In Puglia il Bombino Bianco indossa l’abito Classico

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Il nostro viaggio approda questa volta in Puglia, dove incontreremo un Vitigno significativo per questa regione, il Bombino Bianco, con il quale alcune Cantine hanno deciso di intraprendere la produzione di Metodo Classico, combattendo in passato pregiudizi e scetticismi.
Da moltissimo tempo questa Uva viene coltivata in Puglia, soprattutto nelle province di Foggia e Bari, dove partecipa in percentuali diverse agli uvaggi per la produzione di Vini fermi in diverse Denominazioni di Origine, quali per esempio: Castel del Monte, San Severo, Gravina, Cacc’è Mmitte di Lucera, Locorotondo, Martina Franca.

Come tipologia di Vitigno è presente anche in altre regioni d’Italia: Emilia Romagna, dove viene denominato Pagadebit (per la sua ottima e redditizia produttività), in Abruzzo dove prende il nome di Trebbiano d’Abruzzo, ma anche nel Lazio, Molise e Marche.

Ovviamente poi il singolo Territorio associato al microclima sono sempre gli elementi sostanziali per attribuire ad un Vitigno le peculiarità che consentono di legarlo intimamente alla tradizione Vitivinicola di una zona.

Dal punto di vista storico pare che questa Uva sia stata importata dalla Spagna, anche se non esiste nessuna fonte in grado di stabilirlo con certezza, poi sussiste anche una leggenda che attribuisce ai Cavalieri Templari l’importazione del Vitigno da Oriente, dopo essersi stanziati a San Severo al ritorno dalle Crociate: come spesso accade in questi casi mito e verità si fondono con confini indefinibili.

E’ nel nord della Puglia, precisamente nella zona di San Severo, che in passato sono stati compiuti i primi esperimenti di spumantizzazione del Bombino Bianco con il metodo della rifermentazione in bottiglia, in un Territorio dove esiste un particolare microclima favorevole alla coltivazione della Vite, grazie alla protezione montuosa del Gargano e della più lontana Majella, con una positiva ventilazione dei Vigneti, escursioni termiche fra giorno e notte interessanti, senza poi dimenticare i benefici portati dal mare che si trova a non troppa distanza.

I primi esperimenti per la produzione di un Metodo Classico in questa zona di Puglia risalgono alla fine degli anni ’70, con la commercializzazione che avviene a metà anni ’80, il tutto grazie alla temerarietà di tre Amici che fondarono l’azienda D’Araprì (acronimo delle iniziali dei loro cognomi), ormai divenuta un vero e proprio simbolo per tutto il meridione per quanto riguarda questa tipologia di Vini.

Potete immaginare quanto fosse lo scetticismo che circondava in quegli anni un progetto così istrionico ed innovativo per quel Territorio, non fu sicuramente semplice sia da un punto di vista tecnico che umano, basti guardare quanti Appassionati ancora oggi manifestino pregiudizi verso tutti quegli Spumanti che non derivino da Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay.

Per fortuna nel passato ed oggi dei Vignaioli ricchi di passione e tenacia sono riusciti a non farsi abbattere da critiche e luoghi comuni che avrebbero condotto solo ad un impoverimento del nostro Panorama Enoico, nello specifico per quanto riguarda il comparto spumantistico.

E’ sempre la Qualità ovviamente che decreta nel tempo il successo di un progetto o la sua sconfitta, per cui oggi possiamo dire che l’idea “visionaria” di quei tre Amici possedeva dei presupposti concreti e vincenti, visto che attualmente la loro produzione è completamente specializzata nel Metodo Classico e rappresenta una realtà fortemente rispettata nel Mondo Enoico.

Tale successo ha spinto anche altre Cantine della zona di San Severo ad impegnarsi nella produzione di Vini rifermentati in bottiglia, sfruttando le potenzialità che evidentemente questo angolo di Puglia possiede per la produzione di tale tipologia, con la volontà condivisa di creare un vero e proprio “Distretto dello Spumante” che sia punto di riferimento per tutto il meridione d’Italia.

Oggi Degustiamo assieme uno dei Vini di punta della Cantina D’Araprì, in particolare il Metodo Classico “Riserva Nobile” 2006, prodotto con 100% Bombino Bianco, vino base fermentato ed affinato in barrique, permanenza sui lieviti per almeno 48 mesi (sboccatura 2012), titolo alcolometrico 12,5%.

Nel bicchiere si presenta con un colore giallo paglierino dai leggeri rifletti dorati, perlage fine e persistente, il tutto con ottima brillantezza.

La componente aromatica è uno degli aspetti più intriganti di questo Vino, con un attacco deciso di lieviti subito accompagnato da dolci sentori che ricordano la pasticceria, con sfumature di enorme gradevolezza.

La complessità viene accentuata poi da sentori fruttati maturi che ricordano la pesca ed il melone, con un leggero tocco anche di vaniglia.

In bocca l’aspetto più affascinante è la complessiva morbidezza che regala un sorso rotondo, equilibrato, di buon corpo, che punta decisamente alla gradevolezza di beva, con una bella mineralità ed una persistenza che nel finale regala un piacevole retrogusto di lieviti.

Un Metodo Classico davvero di grande eleganza, “nobile” come dice il nome stesso, che conferma la lungimiranza di questa Cantina nel puntare sulla spumantizzazione del Bombino Bianco, ricavandone un Vino originale e di sicuro pregio, acquistabile ad una cifra intorno ai 20 euro.

E’ sempre un piacere raccontare queste Piccole Grandi Storie Enoiche, con idee, progetti, passione, speranza, lavoro, i cui frutti consentono a noi Appassionati di poterci confrontare con Spumanti ricchi di Tipicità, fortemente legati ad un Territorio, attorniati dal fascino di aver sconfitto lo schieramento degli eno-scettici che spesso giudicano prima di Degustare e condannano prima di Conoscere.

Il Bombino Bianco di Puglia è in grado di regalarci emozioni anche in veste “Classica” e la giusta costruttiva curiosità di un Appassionato deve concedersi il confronto con questa ennesima espressione di Qualità Spumantistica Italiana.

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