Il Cognac – Prima parte

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Distillare è arte nobile, ha bisogno di tecnologia e materia prima.
Secondo Sinesio di Cirene l’arte di distillare vino e sidro era degli Egizi già dal 4000 a.c., forse è esagerato, forse è un tentativo di denobilitare la sua maestra, la grande Ipazia di Alessandria che inventò la prima “isola di distillazione”, ma che, essendo pagana, fu giustiziata da una folla di cristiani inferociti … ah se ci ricordassimo la storia qualche volta …


La prima distillazione nobile della quale cominciamo a discutere, e lo faremo in più puntate, riguarda il principe dei distillati: Sua maestà il Cognac.
Appartenente alla vastissima famiglia delle Acqueviti di vino, grazie ad un preciso capitolato e alla precisa definizione geografica che solo i Francesi son capaci di fare, si è costruita una identità propria, spesso soggetta ad imitazioni.
Nella sterminata famiglia delle Eau-De-Vie de vin alcune si fregiano del titolo: Eau-De-Vie de Cognac, Eau-De-Vie de Charente. Ma il Cognac è altro.
Ne esistono diverse versioni:

  • Grande Fine Champagne
  • Grande Champagne
  • Petite Fine Champagne
  • Petite Champagne
  • Fine Champagne
  • Borderies
  • Fins Bois
  • Bons Bois.

Naturalmente molti si sbizzarriscono nel cercare il “migliore”, e giù bicchieri, cappelli, stelle, medaglie e così via. Ovviamente il migliore non c’è. C‘è un disciplinare rispettato che produce selezioni differenti, alcune possono piacere di più, altre di meno.

Ma per chiarire gli arcani chiamiamo la storia a soccorrerci.


La prima riflessione da fare è che il Cognac è coartato in una piccola regione della Francia (Le Poitou-Charentes) ma di francese non ha assolutamente nulla. Le viti furono portate in Francia dai Romani e l’arte della distillazione dagli Olandesi. E a rafforzare la capacità francese di diventar padroni e abili gestori delle innovazioni eterologhe, si aggiunga che dopo la Fillossera, la stragrande maggioranza dei vitigni che fanno il Cognac sono di Trebbiano Toscano.


Andiamo per ordine.


Le Poitou-Charentes, prospiciente l’Oceano Atlantico, contorna la città di Cognac. La storia, corroborata dall’archeologia, racconta che la coltivazione della vite in questa zona viene introdotta sotto il regno di Domiziano e si sviluppa fin dal III° secolo dc.


Ma è nel Medio Evo che comincia il grande successo internazionale. Grazie anche al fiume Charente che è navigabile in profondità, le navi dei mercanti del Nord entrano nel Poitou a rifornirsi di vino. Dall’XI-esimo secolo la città di Cognac è già un riferimento vinicolo ben conosciuto specialmente agli olandesi. Questi ultimi ne fanno incetta e, dal XIV secolo e fino al XVI-esimo cominciano a distillarlo per avere una maggiore capacità di conservazione. Infatti il vino dello Charente è molto basso di alcool ed è soggetto agli attacchi di agenti degradanti. Distillato produce un buon alcool che, in Olanda, consumano miscelandolo con acqua, i francesi lo chiamano Eau de Vie de Cognac o Eau de Vie de Charente, gli olandesi, più volgarmente,” brandewijn”, letteralmente “vino bruciato”, da “brandewijn” verrà “brandywine” ed infine brandy.


Naturalmente ci vuole poco a imparare a distillare e a vendere agli olandesi direttamente il distillato piuttosto che il vino. Si fa prima, si fa meglio. Aguzzato l’ingegno, e incassata la grana, nel XVII-esimo secolo nasce la doppia distillazione.


Si suole assegnare l’invenzione (o almeno l’idea) a Le Chevalier de la Croix Maron, Seigneur de Segonzac il quale resistette a ben due “cotture” da parte di Satana che voleva strappargli l’anima. E da li comprese che per avere l’anima del Cognac doveva sottoporlo a doppia distillazione.

Nasce così il primo Cognac della storia, solo che non è possibile consumarlo, non è commestibile. Occorrono almeno dieci anni di invecchiamento in botti di querce della vicina foresta di Limousine per poterne usufruire in purezza.

La prima casa capace di investire cotanta ricchezza in tempo e danaro è la Maison Augier.


Il primo Cognac della storia data 1643. Ci vuole poco, meno di un secolo, perché la classe intellettuale francese (in particolare François Diderot) nobiliti il Cognac.


Si moltiplicano i distillatori: Martell (1715), Rèmy-Martin (1724), Delamain (1759), Hine (1763), Hennessy (1765), Otard (1795).


Gli sconvolgimenti rivoluzionari e le dinastie napoleoniche hanno vari effetti sulla regione, ma, in definitiva, in particolare con Napoleone III, si ha una vera e propria esplosione della produzione che passa, in pochi anni, da 150000 a 500000 hl/anno.


Nascono ovviamente nuove Maison: Bisquit (1819), Courvoisier (1843), Royer (1853), Meukow (1862), Camus e Hardy, (1863). Ma l’orizzonte è fosco.


Nel 1875 compare nel Poitou la Phylloxéra vastatrix, la famigerata “mosca bianca” che distrugge quasi tutti i vigneti: nel 1895 si contano 42581 ha vitati contro gli oltre 280000 del1877. La fillossera arriva in tutta la Francia ma nel Poitou è peggio. I nuovi portinnesti di vite americana resistono alla mosca ma non ai terreni calcarei della zona e si ammalano di clorosi.


La situazione è quasi disperata fino all’arrivo del Trebbiano Toscano (Ugni Blanc) che si instaura regalmente ed attualmente costituisce circa il 98% di uve da Cognac. Siamo nel XX-esimo secolo e la storia continua alla prossima puntata.

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