Tre sfumature di rosato

Scritto da | Pubblicato in recensioni, vino Tre sfumature di rosato

Qualche lustro fa, quando ancora mi occupavo di vino in maniera “quasi professionale”, ebbi a scrivere che il “Metiusco” di Ninì Palamà era il Rosato migliore del Salento e, dunque, del mondo.

Ovviamente si sollevarono molte voci generose di espressioni di compatimento ma soprattutto di insulti.

Avendo più volte risposto alla richiesta di aiuto del Padreterno, da Lui ho imparato a non rispondere alle giaculatorie umane che vorrebbero essere ruggiti di leone ma si dibattono tra il barrito del cervo e il raglio dell’asino.

Poi, lo dico solo per memento, prima la severissima commissione di Vinoway e poi quella più grande del Vinitaly hanno dato a Ninì quello che era di Ninì.

Imperversa ora la moda del rosé, che la pronuncia della langue d’oil fa più figo in campo enoico ed anche in altri … En provence comme à la Provence. Il Maestrale diventa Mistral e il rosato diventa rosé. Epperò ci sono ancora degli strani personaggi che continuano a fare il rosato di negroamaro (di lacrima o salasso) e tra di essi ti ritrovi anche enologi d’alta scuola che continuano a pensare che il vino è natura, umano sapere, ma anche territorio.

“Se vuoi confrontare due cose le devi mettere di fianco e ragionarci con loro contemporaneamente”, mi insegnarono i padri della scienza. In tempo di vacanze ne ho confrontati tre.

Tre declinazioni di rosato di negroamaro in chiave tradizionale. Degustati alla cieca, in tre calici contemporanei sullo stesso ordito: caprino e pecorino freschi, fave verdi, pane con le olive nere.

Spinello dei Falconi (Cupertinum), Metiusco (Palamà), Trame Rosa (Donna Oleria).

Vista: Tutti e tre con la stessa luce rubata ai tramonti sullo jonio nei giorni di luglio. Impossibile non farsi affascinare

Naso: differenze palpabili. Tenue e delicato lo Spinello. Possente ed inebriante il Metiusco. Fresco e balsamico il Trame Rosa. Dovrei fare anche dei paragoni con i frutti di bosco, la ciliegia, ecc. Vi basti sapere che ogni rosato ha la sua rosa che le descrizioni per analogia le ho sempre considerate un po’ degradanti. Specialmente quelle con il “quasi”.

Gusto: e qui si apre una storia intera. Ancora meno paragoni cge se volessi il sapor di ananasso o di mirtillo faccio prima a scorciare una pina o a scolarmi un frullato. Il Metiusco resta in cattedra, aristocratico di sostanza, bevuto a piccoli sorsi e adatto a rendere la bocca pronta al bacio dopo ogni sorso.

Lo Spinello è vino popolare, compagno fedele di grandi bevute, ignaro del tradimento e, che siate in osteria o al picnic, al mare o sui monti, non richiede tanta attenzione ma consegna tanta soddisfazione.

Poi c’è il Trame Rosa. Beva superrima, buono per la tavola di Onofrio e per quella di Gasperino, freschezza ineguagliabile e profilo basso, con la personalità di chi sa di essere il Marchese del Grillo, capace di accompagnarsi tanto ad una attrice francese quanto ad una ragazzotta della suburra. Valorizza assai più che farsi valorizzare e, se necessario, sa anche dire: “Io so’ io, e voi nun siete un c…”

Aspetto un’altra prova sempre nell’alveo dei Rosati di Negroamaro. Che i matti ci sono ancora ma sarà perché mi somigliano, io questi matti continuo a seguirli con piacere.

Tag

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *