Campania.Wine esempio da emulare: 5 Consorzi uniti per promuovere la Regione

Scritto da | Pubblicato in eventi, vino Campania.Wine esempio da emulare: 5 Consorzi uniti per promuovere la Regione

La Campania Vitivinicola mira a sfatare quella che, da sempre, può esser stata considerata un’utopia del mondo enoico: riunire i Consorzi di Tutela di una Regione in un unico contesto.

Nasce Campania.Wine, il primo evento nazionale che incontra Sannio Consorzio di Tutela Vini con il Presidente Libero Rillo, Vitica – Consorzio di Tutela Vini Caserta con il Presidente Cesare Avenia, Consorzio di Tutela Vini d’Irpinia con la neo eletta Presidente Teresa Bruno Di Petilia, Vesuvio DOP Consorzio Tutela Vini con il Presidente Ciro Giordano ed infine il Consorzio Tutela Vini Salerno con Presidente Andrea Ferraioli, oltre il Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP.

Tre giorni di focus, rispettivamente 21-22-23 Maggio e con accoglienza nazionale a Procida – Capitale della Cultura 2022, hanno promosso, nei bellissimi porticati del Palazzo Reale di Napoli, la presenza fisica di 150 produttori campani e ben oltre 600 etichette a DOC e IGT in degustazione ai banchi d’assaggio.

La Regione Campania richiede una comunicazione vinicola ben mirata, le sfumature e le interpretazioni stilistiche variano a seconda del territorio e di denominazione in denominazione.

Su una produzione regionale annua di 1.3 milioni di ettolitri, paragonabili al 3% di tutta la produzione nazionale, vi sono vendemmie tardive che godono anche dei primi freddi e che terminano verso fine Ottobre – inizi di Novembre.

Entrando nel merito delle rivendicazioni tutelate:

  • Sannio Consorzio di Tutela Vini, nella provincia del beneventano, custodisce:
    • DOCG Aglianico del Taburno;
    • DOC Falanghina del Sannio;
    • DOC Sannio;
    • IGT Benevento o Beneventano.
  • Vitica – Consorzio di Tutela Vini Caserta, nell’omonima provincia, cura:
    • DOC Falerno del Massico;
    • DOC Aversa;
    • DOC Galluccio;
    • IGT Roccamonfina;
    • IGT Terre del Volturno.
  • Consorzio di Tutela Vini d’Irpinia, nel pieno della provincia di Avellino, protegge:
    • DOCG Taurasi;
    • DOCG Fiano di Avellino;
    • DOCG Greco di Tufo;
    • DOC Irpinia.
  • Vesuvio DOP Consorzio Tutela Vini, comprendente tutta l’area del Parco Nazionale del Vesuvio del Golfo di Napoli protegge:
    • DOP Vesuvio;
    • DOP Vesuvio Lacryma Christi;
    • IGP Pompeiano.
  • Consorzio Tutela Vini Salerno o Consorzio Vita Selernum Vites, nel territorio della provincia di Salerno, salvaguardia:
    • DOC Castel San Lorenzo;
    • DOC Cilento;
    • DOC Costa d’Amalfi;
    • IGT Colli di Salerno;
    • IGT Paestum.

Le Masterclass, magistralmente condotte da Luciano Pignataro e Pasquale Carlo, sono state ben idealizzate per valorizzare il vitigno e/o la denominazione rivendicata, bypassando quella che può essere la singola produzione aziendale.

A bottiglie coperte si sono degustati 4 spumanti, di cui Asprinio d’Aversa Alberata Metodo Classico, Metodo Martinotti del Cilento con 80% di Aglianico vinificato in bianco e 20% di Fiano, Metodo Classico di 36 mesi di Greco di Tufo ed infine 100 mesi su lieviti nel beneventano di Falanghina vendemmia 2012.

Si è riflettuto sugli studi realizzati tra l’Asprinio ed il Greco che, in realtà, pare siano le stesse uve, coltivate in territori e sistemi di allevamento diversi, che realizzano vini di diversa interpretazione. Il Greco stesso, come mosto appena pigiato, è di color arancio pieno e solo grazie alle tecniche enologiche si riesce a sottrarre la parte colorimetrica instabile.

La Falanghina, invece, fino a qualche tempo fa sopportava il problema di iper produzione che toccava anche rese di 480 quintali per ettaro. Attualmente il disciplinare di produzione del Sannio prevede una resa massima di 120 qli/ha, ma il territorio ed i viticoltori hanno compreso da tempo la rivoluzione, proiettandosi verso la qualità piuttosto che quantità.

Sempre a bottiglie coperte, 4 bianchi, rispettivamente Costiera Amalfitana 2020 composto da un blend di uve autoctone e con una vinificazione parziale tra legno ed acciaio, una Falanghina 2018 dell’alto casertano, un Fiano di Avellino della zona di Lapio vendemmia 2016 ed una Falanghina del Sannio 2015 zona beneventana.

La Costiera Amalfitana è pura viticoltura eroica, con preziosi terrazzamenti che si dimostrano custodi di vitigni autoctoni sconosciuti e di tal rarità che si possono quantificare in “qualche filare”.

Il Fiano di Lapio può considerarsi colui che ha permesso la conoscenza del Fiano in tutto il mondo e, oggi, comincia a fiorire l’idea che l’utilizzo del legno in cantina non sia più necessità commerciale di longevità, ma diventa una progettualità aziendale di riferimento all’idea enologica del produttore.

Emerge, finalmente, anche la volontà di presentare al commercio vini bianchi che abbiano fatto affinamento e che non siano necessariamente di recentissima annata. Anzi, vi sono diversi ristoranti Stellati che richiedono in particolar modo le produzioni di vini bianchi che abbiano la possibilità di dimostrare la longevità dei bianchi campani.

Proseguendo a bottiglie coperte, 5 rosati, di cui Lacryma vesuviana 2021 con blend tra Aglianico e Piedirosso, secondo e terzo vino rosati d’Irpinia, quarto della zona del Cilento ed ultimo della provincia di Caserta.

I 5 rossi degustati in masterclass, anch’essi ben coperti, sono stati Lacryma Christi, Aglianico, Aglianico del Taburno, Primitivo Falerno e Taurasi.

Sull’Aglianico, iniziano le prime sperimentazioni dedicate alle nuove tecniche enologiche che permettono di lavorare in “sottrattiva” piuttosto che in “estrattiva”.  L’idea progettuale vuol domare l’austerità del vitigno affinché possa concedersi al degustatore un pò prima di svariati anni. L’influenza di consulenti Enologi, anche di altre regioni, permette di avere un panorama più ampio e che possa creare un connubio tra tradizione ed innovazione.

Altre due Masterclass, nel secondo giorno, hanno avuto modo di presentare due varietà a bacca bianca minori e di estrema rarità:

  • “Catalanesca”, coltivata nella zona di Somma Vesuviana e dintorni per un numero massimo di 50.000 bottiglie. Vinificato in solo acciaio con alcune sperimentazioni in anfora.
  • “Coda di Pecora”, spesso confusa con la Coda di Volpe, non è attualmente iscritta al Registro Nazionale. Gode di una maturazione particolarmente tardiva e tende a maturare verso metà Ottobre. La coltivazione è in zona Monte Maggiore, alto casertano. Attualmente prodotto solo da due aziende, non vi sono sperimentazioni di affinamento nel tempo e/o verticali certificabili.

Continuando poi con i bianchi: Taburno, Fiano del Cilento Paestum, Fiano di Avellino, Greco di Tufo; rossi: Aglianico delle colline salernitane, Aglianico dell’alto casertano, Aglianico del Taburno e Aglianico Taurasi.

Campania.Wine 2022, un’idea vincente che porta entusiasmo per i risultati raggiunti e di proiezione verso il percorso collettivo intrapreso dai Presidenti di Consorzio.

Tag

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.