La legislazione sulla Birra

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Ogni lunga marcia comincia con un piccolo passo, a condizione di marciare nella giusta direzione fin dal principio. E il primo passo della nostra immersione nel dorato mondo della birra è lardellato da noiosità necessarie, entusiasmanti quanto una seduta dall’igienista dentale.

Stai sorridendo travolto da retro pensieri arcoriani? La malizia assai spesso è più in chi legge che in chi scrive ….

Noiosità quindi, pedanterie come possono essere le scritture delle Leggi, in burocratichese puro e con la retorica ampollosa e ieratica che le contraddistingue. Ma esse sono patto e garanzia, magari patti scellerati, garanzie asimmetriche, ma senza legge dovremmo rassegnarci allo “Ius roboris” invece che alla “Vis iuris”.

E dunque partiamo dal DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30 giugno 1998, n. 272.

“Regolamento recante modificazioni alla normativa in materia di produzione e commercio della birra.” (GU n. 185 del 10-08-1998)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto …. omissis (si devono sempre vedere un sacco di cose); Ritenuto ….. omissis (se ne ritengono altrettante); Udito ….. omissis (e si ode sempre qualcuno quindi si) Emana il seguente regolamento:

Art. 1. Definizioni
… omissis …

1. La denominazione “birra” è riservata al prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica con ceppi di saccharomyces carlsbergensis o di saccharomyces cerevisiae di un mosto preparato con malto, anche torrefatto, di orzo o di frumento o di loro miscele ed acqua, amaricato con luppolo o suoi derivati o con entrambi.

2. La fermentazione alcolica del mosto può essere integrata con una fermentazione lattica.

3. Nella produzione della birra è consentito l’impiego di estratti di malto torrefatto e degli additivi alimentari consentiti dal decreto del Ministro della sanità 27 febbraio 1996, n. 209.

4. Il malto di orzo o di frumento può essere sostituito con altri cereali, anche rotti o macinati o sotto forma di fiocchi, nonché con materie prime amidacee e zuccherine nella misura massima del 40% calcolato sull’estratto secco del mosto.”

E dunque, in forza di legge, abbiamo definito la birra. In forma priva di narrazione, emozione e piacevolezza. Così, didascalicamente come una legge deve fare. Ma questa definizione non ci rimanda forse all’approfondimento delle armonie che i suoi componenti riescono a generare?

Già la presenza di due ceppi di Saccharomyces (carlsbergensis e cerevisiae) ci dice che la definizione birra è burocraticamente giusta ma oggettivamente sbagliata. Infatti la birra non esiste, esistono le birre. Fin dalla notte dei tempi. Ed ogni tentativo, compreso il più potente, di far diventare “Birra” le birre è stato immediatamente votato al fallimento.

Proprio la pluralità delle interpretazioni di questa godibilissima “bevanda alcolica” ne accresce il fascino e il piacere di esplorarne il mondo.

Non si irrida alla terminologia. Se lo si fa per “bevanda alcolica” cosa si dovrebbe fare per “bevanda spiritosa”?

In Italia, secondo la legge, non esistono gli alcolici, ma solo “bevande alcoliche” e, quando superano i 15% di tenore in alcool etilico diventano “bevande spiritose”. Ci sarebbe forse da ridere ma si rammenti che il burocrate, quando scrive parole, ha sempre in target qualcosa. Nel caso della bevanda alcolica si tratta della riscossione della accisa a cui anche la birra è soggetta, indipendentemente dal fatto che sia più o meno latrice di visioni poetiche o di atmosfere rudi e goliardiche.

Solo che per la birra non vale l’alcol ma il Plato.

E, visto che ci siamo, alla birra è legato anche un altro parametro che è il grado IBU. Alcol, Plato e IBU sono gli assi cartesiani sui quali la dorata bevanda si colloca.

Ad essi si aggiungono vista, naso e gusto nelle varie componenti conducendoci ad un mondo di infinite varianti e piccole caratteristiche che raccoglieremo in vari modi.

Certo dopo questa noiosa prolusione entrare in un pub e chiedere una bionda, una rossa o una scura ci farà sentire dei vermi.

È una forca caudina necessaria. La lunga marcia ci condurrà ad entrare in un pub e chiedere, scientemente, una dunkel, una trappista o una eisbock piuttosto che una kölsh, una wit o una altbier. E li sarà la rivincita verso lo spillatore che ci guardò dall’alto in basso sogghignando compatimento …

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