Antica Masseria Venditti: il Sannio che vive tra memoria, vigna e identità

Scritto da | Pubblicato in territorio, vino Antica Masseria Venditti: il Sannio che vive tra memoria, vigna e identità

Quando il vino smette di essere solo materia e si trasforma in pensiero, allora nasce la vera cultura del fare. È lì che il respiro della terra incontra quello dell’uomo.

Uno di questi luoghi si trova nel cuore del Sannio beneventano, a Castelvenere, e porta il nome di Antica Masseria Venditti. Un’azienda che non insegue le mode ma le anticipa, che non teme la coerenza, e che da secoli fa del rispetto per la terra la sua vera bandiera.

Durante la mia visita ho respirato la forza autentica di questo posto e l’energia di Nicola Venditti, un uomo che incarna l’essenza del contadino-intellettuale: concreto, schietto, ma animato da una sensibilità profonda. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni parola che nasce dalla sua vigna è il riflesso di un amore antico, fatto di fatica, di rispetto e di silenzi. Qui la vite non è dominata, ma ascoltata. Il tempo non è un ostacolo, ma un alleato.

Entrare nella Masseria significa attraversare una dimensione dove il lavoro diventa cultura e la vigna diventa linguaggio. Ogni dettaglio racconta un modo diverso di intendere la vita, dove la lentezza non è mancanza di progresso, ma scelta consapevole di autenticità.

Le radici dell’Antica Masseria Venditti affondano nel 1595, quando la famiglia iniziò a produrre vino nel territorio di Castelvenere. Una storia fatta di passaggi generazionali e di mani che non hanno mai tradito la loro terra. Negli anni Ottanta, Nicola ha raccolto l’eredità del padre e ha guidato la svolta: dal vino sfuso all’imbottigliamento di qualità, portando il Sannio in una nuova epoca.

È stato tra i primi produttori campani a credere nel biologico, ottenendo la certificazione già nel 1988, quando la parola “sostenibilità” non faceva ancora parte del vocabolario del vino. E lo ha fatto senza slogan, ma con la convinzione che la vera rivoluzione è la coerenza. Ha scelto di non utilizzare botti di legno, preferendo lasciare al frutto la libertà di raccontarsi, senza filtri né interferenze. Una scelta che non è un vezzo tecnico, ma una dichiarazione d’amore per l’essenza del territorio.

Durante la mia visita, Nicola mi ha raccontato un episodio che, più di ogni altro, svela la sua anima e la sua visione del mondo agricolo. Mi parlò di quando, da giovane, ebbe un’idea che fece sorridere suo padre: realizzare un allevamento di lombrichi, per l’esattezza humus di lombrico prodotto dalle vinacce. Una follia, forse, agli occhi di chi guarda la terra con logica industriale. Ma per lui era un gesto di rispetto: aveva intuito che quelle piccole creature avrebbero potuto arricchire il terreno in modo naturale, restituendo vita al suolo e forza alle radici.

Fece delle ricerche, ma i costi erano proibitivi. Poi, un giorno, durante una fiera agricola, vide un piccolo allevatore che le esponeva e decise che non avrebbe rinunciato al suo sogno: avrebbe provato a riprodurle da sé, per sperimentare, per capire, per ascoltare la terra.

“Volevo comprendere,” mi disse, “come la natura potesse rigenerarsi da sola, senza che fossimo sempre noi a imporle la nostra volontà.”

In quella frase ho ritrovato il senso più puro del suo essere vignaiolo: la curiosità del ricercatore, la pazienza del contadino e la spiritualità dell’uomo che riconosce di essere parte ,non padrone , della terra. L’humus di lombrico, nella sua visione,  sono  strumenti di vita, piccoli alleati invisibili che aiutano il vigneto a respirare. È un episodio che racconta il suo modo di pensare: non sfruttare la natura, ma comprenderla. Perché, come ama ripetere, “il vino nasce prima di tutto dal rispetto del suolo, e solo chi rispetta la vita che c’è sotto può sperare di darne una vera sopra.”

Quando parla del padre, gli si illuminano gli occhi. Nei suoi racconti c’è l’emozione di un figlio che ha ereditato molto più di un’azienda: ha ereditato un modo di vivere. Un modo fatto di rispetto, di sacrificio e di verità. È per questo che Nicola non si limita a produrre vino: lo interpreta, come un musicista che suona il proprio strumento senza mai ripetere una nota uguale.

Nel corso della sua carriera, ha ricevuto il Premio Nazionale Olmo Imprenditoria, un riconoscimento che celebra non solo il valore del produttore, ma soprattutto quello dell’uomo che ha saputo trasformare il vino in atto culturale e responsabilità sociale. Un premio che consacra la sua figura come esempio di coerenza, lungimiranza e dedizione assoluta al Sannio e alla sua comunità.

Nicola Venditti conosce la chimica del vino, ma ancora di più ne comprende l’anima. È un uomo diretto, appassionato, a volte burbero, ma dietro quella scorza si nasconde una sensibilità rara. Il suo rigore non è chiusura: è amore profondo per il mestiere, per la verità delle cose fatte bene, per la dignità del lavoro.

Ricordo perfettamente le sue parole, mentre guardava la vigna in silenzio:
“Il vino non nasce per essere dominato. Nasce per essere ascoltato. È la vite che decide il suo destino, noi dobbiamo soltanto accompagnarla, con rispetto e con amore.”

In quella frase c’è tutto: il sapere dell’enologo, la pazienza del contadino e la lucidità dell’uomo che ha scelto di restare fedele a sé stesso. È la sintesi perfetta della filosofia Vinoway: osservare, ascoltare, raccontare la verità del vino con rispetto e passione.

Se c’è un vino che racchiude la storia e l’anima di Nicola Venditti, è il suo Barbetta. Non un nome scelto per caso, ma una dichiarazione di identità: un vino che nasce da uve Barbera del Sannio ( oggi ufficialmente riconosciuta come Camaiola ) e che rappresenta la voce più sincera di questa terra.

Nel calice, il Barbetta non urla, parla sottovoce, ma lascia un segno profondo. È un vino che chiede attenzione, che racconta senza ostentare, che emoziona senza gridare. Nicola lo definisce “il mio specchio”, perché rispecchia il suo modo di essere: pulito, coerente, onesto. Ogni bottiglia è una storia di studio, di rispetto e di dedizione. Un vino che non si piega alle mode, ma resta fedele alla sua verità.

Antica Masseria Venditti non è solo una cantina: è una scuola di pensiero. È la prova vivente che il vino può essere cultura, scienza e poesia insieme. Che la sostenibilità non si predica, ma si pratica ogni giorno, con gesti veri e scelte coraggiose. E che dietro ogni grande vino, ci sono sempre un’anima, una famiglia e una terra che non smette mai di insegnare.


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