Boschetto Campacci: il coraggio della profondità nel racconto contemporaneo del Chianti
Scritto da Davide Gangi | Pubblicato in degustazioni, vino
Esistono degustazioni che durano il tempo di un assaggio e altre che riescono a lasciare un pensiero, una riflessione, una sensazione destinata a restare nel tempo. Quella andata in scena a Verona, nella raffinata Sala Prestige del ristorante Da Ruggero, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Una sala gremita di giornalisti, critici enogastronomici, operatori del settore e protagonisti del panorama vitivinicolo nazionale ha accolto con grande interesse la degustazione dedicata al Masgalano IGT Toscana e al Ruello Gran Selezione Chianti Classico, due vini che oggi rappresentano una lettura moderna, autorevole e profondamente identitaria del territorio toscano.

Verona, ancora una volta, ha dimostrato quanto il vino italiano abbia bisogno di momenti di confronto autentici, lontani dal rumore e vicini invece ai contenuti, alla cultura del territorio e alla capacità di emozionare attraverso il calice. In un periodo storico in cui tutto sembra correre velocemente, appuntamenti come questo riportano il vino nella sua dimensione più vera: quella dell’incontro, dell’ascolto e della condivisione.
A guidare il confronto è stato il bravissimo amico giornalista enogastronomico Luciano Pignataro, capace come sempre di dare ritmo, contenuti e profondità all’incontro, accompagnando ospiti e relatori in una riflessione concreta sul vino contemporaneo, sul valore del territorio e sulla necessità di costruire una comunicazione più autentica e vicina alle nuove generazioni.
Riccardo Cotarella ha dato ulteriore spessore ad una giornata che non si è limitata alla tecnica o alla degustazione, ma che ha messo al centro una visione precisa del vino italiano di oggi e di domani. Presenza particolarmente apprezzata anche quella della Sovrintendente Cecilia Gasdia, madrina dell’evento e simbolo di quel dialogo sempre più forte tra cultura, territorio ed eccellenze italiane.
Al centro del progetto produttivo troviamo Luigi Frascino, imprenditore con una lunga esperienza nel mondo della finanza, delle costruzioni e della ristorazione, che negli anni ha trasformato la passione per il Chianti in un progetto vitivinicolo serio, credibile e costruito con visione.

Boschetto Campacci nasce nella parte sud del Chianti Classico, lungo la direttrice Siena-Arezzo, una delle aree più vocate, luminose e storicamente affascinanti del territorio toscano. Un luogo che riesce a coniugare vocazione agricola, identità paesaggistica e cultura del vino in maniera estremamente naturale.
L’azienda non nasce come un’operazione costruita a tavolino, ma come un percorso maturato nel tempo attraverso studio, investimenti, sensibilità territoriale e desiderio autentico di lasciare qualcosa di concreto. La conduzione enologica del progetto è affidata a Pier Paolo Chiasso e a Riccardo Cotarella, una collaborazione che ha contribuito a dare ai vini una direzione stilistica precisa, identitaria e contemporanea.

Il progetto Boschetto Campacci è oggi seguito con crescente attenzione anche dal mondo della critica e degli operatori di settore, grazie ad una filosofia produttiva che punta su eleganza, equilibrio e leggibilità territoriale. Non a caso l’azienda rientra nella guida Vinoway Selection, confermando un percorso qualitativo che negli anni ha saputo distinguersi con autorevolezza.
Durante la degustazione sono state presentate le annate 2021, 2022 e 2023 del Masgalano e le annate 2019, 2020, 2021, 2022 e 2023 del Ruello Gran Selezione Chianti Classico, offrendo agli ospiti una lettura evolutiva estremamente interessante del progetto produttivo.
Ruello rappresenta una lettura profonda ed elegante del Sangiovese in purezza, mentre Masgalano esprime una visione più dinamica e contemporanea attraverso l’unione di Sangiovese e Merlot.
Anche le altre annate degustate hanno evidenziato una linea stilistica precisa e coerente. La 2019 del Ruello ha mostrato maturità, compostezza ed una bella profondità territoriale; la 2020 ha espresso maggiore morbidezza e immediatezza gustativa, mentre la 2022 e la 2023 hanno lasciato intravedere freschezza, energia e prospettive evolutive estremamente interessanti.
Nel Masgalano si è percepita una progressiva ricerca di finezza e dinamismo, con vini capaci di mantenere tensione e bevibilità pur conservando materia e identità. Una direzione stilistica che sembra voler interpretare la Toscana contemporanea attraverso equilibrio, eleganza e riconoscibilità territoriale piuttosto che attraverso forza ed estrazione.
Interessante anche la consapevolezza emersa durante il confronto rispetto al ruolo del Sangiovese, un vitigno straordinariamente complesso che, attraverso i suoi numerosi cloni — oggi identificati in circa 129 varianti — possiede la capacità di assumere sfumature ed evoluzioni differenti da annata ad annata. Ed è probabilmente proprio questa una delle grandezze più affascinanti del Sangiovese: la capacità di non essere mai completamente uguale a sé stesso, mantenendo però intatta la propria identità territoriale.
Tra tutte, l’annata 2021 ha probabilmente rappresentato uno dei momenti più convincenti della degustazione. Sia nel Masgalano che nel Ruello si è percepita una Toscana elegante, dinamica, profonda ma mai pesante. Vini capaci di esprimere materia, freschezza e precisione senza perdere bevibilità e identità territoriale.
Personalmente ho avuto modo di apprezzare ed elogiare l’evoluzione dell’annata 2021 anche a distanza di un anno dal primo assaggio, percependo una crescita importante in termini di equilibrio, profondità e definizione stilistica. Non a caso, già alla sua prima uscita all’interno della guida Vinoway Selection, il vino riuscì ad ottenere il prestigioso riconoscimento 5 Way con il punteggio di 93/100, confermando fin da subito qualità, visione e potenziale evolutivo.
Ed è proprio questa la direzione che oggi sembra convincere maggiormente: vini leggibili, contemporanei, autentici, che non rincorrono eccessi ma puntano sull’equilibrio, sulla territorialità e sulla capacità di emozionare nel tempo.
Molto interessante anche il pensiero espresso da Riccardo Cotarella durante il confronto con stampa e operatori: “Dobbiamo raccontare non solo il vino, ma le persone, i luoghi e le emozioni che ci sono dietro ogni bottiglia.”
Un concetto che oggi appare sempre più centrale in un settore che deve necessariamente ritrovare linguaggi nuovi per dialogare con le nuove generazioni senza perdere autorevolezza e contenuti.
A rendere ancora più piacevole la giornata è stato il pranzo conclusivo dedicato alla cucina di mare del ristorante Da Ruggero, locale storico che Luigi Frascino ha scelto di rilevare proprio per preservarne identità e tradizione.
Una cucina che convince per qualità della materia prima, rispetto del prodotto e capacità di evitare inutili costruzioni. Il pesce è apparso protagonista assoluto del piatto, lavorato con sensibilità e misura, lasciando emergere freschezza, eleganza e riconoscibilità. Anche l’accoglienza si è rivelata all’altezza della giornata: composta, professionale, mai invadente. Aspetti che oggi fanno realmente la differenza.
Durante il pranzo sono stati serviti anche altri vini della produzione aziendale, tra cui il Vittoria Blanc de Blanc DOCG Franciacorta, capace di distinguersi per precisione, verticalità e piacevole dinamismo gustativo, e il Persano Falanghina del Sannio DOC, vino che ha evidenziato freschezza, immediatezza e una lettura autentica di un vitigno sempre più centrale nel panorama del Sud Italia.
Una scelta che ha permesso agli ospiti di comprendere ulteriormente la volontà del progetto Boschetto Campacci di non limitarsi esclusivamente alla Toscana, ma di costruire una visione enologica più ampia, mantenendo sempre attenzione alla qualità, all’identità territoriale e alla riconoscibilità stilistica.
Colpisce soprattutto il percorso umano di Luigi Frascino: un imprenditore abituato ai ritmi velocissimi della finanza che oggi sceglie invece il tempo lento della terra, comprendendo che il vino non può essere costruito nell’immediatezza ma necessita di ascolto, visione e pazienza.
“Direi passione, studio e pazienza. Lo ripeto spesso anche a mia figlia: la passione da sola non basta, così come lo studio senza passione. Servono entrambe le cose. E poi serve tempo. Oggi siamo abituati all’immediatezza, ai risultati veloci, ma il mondo agricolo ti insegna il contrario.”
Parole semplici ma estremamente lucide.
E forse ancora più illuminante è stata la metafora utilizzata da Frascino per raccontare il proprio approccio alla vita e al vino:
“Nella vita bisogna scegliere se essere surfisti o subacquei. Il surfista passa velocemente da un’onda all’altra, il subacqueo invece decide di andare in profondità. Io ho sempre cercato di approfondire tutto quello che faccio. Anche nel vino ho scelto di essere un subacqueo.”
Una frase che probabilmente sintetizza perfettamente anche ciò che è emerso nel calice durante questa degustazione veronese: vini che non cercano l’effetto immediato, ma profondità, identità e capacità di durare nel tempo.
E forse è proprio questa la sensazione più bella lasciata da questa degustazione veronese: la percezione di un progetto che non rincorre scorciatoie, ma che sceglie la strada più difficile e più nobile. Quella della profondità, della credibilità e del tempo.
Perché i vini destinati a restare non sono quasi mai quelli che urlano di più, ma quelli che riescono a lasciare un ricordo autentico anche dopo l’ultimo sorso.



