Panoramica sul Metodo Classico in Italia

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Come esordio per questa nuova Rubrica ritengo opportuno fare un veloce punto della situazione per quanto riguarda il Metodo Classico in Italia. Considero essenziale tale premessa per offrire agli Appassionati meno esperti una fotografia dei vari comparti Vitivinicoli legati alla produzione di Vini rifermentati in bottiglia. In questo modo andiamo a fissare un punto di partenza generale che dia a tutti i Lettori una conoscenza di base per quanto concerne questo importante argomento.
Un aspetto sostanziale che non mi stanco di ripetere è che nel corso di questa Rubrica non è mia intenzione attuare paragoni o confronti con la zona dello Champagne perché, come già ribadito in un mio precedente articolo, trovo stucchevole e poco significativo il continuo dibattito che in certi periodi dell’anno viene fatto tra le nostre Bollicine e quelle francesi. Ci sono in campo Storie, Territori, Culture e Tradizioni molto diverse fra loro, la ripetuta enfatizzazione di questa sfida personalmente poco attrae il mio cuore di Appassionato, inoltre credo che nulla giovi anche alla nostra realtà Enoica, anzi, fa quasi trasparire una sorta di complesso di inferiorità che vogliamo a tutti i costi sfatare. Ognuno deve camminare sulla propria strada, orgoglioso della Tradizione da cui deriva, ma soprattutto con grande progettualità per il futuro al fine di attuare delle valide “politiche” per la valorizzazione delle peculiarità di ogni singolo Territorio.

Aggiungo un altro importante aspetto, non mi interessa assolutamente avvallare pseudo sfide su quale zona italiana produca i migliori Metodo Classico, questo genere di lotte campanilistiche sono spesso noiose tante quanto quella con lo Champagne. Comprendo che sia umano fare dei confronti fra realtà che producono Vini di analoga tipologia, ognuno è convinto di essere migliore dell’altro, però la mia filosofia è quella di Comunicare nella maniera più ampia possibile tutte le sfumature che in Italia ci sono nel Metodo Classico. Questo ci porterà a raccontarvi di Cantine e Vini delle zone più altamente vocate, ci sarà grande spazio per le aree più piccole ed emergenti, ma anche per quelle isolate realtà “pionieristiche” che hanno deciso di puntare sulla rifermentazione in bottiglia, pur trovandosi in un contesto territoriale non direttamente legato a questa tradizione produttiva.

Come è noto, in Italia abbiamo tre importanti “Pilastri” per la produzione di Metodo Classico, stiamo parlando di Franciacorta, Trentino ed Oltrepò Pavese, ognuno con delle peculiarità che andremo brevemente a descrivere. Ciò non significa che solo in tali zone si producano Vini di Qualità, ma semplicemente la loro tradizione Vitivinicola ed enologica negli anni ha puntato in modo deciso alla valorizzazione della rifermentazione in bottiglia.

Per quanto riguarda la zona del Franciacorta Docg attualmente possiamo dire che circa l’80% della superficie vitata è dedicata allo Chardonnay, il 15% a Pinot Nero, mentre il 5% al Pinot Bianco. Il disciplinare  prevede un uvaggio di Chardonnay e/o Pinot Nero, con al massimo una presenza del 50% di Pinot Bianco, mentre per quanto riguarda la versione Rosè ci deve essere almeno una percentuale del 25% di Pinot Nero. In questa zona abbiamo da anni grosse “industrie” del Vino che producono milioni di bottiglie all’anno, le quali hanno avuto il merito di esportare il “concetto” di Franciacorta anche all’estero, facendo leva sul loro potenziale economico e pubblicitario. Oltre a queste “potenti” realtà abbiamo un vasto tessuto di piccole e medie Cantine che arricchiscono e diversificano in maniera splendida l’offerta di Metodo Classico della Franciacorta, con produzioni cariche di personalità ed interpretazioni enologiche che impediscono omologazioni di massa, offrendo all’Appassionato la possibilità di cogliere le diverse sfumature del Territorio e del singolo Produttore.

Parliamo ora della zona del Trento Doc, la prima in Italia ad ottenere la Denominazione di Origine per quanto riguarda  il Metodo Classico, con una tradizione lunga parecchi decenni e che deve la sua origine all’intuizione ed al carisma Enoico di Giulio Ferrari, il quale ebbe la forza di scommettere in modo deciso sulle potenzialità di questo Territorio per quanto riguarda la rifermentazione in bottiglia. Le uve che possono concorrere nella produzione del Trento Doc sono Chardonnay e/o Pinot Nero e/o Pinot Bianco e/o Pinot Meunier, ma è sicuramente il primo, ovvero lo Chardonnay, il vitigno maggiormente utilizzato e su cui si punta in questa zona per il Metodo Classico. Anche qui il tessuto produttivo è composto da alcune grandi aziende che hanno avuto il potere di rendere celebre il Trento Doc, affiancate da un numero interessante di piccole preziose Cantine che da anni contribuiscono ad elevare la Qualità e la varietà delle Bollicine di questo Territorio, ricco di sfumature ampelografiche diverse a seconda di altitudine, longitudine ed esposizione, contribuendo così ed enfatizzare le peculiarità delle singole zone dove sono collocati i vigneti.

Veniamo ora alla zona dell’Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg, dove è il Pinot Nero a farla da padrone per quanto riguarda la produzione di Spumanti rifermentati in bottiglia, infatti nell’uvaggio deve essere presente con un minimo del 70%, a cui è possibile abbinare Chardonnay, Pinot Grigio e Pinot Bianco. Invece se in etichetta si vuole aggiungere la dicitura Pinot Nero, quest’ultimo deve essere presente per almeno l’80%. Ovviamente i Produttori “puristi” amano produrre del Metodo Classico col 100% della Nobile Uva, accettando al massimo la sfida con questo vitigno decisamente ostico da coltivare e vinificare, ma in grado di dare origine a Bollicine di grande personalità e struttura, con un carattere fortemente tipico e riconoscibile, carico di sfumature aromatiche decise ed intimamente legate al concetto di Pinot Nero. Anche in questo caso sono davvero molteplici le sfumature organolettiche impresse dai singoli Produttori che, a seconda dal carattere più o meno “maschio” che vogliono ottenere, decidono se affiancare al Pinot Nero piccole percentuali di altre uve, creando così una firma enologica personale abbinata a quella del Territorio.

Facciamo ora un breve cenno ad altre Denominazioni in Italia che fanno espressamente riferimento alla produzione di Metodo Classico, una di queste si trova in Piemonte e si tratta dell’Alta Langa Docg, legata ad alcune zone specifiche nei comuni di Cuneo, Alessandria ed Asti. Per la sua produzione in Bianco e Rosato viene richiesto Chardonnay e/o Pinot Nero per un minimo del 90%, mentre per il restante 10% è possibile l’impiego di uve provenienti da vitigni non aromatici la cui coltivazione è autorizzata in Piemonte. Attualmente sono poco più di una decina le Cantine che si dedicano alla produzione dell’Alta Langa, che di recente ha raggiunto il riconoscimento della Docg, ma in quella zona del Piemonte credono molto nella futura crescita del loro Metodo Classico, in effetti negli ultimi anni la Qualità sta costantemente aumentando, per cui terremo monitorata con attenzione questa zona che in futuro avremo sicuramente modo di approfondire meglio.

Ci sono poi altre Denominazione all’interno delle quali è prevista la produzione di Metodo Classico, per ora ne citiamo solamente alcune senza approfondirle, in quanto ci sarà occasione in futuro di poterle analizzare: Alto Adige Doc, Lugana Doc, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc, Reggiano Doc, Lambrusco di Sorbara Doc, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc, Lambrusco Salamino di Santa Croce Doc, Vermentino di Gallura Docg, ed altre.

Oltre a tutte queste Denominazione è doveroso sottolineare il fatto che esistono decine di piccole Cantine che hanno scelto, con Passione e Fiducia nei propri mezzi, di iniziare a produrre del Metodo Classico pur trovandosi in regioni dove questa tradizione non è assolutamente radicata, ciò accade per esempio in Toscana, Puglia, Umbria, Sicilia, Sardegna. Sarà nostro piacere, nel corso dei prossimi mesi, scovare e Degustare queste “Chicche Enoiche” rifermentate in bottiglia in grado di rafforzare con la loro Qualità il grande valore di Tipicità offerto dal Metodo Classico d’Italia, anche se non rientrano nelle classiche Denominazioni specifiche, quello che importa è Comunicare il Valore di chi produce Bollicine con ampio contenuto di Territorio, Passione e Qualità.

Come sempre il contributo dei Lettori di Vinoway sarà importante, non esitate quindi a segnalarci Vini che vi hanno particolarmente colpito in Degustazione, questa Rubrica è di Tutti Noi e deve crescere con il prezioso aiuto di ognuno.

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