Alta Langa: Metodo Classico del Piemonte

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Oggi proseguiamo il nostro viaggio dirigendoci verso il Piemonte, in particolare nella zona dell’Alta Langa, dove negli ultimi anni si sta puntando in modo deciso sul Metodo Classico, con un piccolo numero di Cantine che vuole innalzare sempre più il livello Qualitativo, lavorando assieme con l’ambizioso scopo di lanciare questa Denominazione nell’olimpo spumantistico italiano.
Il Territorio è quello a destra del fiume Tanaro, interessa Comuni delle province di Cuneo, Asti ed Alessandria, una fascia che tocca le Colline Monregalesi, le Langhe ed il Monferrato, zona ritenuta ottimale per la produzione di basi Spumante, con interessante contributo degli sbalzi termici che favoriscono l’aromaticità delle Uve ed un microclima che si è rivelato ideale per tale tipologia.

L’Alta Langa ottenne il riconoscimento della Doc nel 2002, mentre recentemente nel 2010 si è passati alla Docg, attualmente sono 11 le Cantine che si impegnano nello produzione di questo Metodo Classico, con circa una sessantina di piccoli Vignaioli che contribuiscono tramite il conferimento dell’Uva.

Le principali Cantine attive in questa produzione sono: Avezza Paolo, Bera Walter, Bosca Tosti Giovanni, Cocchi Giulio, Fontanafredda, Fratelli Gancia, Germano Ettore, Martini & Rossi, Monteoliveto di Casà, Serafino Enrico, Vigne Regali Banfi, un mix di realtà Piccole e Grandi unite in una comunione di Enoici intenti spumantistici.

Il Disciplinare prevede che l’Alta Langa Docg possa essere prodotto Bianco o Rosato e messo sul mercato non prima di 30 mesi dalla vendemmia, mentre per entrambi è possibile arrivare al titolo di Riserva se sono decorsi almeno 36 mesi, in tutti i casi si deve comunque trattare di Spumante Millesimato, quest’ultima è stata una scelta condivisa dai Produttori per enfatizzare ulteriormente la spinta nella direzione della Qualità.

Il progetto di produrre Metodo Classico in Piemonte parte da molto lontano ed è merito di sette importanti aziende di quella zona che unirono le loro forze per studiare le soluzioni migliori in grado di portare questa “Idea” ad ottimi livelli di Qualità.

Iniziarono quindi anni di sperimentazione e studi con lo scopo di individuare Vitigni e Territorio più adatti per ottenere Vini di pregio rifermentati in bottiglia, vennero valutate diverse strade, sia per quanto riguarda Vitigni autoctoni, sia per i più classici Pinot Nero e Chardonnay.

E’ proprio su questi ultimi che alla fine si trovò la quadratura del cerchio, ottenendo i migliori risultati su cui mettere le fondamenta per l’ambizioso progetto del Metodo Classico targato Piemonte: la zona prescelta fu quella che attualmente identifichiamo come Alta Langa.

Questa produzione oggi si affianca a quella nota dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti, creando un concetto di complementarità essendo questi sostanzialmente dolci, mentre l’Alta Langa si pone sul mercato a fianco di Franciacorta Docg, Trento Doc e Oltrepò Pavese Docg, ovviamente con volumi produttivi molto diversi, ma l’intenzione delle Cantine piemontesi è quella di non avere nessun complesso di inferiorità nei confronti dei “cugini” lombardi e trentini.

Attualmente il Disciplinare prevede che per produrre l’Alta Langa Docg si debba utilizzare una percentuale di Pinot Nero e/o Chardonnay dal 90% al 100%, mentre per un massimo del 10% è possibile l’impiego di Uve non aromatiche la cui coltivazione è autorizzata in Piemonte, inoltre i Vigneti devono obbligatoriamente trovarsi in collina al di sopra dei 250 metri di quota, al fine di agevolare le condizioni ottimali per i Vini base.

Iniziamo a Degustare assieme gli Spumanti dell’Alta Langa partendo da uno dei Produttori più piccoli, la Cantina Paolo Avezza, situata nella zona di Canelli in provincia di Asti, una realtà a conduzione familiare che dispone di 7 ettari di Vigneto, con una produzione media di circa 25.000 bottiglie all’anno.

Di Paolo Avezza Degustiamo l’Alta Langa Docg Brut 2009, ottenuto con 80% Pinot Nero e 20% Chardonnay, affinamento sui lieviti per circa 24 mesi, titolo alcolometrico 13%.

Nel bicchiere si presenta con un colore giallo paglierino molto scarico e tenue, con un perlage di buona finezza e persistenza.

Il comparto aromatico è l’aspetto di punta per questo Vino, di ottima intensità, inizia con un delicato sentore di lieviti, subito sovrastato da una connotazione minerale piuttosto decisa, che col passare dei minuti viene bilanciata da sfumature floreali, tenui e delicate.

In bocca l’ingresso ha una buona intensità, media struttura, carattere piuttosto secco, complessivamente abbastanza equilibrato, con le componenti acido/sapide che prevalgono rispetto alle morbidezze, finale minerale, con una persistenza discreta.

Questo Alta Langa non è un Metodo Classico “muscoloso”, come invece accade spesso quando prevale il Pinot Nero nell’uvaggio, deve essere apprezzato per la sua facilità di beva, da godere nel quotidiano nell’abbinamento a tavola, senza troppe “complicazioni mentali”, visto anche il prezzo che in Cantina non supera i 13 euro.

A mio parere trova il suo contesto migliore se affiancato a portate non eccessivamente strutturate, per citare qualche esempio potremmo indicare: Insalata di Polpo, Penne Ricotta e Zucchine, Frittata con le verdure, Grigliata di Pesce, Pizza con Verdure Grigliate, Misto di Formaggi Freschi.

Questa è solo una delle interpretazioni dell’Alta Langa Docg, come sempre è il singolo Produttore che trasmette la propria anima allo Spumante, enfatizzandone di volta in volta sfumature e caratteristiche diverse, avremo modo in futuro di confrontarci anche con le altre Cantine di questa zona, per cogliere nel modo migliore le singole peculiarità di questo Metodo Classico targato Piemonte.

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