Bardolino Doc, alla scoperta del suo mondo turistico – Parte 1

Scritto da | Pubblicato in turismo, vino Bardolino Doc, alla scoperta del suo mondo turistico – Parte 1

Il territorio e i terreni

Tra le asperità alpine e le seduzioni lacustri, l’areale del Bardolino Doc comprende sedici comuni del Veronese (per intero i comuni di Garda, Bardolino, Affi, Cavaion Veronese, Pastrengo, Lazise, Castelnuovo del Garda, e in parte quelli di Torri del Benaco, Costermano sul Garda, Caprino Veronese, Rivoli Veronese, Bussolengo, Sona, Peschiera del Garda, Sommacampagna, Valeggio sul Mincio). Dalla strozzatura nord-orientale del Lago con Torri del Benaco e più all’interno alle pendici del Monte Baldo con Caprino, si scende verso la zona Classica tra Bardolino, Garda, Costermano, Affi, Cavaion e Lazise, per poi arrivare a sud, anche verso l’interno. E se la matrice è sempre di origine morenica, con grande variabilità dei suoli ma tendenzialmente ghiaiosi e profondi, Bardolino si differenzia dalle altre zone per gli affioramenti rocciosi del settore settentrionale. I suoli delle colline moreniche del territorio del Bardolino sono caratterizzati da una estrema variabilità (la zonazione ne ha individuato 66 tipologie), dovuta ai depositi lasciati dai ghiacciai che modellarono il bacino gardesano e, in parte, da quelli che discesero la valle dell’Adige. I diversi ghiacciai lasciarono enormi accumuli di materiali, depositati nel grande anfiteatro gardesano o nell’anfiteatro interno di Rivoli Veronese: si tratta di ammassi di ciottoli, accumuli di ghiaia, massi erratici, strati duri di loess, argille.

La storia recente

La storia moderna del Bardolino ha ufficialmente origine nel 1968, anno di nascita della Doc Bardolino. Nel 2015 il Consorzio di tutela avvia il progetto “Bardolino Village” che mira a definire le caratteristiche zonali dei vini, sulla scorta delle aree già descritte da Giovanni Battista Perez a fine Ottocento e di fatto confermate dalla zonazione. Si è dunque partiti con il progetto Bardolino Cru, recuperando le tre sottozone storiche – La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna -.  Il cambiamento del disciplinare approvato nell’aprile 2021 ha ridisegnato dunque la denominazione scommettendo su un innalzamento della piramide qualitativa. Complessivamente, i tre distretti coprono tutto il territorio di produzione. La Rocca per i comuni del territorio dell’antico Distretto di Bardolino: Bardolino, Castelnuovo del Garda, Garda, Lazise, Peschiera del Garda e Torri del Benaco. Montebaldo per il tratto pedemontano dell’ex Distretto di Montebaldo, nel territorio di Affi, Caprino Veronese, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda, e Rivoli Veronese. Sommacampagna per l’area delle colline moreniche meridionali, nei comuni di Bussolengo, Pastrengo, Sommacampagna, Sona e Valeggio sul Mincio

I tre storici cru del Bardolino erano già noti alla fine dell’Ottocento, quando il vino rosso rubino del lago di Garda era servito nei Grand Hotel svizzeri accanto ai vini di Borgogna e al Beaujolais. Già allora si conosceva l’esistenza di tre sottozone, individuate dai commercianti di vino nel 1825 (trent’anni prima della classificazione dei Bordeaux, fatta nel 1855) e poi identificate geomorfologicamente da Giovanni Battista Perez nel 1900 nel volume “La Provincia di Verona ed i suoi vini”. Ai vini di queste macro-zone erano riconosciute alcune peculiarità organolettiche e qualitative, che però sfuggirono ai compilatori del disciplinare di produzione del 1968. La strada dei cru definisce un vertice della piramide qualitativa alternativo rispetto alle denominazioni Bardolino classico e Bardolino Superiore DOCG.

I vitigni

Il vitigno di gran lunga più importante del territorio del Bardolino è la Corvina Veronese: il disciplinare in fase di approvazione prevede che possa essere utilizzata fino al 95% del totale dell’uvaggio. Il restante 5% è riservato alla Rondinella, altro vitigno autoctono veronese. Possono concorrere alla produzione del Bardolino altri vitigni a bacca rossa coltivati localmente, tra cui il Corvinone (confuso con la Corvina Veronese grossa fino al 1993, anno della sua iscrizione al Registro delle varietà), che può sostituire la Corvina Veronese fino a un massimo del 20%. Altro vitigno autoctono locale è la Molinara, che può concorrere alla produzione del Bardolino fino a un massimo del 15% del totale: la sua coltivazione è tuttavia oggi marginale del territorio veronese ed il suo utilizzo non è più obbligatorio nell’uvaggio (lo era nel disciplinare originario del 1968), ma solo facoltativo.

La Corvina Veronese è il classico vitigno autoctono della zona del Bardolino, dove viene sempre utilizzata immediatamente dopo la vendemmia, ma anche dell’areale della Valpolicella, dove per tradizione fa invece ricorso anche alla tecnica dell’appassimento. Le prime documentazioni sulla sua coltivazione nel territorio veronese risalgono al 1824 ad opera del Pollini. Offre una straordinaria capacità di adattamento ai diversi suoli delle colline moreniche della riva veronese del lago di Garda e del suo entroterra, interpretandone al meglio le caratteristiche territoriali attraverso le componenti organolettiche fruttate e speziate, ma anche grazie alla freschezza e alla sapidità che riesce a conferire ai vini.

A spasso per i comuni del Bardolino Doc

AFFI

A venticinque chilometri circa dal capoluogo regionale, incastonata alle pendici del Monte Moscal, Affi rappresenta una strategica porta di accesso al Lago di Garda. Lambita dalle acque del torrente Tasso, affluente del fiume Adige, Affi è incorniciata da un paesaggio incantevole, che offre infiniti spunti per gite fuori porta e attività all’aria aperta, ma rappresenta anche un piccolo scrigno di gioielli storici, artistici e architettonici, lasciati in eredità da una storia lunga e appassionante. Il cuore più antico del borgo è in sé un piccolo capolavoro, anche solo per le piccole case edificate coi “seregni”, i caratteristici ciottoli arrotondati naturalmente dal ghiacciaio dell’Adige. Ma le vere opere d’arte sono ad esempio le chiese: da vedere quella di Sant’Andrea del XII secolo, la parrocchiale di San Pietro in Vincoli, risalente al XVIII secolo, progettata dall’architetto Lodovito Perini, e infine l’ottocentesca Chiesa di San Bartolomeo alla Caorsa.

Vanno visitate anche le ville nobiliari: Villa Poggi, fatta costruire dai Da Persico nella seconda metà dei Seicento, e poi ampliata tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento. Quando la famiglia Poggi l’acquistò, nel 1870, trasformò il giardino all’italiana in uno splendido parco di 11 ettari, con piante esotiche e ampi spazi verdi tuttora visitabili.


La settecentesca Villa da Persico, progettata dall’architetto Ignazio Pellegrini, è oggi è sede della fondazione Elena Da Persico (giornalista, scrittrice e politica vissuta tra l’Ottocento e il Novecento) e ospita splendidi affreschi che rappresentano il Lago di Garda.

Ad Incaffi, sulla sommità del Moscal, da vedere Villa Fracastoro, che appartenne al colto medico Girolamo Fracastoro. Nato nel 1479 da una nobile famiglia veronese, fu medico (papa Paolo III lo volle con sé al concilio di Trento) e letterato. Nel suo trattato “De vini temperatura sententia”, del 1534, si discute sulle proprietà terapeutiche e dietetiche dei vini.

Per gli sport Acqua thrill e Outdoorplanet, per fare canyoning.

Dove mangiare

Locanda Moscal

Il Pigno

Dove dormire

Corte Impero

Cà Vettor

Hotel Garda

Corte Castello

BARDOLINO

Bardolino, il paese che ha dato il nome al vino, ha un’antichissima tradizione viticola: un documento dell’anno 893 parla dell’offerta al monastero veronese di San Zeno di terre con olivi e vigne nei pressi della chiesa di San Severo da parte di re Berengario I.

Nel centro storico sono numerosi gli elementi d’attrazione, tra i luoghi di interesse artistico e culturale spiccano alcune chiese, prima fra tutte la Chiesa di San Zeno: si tratta di una delle più belle chiese carolinge del nostro paese, edificata nella seconda metà del IX secolo, con i bracci laterali della pianta a croce latina che ospitano ancora le decorazioni originali. Anticamente parte del feudo monastico dell’Abbazia di San Zeno, è tra le poche chiese del territorio veronese ad essere stata risparmiata dal terribile terremoto del 1117.

Vale la pena, poi, di visitare la Chiesa di San Severo, del XI secolo, capolavoro del romanico veronese con i suoi raffinati affreschi del XII, XIII e XIV secolo; i resti dell’antico monastero di San Colombano, del XI secolo; la Pieve di Santa Maria, che contiene la più antica iscrizione altomedievale della zona; la Chiesetta di San Vito, romanica, in località Cartelline; infine, la Chiesa di San Nicolò, costruita su progetto dell’architetto Bartolomeo Giuliari tra il 1830 e il 1847. La parrocchiale dei Santi Nicolò e Severo, nel cuore del paese, è ottocentesca.

Oltre alle chiese, numerose ville dell’Ottocento fanno bella mostra di sé disseminate nel territorio di Bardolino, alcune delle quali immerse in ampi parchi rigogliosi di verde, altre nascoste tra le case più semplici del paese, pronte a stupire chi non si aspetta tanta bellezza. Dotata di un bel parco, esteso su tutta la parte nord della baia di Bardolino, è Villa Bottagisio; il parco di Villa Guerrieri, invece, in via San Martino, si affaccia direttamente sul Lago di Garda, e custodisce entro i suoi confini i resti di un antico fortilizio. Nel dopoguerra è stato purtroppo distrutto il parco di Villa Bassani Raimondi, in via Fosse, mentre è stata ristrutturata di recente Villa Marzan, la più bella del comune di Cisano. Meritano un’occhiata, per finire, Villa Giuliari-Gianfilippi, e Villa Betteloni.

Presso il porto, affacciato sul bel lungolago c’è palazzo Gelmetti, l’attuale municipio. Vicino al porticciolo è anche la loggia Rambaldi, cinquecentesca.

Sulla Rocca vi è anche l’eremo camaldolese nella chiesa sono conservate opere pregevoli del Paglia e di Palma il Giovane. Bardolino ha due frazioni: Calmasino, in collina, e Cisano, sul lago, con la sua pieve di Santa Maria, che conserva la facciata e l’abside dell’antica chiesa romanica.

In particolare a Cisano sono stati rinvenute tracce dell’antichissima civiltà palafitticola del basso lago di Garda. La presenza umana non è mai mancata nella zona di Bardolino ma, per averne tracce scritte, si deve arrivare all’alto medioevo.

E’ del IX secolo l’edificazione del primo castello, autorizzato da Berengario al fine di costituire mezzi di difesa contro le invasioni, permesso accordato a tutte le comunità del lago. A Bardolino il castello s’ingrandì fino a costituire con gli Scaligeri un unico fortilizio per tutto il paese. Nel XII secolo Bardolino è un comune autonomo, e risale al 1222 la costituzione – comune a quasi tutti i centri del lago – dei diritti di pesca riservati alle famiglie dei pescatori del luogo.

A Bardolino si può praticare sci nautico, wakeboard, parasailing al Water Ski Center e vela al Centro Nautico Bardolino. Per gli amanti del Tennis esiste il Circolo Tennis Bardolino. Per grandi e piccini il Minigolf Bardolino.

E su queste docili acque l’ideale è il giro in veliero: un’imbarcazione storica lunga 24 metri che permette, al tramonto, di godere della luce del sole che si riflette sull’acqua fino a scomparire. Un veliero, il San Nicolò, che risale al 1925, emblema e simbolo incontrastato della navigazione sul Lago di Garda.

Da non perdere il Cammino del Bardolino, 100 chilometri di sentieri circondati da vigne, affacciati sul lago di Garda, percorribili a piedi o in bicicletta, su 18 diversi percorsi naturalistici che prendono il nome dalla denominazione vinicola più celebre del territorio. Il percorso collega sei centri abitati (Bardolino, Affi, Costermano, Cavaion Veronese, Garda e Rivoli) e mette in rete circa sessanta aziende vitivinicole che hanno contribuito a preservare un paesaggio agreste peculiare, con le colline che digradano sul litorale lacustre. Scoprire il Cammino del Bardolino significa tornare a un turismo lento e in sicurezza, alla larga da assembramenti e ritmi frenetici. Il completamento dell’opera ha portato all’installazione di 53 cartelli informativi (dotati di QR Code per la consultazione via app) che indicano il tracciato con apposita segnaletica e forniscono informazioni e curiosità su luoghi di interesse storico, religioso e artistico e prodotti tipici del territorio. Sono stati predisposti anche parcheggi gratuiti per lasciare in sicurezza l’auto e aree attrezzate per godere di un pranzo al sacco. I percorsi spaziano dai tracciati più brevi (3 o 4 chilometri) alle camminate più impegnative fino a 20 chilometri di percorrenza.

Dove mangiare

La Veranda del Color Hotel

Il Giardino delle Esperidi

La Barchessa Rambaldi

Piccolo Doge

Osteria al Capitel

Dove dormire

Acqualux Hotel Spa

Caesius Terme & Spa

MaisonMe boutique hotel

Parc Hotel Gritti

Parc hotel Germano

Agriturismo La Rocca

Cantine

Casaretti

Costadoro

Guerrieri Rizzardi

Villabella

Zeni

BUSSOLENGO

Posta su di un pianoro che si eleva sul corso del fiume Adige, la città di Bussolengo si trova in una posizione di grande privilegio, ponendosi a breve distanza da attrazioni turistiche del calibro del lago di Garda, dalla città di Verona, dai monti Lessini e dal Monte Baldo.

Bussolengo ha origini antiche, e le prime testimonianze risalgono a circa 3.500 anni fa, nell’età del bronzo, cui seguirono poi differenti dominazioni fino a quella romana. I Romani hanno lasciato alcuni monumenti che è ancora possibile ammirare oggi. Infatti qui troviamo una grande pietra adibita a battistero ed un cippo con inclusa iscrizione latina, entrambi si trovano dentro la chiesa di San Salvar. Il nome di Bussolengo compare la prima volta durante i secoli bui del primo medioevo.

Bussolengo è una popolosa cittadina: accanto alle attività artigianali, commerciali e industriali, conserva una solida tradizione agricola, fondata prevalentemente e sulla coltivazione della pesca e sulla viticoltura. In paese, è interessante la chiesetta di San Valentino, datata XIV secolo e possiede all’interno degli affreschi interessanti, con una magnifica crocifissione. Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, si svolge a Bussolengo una popolare e storica fiera. Un’altra chiesa interessante per il suo patrimonio di affreschi è quella di San Rocco, situata nei pressi del cimitero.  La parrocchiale di Santa Maria Maggiore, rifatta nella seconda metà del Settecento ed ampliata in tempi recenti, domina la piazza centrale. Tra gli edifici civili spicca la cinquecentesca villa Spinola (oggi sede dell’azienda sanitaria locale), caratterizzata da tre ordini di arcate sovrapposte.

Dove mangiare

Lacanda Bordin

Trattoria da Guido

L’Ostaria

Trattoria Biondani

Dove dormire

Montresor hotel

Residenza Girelli Sorelle

B&B Corte dei Cedri

CAPRINO VERONESE

Il territorio comunale di Caprino Veronese ricomprende un ampio tratto del monte Baldo, e il suo mercato settimanale (il sabato mattina) è polo d’attrazione del circondario. L’imponente chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Maria Maggiore: l’acquasantiera è opera di Antonio Tinelli, lapicida di Montecchio di Caprino, alla cui mano appartengono le numerose croci in pietra visibili sul territorio. La sede municipale è il seicentesco palazzo Carlotti. Nel piccolo museo al pian terreno è da vedere l’ottimo gruppo scultoreo quattrocentesco del compianto. In località Platano sorge la settecentesca villa Nichesola Rigo. La frazione di Lubiara vanta antica tradizione nella lavorazione del marmo. Dalla frazione montana di Spiazzi si scende allo spettacolare santuario della Madonna della Corona, abbarbicato alle rocce a strapiombo sulla Valdadige.

Dove mangiare

Villa Cariola

Ristorante Cima 11

Dove dormire

Locanda al Centrale

Agriturismo Corte dei Fiori

Cantine

Gentili

CASTELNUOVO DEL GARDA

Castelnuovo del Garda è situato a diciotto chilometri a ovest di Verona, e una piccola parte del comune si affaccia sul Lago di Garda, anche se il territorio si sviluppa specialmente tra i dolci pendii delle colline moreniche.

Simbolo di Castelnuovo del Garda è la torre merlata che svetta nel centro storico. La parrocchiale è ottocentesca: venne edificata su disegno del Trezza.

Tra le attrazioni principali che vale la pena di vedere a Castelnuovo c’è il castello, che si eleva in posizione dominante sul centro del paese dal lontano 1387, anno in cui Giangaleazzo Visconti smantellò Peschiera, dopo la sconfitta degli Scaligeri, e costruì questo paese per controllare da vicino Verona. Al centro della seconda muraglia del castello, poi, ad opera dei Visconti fu costruita l’attuale gran torre, sulla quale spiccava la Bissona dei Visconti, a cui nell’Ottocento sono stati aggiunti la merlatura e l’orologio a pesi.

Nel XII secolo venne rasa al suolo dal Barbarossa: la popolazione decise di costruire un nuovo insediamento fortificato, “Castrum novum”, trasformato nel corso del tempo in Castelnuovo (l’attuale nome del paese). Nel 1630 Castelnuovo fu colpito dalla peste (la terribile peste di manzoniana memoria) che decimò la popolazione. Alla sua prima discesa in Italia, Napoleone sostò nello storico palazzo Angelini.

Una lapide sul palazzo del municipio ricorda l’eccidio della popolazione di Castelnuovo compiuto nell’aprile del 1848 dalle truppe austriache. L’11-12 aprile 1848 fu infatti teatro della battaglia di Castelnuovo, e il paese subì l’onta del saccheggio della soldataglia austriaca che mise a ferro e fuoco il paese bruciando quasi tutte le case ed uccidendo con inaudita e bestiale ferocia un gran numero di abitanti, compresi donne, vecchi e bambini.

Ad Oliosi, un’altra lapide, su casa Benati, parla della resistenza opposta da quaranta soldati ai ripetuti assalti austriaci.

In paese e nella campagna circostante c’è qualche bel palazzo, come Villa Ridolfi Sella, cinquecentesca, e Villa Valcerea, con la sua torre colombara. A Cavalcaselle è ammirevole Villa Arvedi d’Emilei. A Sandrà, ci sono Villa Borgognoni Tommasi e la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, progettata da Adriano Cristofoli.

Come per gli altri paesi del Garda, Castelnuovo è passato nella sua storia sotto diversi domini, (Scaligeri, Visconti, Repubblica di Venezia, l’Impero Austriaco).

A Castelnuovo il lido del Campanello e quello dei Ronchi offrono ai turisti servizi e strutture per la balneazione sul lago di Garda.

Attualmente Castelnuovo del Garda è principalmente conosciuta per la presenza nel suo territorio comunale di Gardaland, uno dei più grandi e noti parchi del divertimento in Europa.

Dove mangiare

Trattoria al Dosso

Dove dormire

Agriturismo Casa Pezzo

Cantine

Giovanna Tantini

Poggio delle Grazie

CAVAION VERONESE

Ambiente mediterraneo e imponenza delle montagne si fondono a Cavaion Veronese, in provincia di Verona: il Lago di Garda addolcisce la cittadina coi suoi riverberi argentei e le regala temperature miti e una vegetazione solare, ma è anche vero che il Monte San Michele e il Monte Ceriel, ai lati dell’abitato, ci ricordano che siamo nel Nord d’Italia a due passi dalle catene montuose.

Subito alle spalle di Bardolino, Cavaion Veronese ha avuto un forte sviluppo negli ultimi anni, pur senza smarrire la sua identità agricola, fondata su un’antica tradizione vinicola (sul finire del Quattrocento, Marin Sanudo definiva “perfectissimi” i vini del luogo). La parte vecchia del paese si sviluppa sulle pendici del monte San Michele. Accanto al municipio è interessante la struttura di Corte Torcolo. Nel centro storico sono caratteristici gli “intrói”, stretti vicoli pedonali acciottolati, delimitati da alti muraglioni.

Le numerose chiese disseminate per il centro raccontano il senso religioso di un paesino ben radicato nelle sue tradizioni. Da vedere la chiesa di San Michele del IX secolo, la chiesetta di Santa Croce del Millequattrocento, la chiesetta di San Martino del Cinquecento e quella di San Gaetano del Settecento. Ma la chiesa più interessante è forse quella di San Giovanni Battista: in origine il sito era occupato da una chiesetta romanica, finché nel Quattrocento non venne creato questo pregevole edificio, che presto fu dotato di una notevole Madonna con Bambino in Gloria, opera di Antonio Badile.

Lo stagno di Cà Nova, circondato dai vigneti, nasconde i resti di un villaggio preistorico, i cui reperti sono visibili presso il piccolo museo archeologico. Passeggiando in città s’incontrano tante ville aristocratiche nate tra il Cinquecento e il Settecento come ville estive o di campagna, solitamente immerse in parchi magnifici con alberi secolari o fioriture mozzafiato.

Particolarmente belle Villa Cordevigo, Villa Bonazzo e Villa Trombetta – rispettivamente del Seicento, Settecento e Ottocento – anche se gli edifici civili più rappresentativi di Cavaion Veronese sono la Villa Trabucchi e la sua Torre Civica, inconfondibile con quei merli medievali che svettano sull’abitato.

Dove mangiare

Ristorante Oseleta

Tenuta Cipressi e olivi

Trattoria Villa

Osteria Preela

Dove dormire

Villa Cordevigo Wine Relais

Borgo Romantico Country Relais

B&B Villa Adriano

Cantine

Le Fraghe

Villabella

COSTERMANO

Punto d’incrocio tra importanti vie di comunicazione, che conducono al medio Lago di Garda e verso il Monte Baldo, Costermano ha un tratto in comune con Roma: come la Città Eterna, infatti, sorge su sette colli, che si chiamano Castello, Montegolo, Are di Sopra, Le Guardie, Boffenigo, Murlongo e Baesse.

Su queste sette alture dolci, le cui curve sinuose si riflettono elegantemente sullo specchio d’acqua, il comune distribuisce le sue tre frazioni: Castion, Marciaga e Albaré, che un tempo erano mete rinomate di villeggiatura per le famiglie nobili della zona, e venivano scelte come scenario per palazzi raffinati.

Le vigne ed i vini di Costermano vennero elogiati nei versi latini dal nobile locale Tomaso Becelli, nel Cinquecento, nel poemetto “De laudibus Castri Romani et Benaci”. Il palazzo di famiglia è in centro al paese. In municipio c’è il disco con cui il campione olimpico Adolfo Consolini, nato nella frazione di Albarè, stabilì il record europeo nel 1955.

Nella frazione di Castion c’è Villa Pellegrini un capolavoro incastonato nel verde del giardino all’italiana e delle colline. Spesso durante la stagione estiva diventa sede di concerti, spettacoli e rassegne culturali. Edificata alla fine del Settecento, su disegno del famoso architetto Ignazio Pellegrini, testimonia agli occhi dei visitatori di oggi uno dei periodi d’oro del tardo illuminismo veronese. La struttura originaria della villa, a dire il vero, risale al XV secolo, e le sale interne sono in uno stile barocco sontuoso, decorate con affreschi che rappresentano scene agresti, tra cui spicca un bel dipinto di Francesco Morone. Non sono pochi i personaggi noti, storici o contemporanei, che hanno scelto questa struttura elegante come luogo di soggiorno, o che l’hanno conosciuta anche solo per un breve periodo: Napoleone risedette qui in occasione della Battaglia di Rivoli, mentre Luigi Einaudi e sua moglie avevano l’abitudine di fermarsi qui durante le loro visite a Verona.

Nella frazione di Marciaga sorge il piccolo santuario della Beata Vergine del Soccorso. La Val dei Molini, che congiunge il territorio di Costermano con quello di Garda, può essere oggetto di una bella passeggiata.

Dove mangiare

Antico casale Tre Camini

Locanda San Verolo

Trattoria Da Nanni

Dove dormire

La Meridiana

Relais Villa Olivi

Relais Rossàr

Tag

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *