La Cococciola di Marchesi Dè Cordano: stupefacente la sua longevità

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Un messaggio forte per un vitigno che per anni è stato poco considerato ed oggi, invece, rivalutato da Marchesi De’ Cordano nella recente cantina sita in Loreto Aprutino in provincia di Pescara.
Un viaggio sensoriale dove il vitigno si esprime nelle annate 2018, 2016 e infine 2007.

Ci accoglie il titolare della cantina Francesco D’Onofrio passando poi la parola a Vittorio Festa, enologo e socio della cantina che ci racconta della Cococciola. Il vitigno oggi può fregiarsi della denominazione DOC ma è sempre stata “un’uva povera” utilizzata per tagliare il Trebbiano.



Grandi rese in campo, acini di dimensioni notevoli e con grappoli di 30-40 cm che tradotti in vino portavano un’espressione di grande acidità. Ed è proprio qui che è nata l’idea di lasciare delle bottiglie e poi delle piccole produzioni sperimentali in affinamento.

Il brillante pensiero dell’enologo è quello di “impoverire” i vini di eventuali aggiunte e di lavorare sugli affinamenti fisici del prodotto. Sono stati testati diversi contenitori come acciaio, cemento e anfore di terra cotta. La particolarità sperimentata da Vittorio è che il cemento non si predispone alla fermentazione della Cococciola ma, al contrario, rende grande espressione in affinamento.

Iniziamo così il percorso degustativo condotto magistralmente da Ian D’Agata, direttore scientifico a Vinitaly International Academy e consulente scientifico a Vinitaly International è uno scrittore pluripremiato e professore. Con il libro Native Wine Grapes of Italy è stato premiato 2015 Louis Roederer International Wine Awards Book of the Year. Considerato il miglior autore italiano di vino, Ian è stato giudicato uno degli otto migliori scrittori di vino al mondo 2016 da Les Plumes d’Or.



Ian è il direttore scientifico della Vinitaly International Academy e il Scientific Advisor di Vinitaly International e insegna storia e cultura del vino al Master’s Program in Food Sciences della New York University.

La carta di degustazione ci riporta ad un viaggio continentale con i piatti creati da Andrea La Caita direttore del ristorante Acquolina, Una Stella Michelin di Roma, e dal suo chef Daniele Lippi, che ha anche festeggiato dai Marchesi de Cordano il suo compleanno.



- Entrèe -

Focaccina con olio extravergine d’oliva “D’Onofrio”
Brilla Cococciola 2018
La cococciola in versione “gioventù” esprime grande freschezza con delle note che richiamano al frutto tropicale, un bel kiwi, cocco i quali virano verso delle spezie dolci ed un erbaceo di sottobosco. Il gusto viene supportato dalla freschezza olfattiva con un solletichio agrumato sul finale.

- Antipasto -

AMERICA
Tacos di sedano, rapa con guacamole di broccoli e tartare di ricciola
LuSciamblì Cococciola 2016
“LuSciamblì” dal nome simpatico che richiama l’espressione e la musicalità francese vuole proprio giocare sull’assonanza delle acidità tipiche. Il vino viene servito in brocca e spillato in tempo reale da un’anfora in terra cotta. Sentori che riportano all’uva d’origine con delle linee che richiamano la vendemmia 2018 con note erbacee e di frutta a polpa bianca evoluta. Freschezza e acidità ben bilanciata.

EUROPA
Pizza lardo di seppia e carciofi
Brilla Cococciola 2007
Un vino sul quale soffermarsi a lungo. Pensare ad un bianco che ha sulle spalle 12 anni non è facile o tanto meno di comune provvigione. Una gran bella evoluzione. Inebriati al naso da un’affascinante nota fumé, un tocco di liquirizia ed infine note di tabacco tostato, percezioni di distillato e torbato. Un ragionamento lungimirante quello di Davide Gangi che ha fatto riflettere in molti: spesso la fugacità del commercio richiede vini bianchi d’annata giovane, scartando un bianco che ha qualche anno in più. E’ forse opportuno che, oggi, il mondo della ristorazione e delle associazioni di categoria comincino a fare chiarezza verso il consumatore, non tralasciando quanto di magico possano esprimere nel tempo vitigni come la Cococciola.

- Primo -

OCEANIA
Tortello ripieno di carbonara con uova di struzzo
Trinità Montepulciano Riserva 2001

- Secondo -

AFRICA
Faraona, berberé e cous-cous di broccolo
Trinità Montepulciano Riserva 2000
Cambiano le carte in tavola e si passa al principe d’Abruzzo: il Montepulciano! Entrambi con affinamento in acciaio e cemento, rispettivamente 18 e 19 anni sulle spalle. Evoluzioni incredibili ma con una netta differenza dovuta alla tipologia d’annata. La vendemmia 2001, nettamente più fredda rispetto alla 2000, porta all’olfazione una percezione “cavernosa”, quasi ad entrare in una grotta o ambiente prettamente pietroso per poi aprirsi verso un frutto che richiama il ribes cotto, spezie e terziari come cuoio e pelle. Verticale al gusto con una freschezza ben salda, tannini eleganti, ben presenti con un finale di bocca tendente a note amaricanti. L’annata 2000 suscita caldo a primo naso. Percezione nettamente più tonda dall’olfatto al gusto. Il naso è etereo con note che richiamano piacevolmente la ceralacca e smalto. Al gusto sembra di mordere un caco surmaturo con tannini cotti dal caldo e dal tempo.

- Dolce -

ASIA
Pollo al Curry
Santinumi Montepulciano Riserva 2013
Un gioco azzardato ma ben riuscito. Il tannino levigato accompagnava la cremosità del gelato. Provare per credere!

Le conclusioni di Ian D’Agata: “Questa degustazione ha dimostrato a sorpresa la longevità dei vini bianchi autoctoni abruzzesi, in particolare della Cococciola, che mi ha entusiasmato. Un percorso che dimostra le potenzialità enormi dei vitigni autoctoni abruzzesi e la capacità di innovare e sperimentare dei vignaioli, come Francesco D’Onofrio e Vittorio Festa”.
Ultima modifica ilLunedì, 23 Dicembre 2019 10:41
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