Il Vodka: tra Samogon e Polugar

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<<Questa mancanza di pulizia e un eccessivo gusto per vodka, acquavite di grano, sono quanto è più da biasimarsi nel contadino russo il quale del resto è intelligente, coraggioso, affabile e benevolo. Si hanno sempre buone accoglienze in casa sua e, come i poveri d’ogni paese, egli fa parte volentieri del poco che ha a chi abbisogna del suo soccorso.>>


<<La Russia manca di vino e d’olio.
Per il primo l’industria nazionale vi provvede a dovizia traendo l’acquavite dal grano, dall’orzo fermentato (vodka), dalla farina d’orzo, dall’orzo mescolato con un poco di menta, traendo la birra rossa (kvas) dalla farina e dal tritello dell’orzo, la birra bianca dalla farina d’orzo fermentata e dal tritello, il kisleschi dalla farina d’orzo mescolata col tritello di segale oppure con un poco di menta, la birra bruna (braga) dal miglio e dal grano col lupolo, la birra bianca (buza) dal grano senza lupolo, il vino dalle ciliegie, dalle more di siepe, dai lamponi, dalle prugnole, dalla polpa della betulla, dai frutti selvatici e facendo una specie di the (biten) col mescolare insieme acqua miele e pepe di Guinea e infine bevendo l’idromiele, e quanto all’olio vi provvedono traendolo …>>

Sono passi di due libri che nulla hanno a che fare con l’expertise in distillati, solo il diario di un pittore che, poco meno di un paio di secoli addietro, andò a conoscere la Russia prerivoluzionaria, e uno dei tanti analisti economici del tempo.

<<Dodici anni gli avean fatto dimenticare la forza del vodka, ne bevve soverchiamente e quando la dimane si destò dal grave sonno dell’ebbrezza, i suoi camerati erano partiti e la nave era salpata dal porto.>>

Un romanzo, di nuovo l’acquetta s’è fatto maschile e si conferma ancora che siamo di fronte all’ennesimo distillato di cereali.

E dunque vanno espresse con chiarezza due principi: vodka è un sostantivo maschile ed è un distillato di cereali.

Almeno nelle sue origini.

Per amor di giustizia va anche citato il punto della svolta, io credo, con Varvaro Pojero a Italia fatta (1875): “Sarebbe poco male se il popolo si limitasse a bere solamente molto tè, però esso fa pure abuso dell’acquavite, dei liquori fortissimi di pessima qualità e ne nascono spesso dei casi di ubbriachezza. La vodka, l’acquavite è la passione dei mujik, la bassa gente, e succede non di rado che per domandare la mancia si dice na vodka invece di na ciai.

Qui la Vodka diventa femminile pur restando una acquavite, e viene dichiarato liquore di “pessima qualità” e passione delle classi povere o, nel gergo del Pojero, classi inferiori.

Singolare che il medesimo ne accetti la compagnia per la zakuska … ma queste son le contraddizioni degli aristocratici. Di cosa sia la zakuska ne parleremo in altro momento.

Ad horas si sarà compreso che l’argomento sul quale ci soffermeremo nelle prossime puntate sarà la Vodka.

Acquavite di cereali, chiara e limpida come l’acqua e si porta questa caratteristica proprio nel nome, infatti in russo l’acqua si chiama вода (Voda) e la particella -ka è come un vezzeggiativo.

Vodka come “acquetta” dunque e come tale usata anche in grande quantità.

Dalla Histoire de l’Empire de Russia sous le Règne de Catherine II, comprendiamo anche perché il Vodka è maschile, infatti esso viene assimilato al vino: “L’eau-de-vie de grain, vino goriat chée, et l’eau-de-vie de grain rectifiée, vodka, remplacent le vin.

E dalla sua produzione sostanzialmente privata, anche per grandi dimensioni, comprendiamo anche la fama di acquavite di scarsa qualità.

In realtà si trattava di alcol etilico i cui aromi non erano altro che delle puzzette derivate dalla sporcizia.

Bisogna attendere un po’ di tempo, come per tutti i distillati, che l’arte si evolva. L’aggravante nel caso della Vodka è che non usa il legno ed è dedicata ai poveri. Dunque una specie di gin fatto male o di whisky appena distillato.

La prima forma nobile o similare non si chiama Vodka, e come cereale usa la segale: il Polugar.

Non è stato prodotto nell’ultimo secolo e mezzo e, da qualche anno è stato rimesso in produzione. Un distillato di media forza (38,5% di alcol) pulito e dall’inconfondibile sapore di pane. Ovviamente era un distillato per nobili e, assaggiandolo, si nota la morbidezza delle note gustolfattive.

Più diffuso era il Samogon (distillare da soli), un improbabile intruglio nato sulle ceneri dell’URSS e usato come moneta di scambio tra disperati.
Da un anno la Russia ne ha riammesso la produzione.

Bisogna essere dunque attenti perché la Vodka sta in mezzo tra Samogon e Polugar ed è uno di quei prodotti per i quali l’industria è assai più sicura dell’artigianato, almeno in linea generale.

Ne avremo di storie da raccontare su questo distillato di cereali che viene riportato come distillato di patate o di fecola delle medesime, più vicino al Samogon che al Polugar e che qualche volta troviamo scritto come La Vodka che è errato, ma invece è giusto la Wodka, che però è polacca …continua …

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