Ceraudo:"Un luogo per ritrovare l’armonia perduta"

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Vi è una zona della Calabria che va fuori da ogni immaginario comune.
 
Un posto ove il motto è: “Un luogo per ritrovare l’armonia perduta con se stessi e con gli altri” e chi ci arriva “ama la tranquillità e il dolce far niente, lontano dai ritmi frenetici della città, un luogo dove lo spazio ed il tempo non esistono, un ritorno ai valori più autentici della vita, dei campi ed agli antichi sapori e profumi”.

Parliamo dell’Azienda Agricola Ceraudo, un borgo seicentesco che si affaccia tra il mare ed i monti di Strongoli, in provincia di Crotone.

Una realtà singolare che definisce il suo stile in ogni aspetto, materializzando l’essenza del pensiero e la filosofia della proprietà. Ceraudo è nota ai più per l’originale stile di produzione vinicola e non solo: l’azienda produce eccellenti oli extravergine d’oliva nel pieno rispetto della conduzione Bio; vi sono anche dei meravigliosi appartamenti di costruzione rurale in pietra, completi di piscina, che offrono ogni confort per i visitatori; vi è il ristorante gestito dalla Chef Caterina Ceraudo, figlia di Roberto, già una Stella Michelin e che oggi riceve anche la Stella Verde Michelin per la sostenibilità. Insomma, una tappa imperdibile. Ci accoglie Roberto Ceraudo che da lontano, con un gran sorriso e prima di indossare la mascherina, ci dice: “Vi porto a visitare l’azienda con il trattore!”.

E qui, il caro Roberto, ci dona un vero e proprio “giro di giostra”! Dalla rimessa tira fuori un trattore trainante un rimorchio con predisposte panche e cuscini. Con aria fiera ed alla guida del mezzo agricolo, Roberto ci porta tra le vigne ad inizio ripresa vegetativa, con i piccoli germogli emergenti. Dopo qualche meraviglioso vigneto strettamente affiancato alla struttura aziendale, cominciamo ad affrontare pendenze tali da esser costretti a mantenerci alle panche! Di pendenza in pendenza, di vigna in vigna, sorridendo per l’avventuroso viaggio, senza neanche rendercene conto ci troviamo al centro di un paesaggio paradisiaco. Alta quota, piena montagna, circondati dai vigneti a strapiombo sulla vista mare. La percezione del singolo è quella di essere in montagna, in alto, e facendo un solo passo di trovarsi in mare, con un piede già in acqua.



Roberto ci racconta la sua storia, il suo sogno e come tiene a precisare “i sogni sono sempre audaci”.

La sua azienda punta tutto su tre fattori: - Storia - Turismo - Lato umano, ovvero simpatia (e possiamo garantirvi che Roberto ne è ricco di tutte e tre). Nel 1987 gli accade una disgrazia che darà, poi, una netta svolta all’azienda. Roberto era sul suo fedele trattore, procedeva con gli ordinari trattamenti fitosanitari di campo quando gli si rompe il tubo di alta pressione della macchina solforatrice.

Un bagno completo. Zuppo di prodotti fitosanitari, Roberto sistema il trattore e conclude il suo lavoro fino a sera. Rientrato a casa, si lava e si sente male, con successivi 6 giorni di ricovero ospedaliero per intossicazione. Da quel momento l’azienda Ceraudo non ha mai più visto prodotti di sintesi.

Con ben 34 anni di rigorosa e rigogliosa conduzione Biologica, si è tornati all’agricoltura di 100 anni fa, con gli insetti utili alle difese crittogamiche. La conversione è stata semplice, in piena montagna non vi sono altre fonti di inquinamento o altri produttori che possano interferire con la loro conduzione viticola. Si è creata quindi una micro-zona completamente asettica dall’intervento chimico dell’uomo. La stessa terra non viene assolutamente movimentata e le erbe spontanee si rinnovano a periodi stagionali, seccando e diventando utile humus. La terra è tornata ad ospitare la sua fauna originale, basta spostarne un pezzo per vederla rigoglir d’insetti. Ed è qui che Roberto ci svela il suo sogno: fare un grande vino, ma non lui, la pianta dovrà produrre un grande vino.

Ed infatti Roberto provvede da sé alla completa vinificazione, coadiuvato solo una volta l’anno da un enologo nel momento dei tagli di botte. Proseguiamo il tour sul divertente mezzo agricolo ed incontriamo letti di fiume, oliveti trentennali autoctoni e olivi spettacolarmente monumentali. Tra i più vecchi, vi è il seguente in foto, varietà “Tonda di Strongoli”, analizzata con il metodo Carbonio-14 si è stimata l’età esatta: 1.625 anni! Wow!



Rientrando in struttura, verso il calar del sole, vediamo 3 postazioni Tesla di ricarica auto elettriche, un occhio già avanti per il futuro. Una volta scesi dal trattore, Roberto ci mostra i 22 posti letto che l’agriturismo offre dall’89, il primo in tutta la Calabria a credere nel termine agriturismo. Le stanze sono affascinanti, rispettose del rustico e contemporaneamente moderne in ogni aspetto.

Visitiamo anche una chiesetta del 1.600 che, su registri ufficiali, pare abbia custodito le reliquie di San Francesco. Infatti Roberto ha ricevuto ben 3 lettere dal Santo Papa Wojtyla e, scherzosamente, ci racconta che alla sua morte gradirebbe che queste ultime venissero fotocopiate ed inserite nella sua bara, come “lasciapassare” per il Paradiso.



Proseguiamo il tour aziendale, passiamo dalla piscina immersa nel verde, arriviamo in cantina visitandone il pian terreno (di recente ristrutturazione) ed il piano -1 con montacarichi e botti in affinamento. Concluso il tour ci affacciamo nelle sale del ristorante stellato e conosciamo due dei tre figli legittimi di Roberto, ovvero Giuseppe e Susy.



Sì, Roberto ci spiega che ha tre figli legittimi e ben altri 192.000 figli illegittimi, ovvero le piante messe a dimora in 100 ettari di proprietà, di cui 20 ettari vitati.

Ci accomodiamo e con grande gentilezza riceviamo la possibilità di assaggiare le produzioni, quasi tutte a denominazione IGT Calabria.

Prelevato direttamente dalla botte, assaggiamo “Petelia” 2020, bianco da Mantonico 50% e Greco Bianco 50% IGT Val di Neto; continuiamo con “Grisara” 2020, bianco da uve Pecorello IGT Calabria; poi “Imyr” 2020 bianco IGT Calabria;



seguono i rosati con “Grayasusi” e “Grayasusi Argento” IGT Calabria, entrambi 2020 con differenza di affinamento tra acciaio nel primo e barriques nel secondo;



proseguiamo con i rossi “Nanà” 2019 IGT Calabria; “Dattilo” 2015, ottenuto prevalentemente da uve Gaglioppo IGT Val di Neto; “Petraro” 2016 IGT Val di Neto. Infine un passito stratosferico “Doro Bè” 2011 IGT Val di Neto.



Che dire... i vini di Ceraudo viaggiano su un binario unico nel suo genere. Ceraudo è un’idea ben precisa di produzione che si confà solo al suo stile. Inutile dirvi che sono vini di estrema qualità.

Se dovessimo dar loro una figura retorica potremmo immaginarli come dei bodybuilders in eleganti abiti da cerimonia. Ecco, qui è Ceraudo, vini di struttura e grande corpo, incredibilmente eleganti, affascinanti e di gran classe!
Ultima modifica ilMercoledì, 21 Aprile 2021 13:45

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