Fa caldo? Una Pils, Dank!

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Non insisterò sulle polemiche sulla birra artigianale e sul suo significato. Troppo spesso dietro a questioni che sembrano di “lana caprina” si celano interessi con chiarezza non comunicabili. Restiamo nell’ambito della piacevolezza e del bon savoir vivre …
Dunque il caldo arriva e si fa feroce, specialmente in questo pezzo di terra immerso tra due mari.

E quando fa caldo, caldissimo, quando l’aria si impasta con il sudore e respirare diventa esercizio fisico, nulla è meglio di una buona birra fresca.

Ma non una birra qualunque, ci vuole una birra da bere leggera e poco impegnativa, magari una buona pils. Nel suo boccale con manico per evitare che il caldo delle mani possa scaldarla, apprezzare la schiuma compatta e prorompente, bianca come neve, a sovrastare la parte liquida gialla dorata, limpida e splendente come una Pils deve essere.

Al naso le note tenui di luppoli europei e anche un velato aroma di melone retato.

In bocca vola, fresca leggermente agrumata, con una piacevole carbonazione e retrogusto di un amaro leggerissimo, il sorso di fa lungo, lunghissimo perché la freschezza è pervasiva e non è solo legata alla giusta temperatura ma proprio ad una leggerezza intrinseca.

Resta in bocca un asciutto ed un fresco piacevolissimo.

Ricerchi le ragioni di cotanta piacevole bevibilità. L’acqua certamente. Ed infatti siamo nella Forsesta Nera, il luogo con le acque più dolci d’Europa, in particolare nel parco naturale di Glaswaldwiesen. Poi malti (strettamente bavaresi) e luppoli semplici e ben lavorati (Hersbrucker Spät, Spalter Select, Hallertauer Perle).

Il tutto per avere una birra da meno di 5%vol di alcool (per la precisone 4,9), un plato 11,8 e un IBU di 28 punti. Il tutto in un equilibrio davvero speciale.

Ecco, dimentico sempre di indicare l’etichetta: la Pils di Alpirsbacher Klosterbräu, sicuramente una delle migliori al mondo. Ed ha un costo veramente popolare.

Suggestivo il luogo di produzione, un birrifici al confine di un monastero come s’usava ai tempi di Carlo Magno. Poi, dal 1877, proprietà della famiglia Glauner il cui rampollo, Carlo Alberto, frequentò i migliori birrifici di Baviera ove apprese l’arte brassicola. E dal 1880 si produce questa delizia.

Solo che devo chiedere scusa per l’assunto iniziale. Infatti è sbagliato. C’è qualcosa di meglio di una buona birra fresca. E sono due buone birre fresche, la seconda è la Special dei medesimi produttori. Ma questa ve la racconto un’altra volta dai …

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