciali e di marketing e di investimenti al fine di organizzare degustazioni in ristoranti ed enoteche,  anche se sono tanti gli eventi, soprattutto in Puglia. “Abbiamo tante piccole aziende che producono degli ottimi prodotti ma soffrono, a differenza di quelle che producono il Primitivo”, aggiunge l’enologo.

Ad oggi la vendemmia 2018 si preannuncia positiva. Il periodo di vendemmia del Nero di Troia si colloca sempre verso la fine dell’estate, in particolar modo verso fine Settembre e a Ottobre. “Abbiamo avuto un andamento climatico molto fresco quest’anno, non un clima estivo ma primaverile in quanto da fine giugno a metà luglio, durante la mattina, la temperatura è stata intorno ai 16°C. Questo ha comportato una maturazione molto veloce, il fresco ha influito positivamente sulla pianta con escursioni termiche fra la notte e il giorno. E’ andata benissimo, a parte la presenza di alcune bombe d’acqua; inoltre,  non c’è stato vento. Qualche produttore si lamenta di piccoli attacchi di oidio e peronospora. L’epoca vendemmiale dovrebbe attestarsi intorno all’epoca dell’anno scorso. La produzione è molto abbondante e si attesterà intorno al 25-30% in più rispetto all’anno scorso. L’annata sarà al 90% buona.”, conclude Pasquale Pastore. 

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