Il mondo della Rakija

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Ma tu sei conscio che il tuo editore ti sfrutta?
Ma tu lo sai che ci sono quelli che si copiano i tuoi articoli e se li vendono?
Ma tu lo sai che raccolgono le cose che scrivi e ci fanno i corsi a pagamento?


Un numero di volte davvero esagerato sento queste domande alle quali, ormai, evito di rispondere.

Ma, in questo incipit, mi si permetta di chiarire una volta per tutte almeno un paio di cose.

La prima è che avendo da tempo superato la maggiore età, non solo io ma anche le figlie che ho generato, non credo di essere completamente idiota. Magari un po’ si, ma non totalmente e quindi se qualcuno approfitta di me me ne accorgo dopo un po’ e potrebbe anche darsi che mi piace.

La seconda è che non tutti misurano compenso e riconoscimento mediante il denaro, il fatto che ciò che scrivo sia copiato e riprodotto per me è già un riconoscimento, poi altri faranno plagio e commercio? E’ un problema loro e della loro coscienza. Io dovrei solo chiedere d’esser onesti e citar le fonti. Ma se non lo sono non sarò certo li a fare causa. Prima o poi chi copia senza coscienza farà una gigantesca figura da st….o e il mondo intero riderà di lui.

Oltretutto anche io attingo a fonti varie e, qualora dovessi pubblicare commercialmente quanto scrivo dovrei citare la bibliografia. Qui non la cito perché non interessa a moltissimi e perché, io credo, per davvero è il mio patrimonio personale.

Premessa necessaria anche per un’altra ragione che concerne proprio questa Associazione alla quale ho avuto il piacere di aderire e nella quale il privilegio di essere accolto fin dal primo battito.

Grazie a Vinoway ho conosciuto tante persone, in particolare una: Nataša.

Ella mi ha fatto dono, un giorno, di una bottiglia di: Dunjevača, una acquavite di mele cotogne che distilla il suo papà in Serbia.

Nulla a che vedere con ciò di cui avemmo occasione di parlare per il Salento (il Cotognac) essendo il primo un distillato ed il secondo un infuso in alcool derivato dalle vinacce.

Allora ho cercato di saperne di più e di rivolgere lo sguardo ad Est dell’Europa prima eg al resto del pianeta poi.

Area ricchissima di distillati, infusi e liquori magari poco noti ma molto interessanti. In quella parte del mondo spesso non sono intervenuti gli Stati a dettar norme e leggi e tutto è rimasto a livello di produzione familiare o di territori antropologicamente ed etnologicamente molto simili.

La grande famiglia dei distillati della zona balcanica va sotto il nome di Rakija.

Acqueviti di frutta con una spiccata propensione alla manifattura casalinga che ne propone la gradazione a circa il 50% o il 60% vol. In forma più organizzata ci si ferma intorno al 40%.

Vi sono anche casi di distillazione doppia (Pripečeniča, oltre il 65% di alcool) e di distillazioni proprio scadenti (Brlja ).

Ovvio che il valore del distillato, ed anche le prprietà organolettiche, derivano dalla frutta utilizzata e ogni Rakija cambia nome in ragione della frutta: Šljivoviča (prugne), Kajsijevača (albicocche), Dunjevaca (cotogno), Visnja (amarene), Viljamovka serba (pere), Kupina (more), Komoviča (uva), Travarica (di prugne con le erbe aggiunte dopo la distillazione), Medovača serba (miele) e Lozovača (uva) sono i tipi più popolari di rakija in Serbia.

La SljivoviVa utilizza circa il 70% delle prugne prodotte in Serbia e, dal 2007, Rakija è un brand protetto, in particolare nella versione di prugne.

La mia Dunjevača è chiara, limpida come acqua di fonte, al naso ha un bouquet intenso ma elegantissimo, di fiori di camomilla, miele e petali di rosa. Poi prevalgono le note fruttate. In bocca è delicata all’ingresso, ritornano le note floreali e di confettura di mela cotogna. Dolcemente pervade il palato in ogni angolo. La nota alcolica non ha nessuna aggressività ma è potentissima, inghiottita, sprigiona tutta la sua forza in un tepore che pervade l’intero il corpo e manifesta immediato potere digestivo.

Da qualche parte ho letto che va bevuta fredda. Io l’ho bevuta a temperatura ambiente in agosto:fantastica. Naturalmente con molta moderazione perché la tacca dell’alcool è molto importante. Un fine pasto eccezionale io credo e, in mano a qualche buon miscelatore, una base per innovare i cocktail.

Ora io confesso la mia ignoranza e non so dire marche serbe alle quali fare riferimento per acquistare la Dunjevača (di Šljivoviča ne esistono a bizzeffe), ma davvero si tratta di una esperienza bellissima.

Al più chiederemo a Nataša Zdravković com reperirla. Sulla Raijka avremo occasione di tornare ma prima proveremo ad esplorare il mondo sterminato della Vodka …

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- Una risposta:

  1. Fabio Ranieri ha detto:

    Interessante come sempre, questo caso poi mi riguarda molto da vicino

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