Ho capito perchè il vino novello Velenosi è il migliore d'Italia

Letto 781 Email
I frozen my ass to buy a Sass. Questo dicevano i newyorchesi verso la metà degli anni 80 dopo aver fatto lunghe fila al freddo per acquistare il nostro Sassicaia.
 
Io non mi sono gelato il sedere, ma per comprare il novello Velenosi definito a ragione il migliore d’Italia, mi sono bagnato come un pulcino.

Il 19 novembre, terzo giovedi del mese che per chi ama i nouveau sa cosa significa, comincio un giro nei supermercati del mio municipio, cercando sia novelli italiani che nouveau e li trovo solo in due supermercati, uno francese e l’altro italiano. Nel supermercato francese ho trovato un nouveau senza la menzione in etichetta di Beaujolais nouveau AOC e soprattutto che era stato imbottigliato fuori della zona di produzione. Nel supermercato italiano ne trovo un altro tipo che oltre ad avere l’etichetta simile alla prima era imbottigliato in Piemonte, ovviamente sono scappato a gambe levate. A questo punto mi decido di telefonare all’ufficio commerciale della Velenosi e una cortese signora mi dice che a Roma c’erano solo due enoteche che lo commercializzavano.

Il giorno dopo degustandolo ho capito perché era stato giudicato come miglior vino novello del 2020. In questa degustazione non descriverò le mie impressioni ma cercherò di descrivere il più possibile il vino per permettere al possibile acquirente se un vino con tali caratteristiche gli possa piacere.



Condizioni della sala di degustazione:

Umidità relativa 75% Temperatura della sala 20°C Temperatura del vino 18°C

Vino: Rosso Novello IGT prodotto con uve Montepulciano e Lacrima col 100% di macerazione carbonica. Alcool 13°

Osservando il bicchiere noto una densità antocianica impressionante, dovuta principalmente ai vitigni che lo compongono e alla tecnica di fermentazione intracellulare. La densità è tale che non mi permette di stabilirne il colore: è solo osservando il menisco che sono riuscito ad apprezzarne la tinta color viola.

Al naso vengo colpito dal gradevolissimo profumo di vino appena spillato dal tino. Dopo breve roteazione del bicchiere dal “pelo del liquido” cominciano a liberarsi i profumi secondari in cui per fortuna non ci sono i profumi  di bombon anglais ma solo mirtilli, prugne e more.

Al primo assaggio vengo colpito dal suo flaveur possente ed equilibrato che non mi aspettavo in un novello. Procedendo nella suddivisione del sapore, noto una moderata dolcezza dovuta sia a zuccheri residui che alla bassa acidità e tannicità come conseguenza della macerazione carbonica.

La sensazione trigeminale dell’astringenza pur presente non domina come anche la pungenza dell’acidità. La sensazione somatica tattile è vellutata mentre quella calorica dell’alcool lo fa sembrare un vino di grande struttura destinato alla maturazione in barrique.

Aroma di bocca dello stesso tenore del profumo. Persistenza olfattiva leggermente inferiore a quella gustativa.

L’ho lasciato volutamente nel bicchiere per vedere come si comportava all’aumentare della di temperatura di servizio ed ho scoperto che il suo flaveur migliora se bevuto alla temperatura di 21°.

Gli abbinamenti sono quelli dei vini rossi giovani che non elenco, perché secondo me nell’accostare il vino ad un cibo è più facile indovinare che sbagliare. Gli iati gastronomici, molto pochi in verità, dipendono più dalle fisime di degustatori, cuochi e gourmet che dal vino stesso.

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