Grappa tre: si comincia a fare sul serio

Scritto da | Pubblicato in distillati Grappa tre: si comincia a fare sul serio

La grappa è, dunque, il distillato di vinacce sia indistinte che di un vitigno specifico che, se è di uve aromatiche definite dal disciplinare, è regolato dalla norma, altrimenti dall’etichetta del produttore.


Non v’è dubbio alcuno che le grappe hanno avuto un grande impulso da quando le vinacce si smaltiscono in distilleria e non v’è dubbio alcuno che hanno avuto un grande impulso soprattutto le cattive grappe.

Ma come è fatta una grappa buona? E una grappa cattiva? Le etichette che ci raccontano?

Cominciamo con il ricordare che la Grappa è un distillato “popolare”, le vinacce sono l’ultima parte dell’uva, l’ultimo scarto. I ricchi preferivano acqueviti, brandy o vini ossidati ad alta gradazione … E rammentiamo che proprio in quanto “popolare” il legno ha poco a che fare con la grappa. Almeno all’inizio. Quindi la grappa si presenta come all’uscita del destillatore: pulita, incolore, trasparente, chiarissima.

L’unica attenzione vera è nel non sporcarla. Ma la grappa è anche il distillato che più dipende dalla materia prima, una grappa di vinacce di Traminer sarà assai diversa da una di vinacce di primitivo.

Ovviamente ci soffermeremo solo sulle grappe “bianche” perché il legno contribuisce in maniera determinante sulle caratteristiche organolettiche, così come le “aggiunte” come la ruta o la pera.

Vitigni nobili danno grappe nobili, dicono.

Non è sempre vero. La migliore vinaccia del migliore Brunello lasciata all’aperto per tre giorni prima di essere portata in distilleria non sarà mai all’altezza di una semplice vinaccia di uve varie portata in distilleria dopo l’ultima spremitura, ancora fresca e grassa.

Le variabili sono tantissime e la mano del produttore è fondamentale nella “presa” del distillato.

Allora come ne usciamo? Semplicemente assaggiando una grappa e cercando di apprezzarne le caratteristiche come si fa con qualunque altro distillato, ma aggiungendone almeno altre due rispetto, ad esempio, ad un whisky o ad un Cognac.

Dati per assodati Vista, Olfatto e Gusto, per me sono importanti il “calore” ovvero la capacità di indurre una sensazione complessiva di tepore che deve essere graduale, uniforme e persistente e, magari, richiami all’origine del frutto e del territorio. I bicchieri per la grappa sono due (vedi foto), uno per le grappe bianche (a sinistra) e l’altro per quelle invecchiate (a destra). 

Cominciamo con le grappe bianche. Va versata nell’apposito bicchiere alla temperatura di 14-18 gradi, che il troppo freddo addormenta la lingua e il troppo caldo fa diventare aggressivo l’alcool. Si osserva in trasparenza e il calice e si ammira la limpidezza e la brillantezza se c’è. Le tracce sulle pareti del bicchiere, pieno fino alla pancia, segnano la ricchezza e lo spessore. Il naso deve esser posto a ragionevole distanza che l’alcool non è quello del vino e raggiunge rapidamente la destinazione olfattiva. Mettere il naso nel bicchiere significa che i profumi non ci sono o che il naso è svenuto. Bspirare brevemente e riflettere SENZA roteare il bicchiere che le catene aromatiche son li in quanto catene, frantumarle significa incasinare tutto. Se si tratta di un monovitigno ben fatto si percepisce, altrimenti emergono le note di aldeide e, quando accade, di solito non bevo quella grappa …

Ora però basta se no la prossima volta non so che scrivere.

A presto.

Tag

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *