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Villa Schinosa: l'emblema di una viticoltura di qualità

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Siamo a Trani, una delle città più belle della costa pugliese, affacciata sul mare Adriatico e dominata dalla splendida cattedrale romanica, che si staglia bianca contro l’azzurro del cielo e del mare, faro maestoso che protegge la città.
 
A pochi km dall’abitato, nell’entroterra, si trova Villa Schinosa, azienda vitivinicola di antica tradizione, fondata nel 1884, circondata da circa 200 ettari di vigneti, uliveti, mandorleti e ciliegeti, e guidata dall’ultima generazione della famiglia Capece Minutolo dei Duchi di San Valentino, Corrado, giovane e brillante imprenditore nonché appassionato velista.



Alla tenuta si accede attraverso un grandioso viale alberato, alla fine del quale si arriva alla splendida masseria, che suggerisce gli stessi contrasti cromatici della cattedrale, il bianco della calce contro il cielo nitido e luminoso, così tipici dei paesaggi pugliesi, pervasi di aria e luce accecante. Intorno la campagna, e in lontananza l’antico maniero federiciano che domina il territorio.

E’ come trovarsi all’improvviso catapultati in una tela di De Nittis, celebre figlio di questa stessa porzione di territorio pugliese, originario di Barletta e divenuto celebre nella Parigi impressionista della seconda metà dell’Ottocento. Indimenticabili i suoi paesaggi apuli, dipinti en plein air, pervasi di quella inquieta sensibilità che cattura il fremito della natura, del cielo, della luce, senza artifici o orpelli, ma nella sua verità, nell’  esattezza dell’attimo in cui viene colto.



Nato sulla tavolozza del nostro pittore sembra proprio il Moscato di Trani di Villa Schinosa, ottenuto da uve Moscato Reale, coltivate in Contrada Schinosa su terreni tufaceo-calcarei e appassite sulla pianta per circa un mese. Il suo colore dorato di sfavillante luminosità, il respiro arioso e vivace delle sue calde note di agrumi, di mandorle e di erbe aromatiche, il sapore avvolgente e leggermente salmastro, riportano alla mente proprio le parole con le quali De Nittis ricordava i suoi luoghi natii: “Che bei tempi! Con tanta libertà, tanta aria libera, tante corse senza fine! E il mare, il gran cielo e i vasti orizzonti! E da per tutto, un profumo di menta selvatica e di aranceti, che io adoro…”.

La scelta dell’azienda di puntare sul recupero e sulla valorizzazione delle autoctonie, quali il Moscato Reale (che è una varietà fortemente identificativa della zona di Trani, dove veniva coltivata già dal 13° secolo), il Nero di Troia e il Primitivo, e su quei vitigni tradizionalmente coltivati nel nostro territorio (Falanghina, Fiano, Greco e Aglianico), non ha però impedito di sperimentare nuovi percorsi mediante l’utilizzo di vitigni internazionali, in un intreccio tra tradizione e innovazione che non snatura ma crea complementarità.

San Valentino, che ricorda nel nome il blasone della famiglia, è un inconsueto e ben riuscito blend di Nero di Troia, Merlot e Syrah, in cui le note floreali di viola proprie dell’uva di Troia si fondono mirabilmente con quelle vegetali tipiche del Merlot, in una trama olfattiva di grande coesione e originalità che prelude ad una struttura elegante, sorretta da tannini fini e piacevoli.



Nel 1872 De Nittis, di ritorno nella sua terra dopo un lungo soggiorno parigino, dipinge una delle sue operi più celebri, “La strada da Brindisi a Barletta”, nel quale ritornano quegli elementi a lui cari, il cielo luminoso, la strada gessosa resa quasi accecante dal sole, le ombre che evocano “il caldo opprimente del giorno”; elementi che gli derivano dalla sua formazione napoletana e verista che rimanda alla precisione formale e alla consistenza materica del colore, imbevuto di luce, ma qui permeata attraverso le suggestioni di una sensibilità nord europea acquisita durante la sua esperienza francese.

Analogamente il San Valentino si pone come l’emblema  di una viticoltura di qualità, nel quale la forza e il calore della tradizione di un territorio si sposano con l’eleganza di nuove suggestioni, dando vita a un prodotto di grande equilibrio e personalità. Segno di come il connubio tra elementi e sensibilità diversi, tra tradizione e innovazione, tra passato e futuro, possano portare a matrimoni di successo, nell’arte come nel vino.

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