Corte Brà Amarone Riserva: 25 Vendemmie di identità, emozione e visione

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Esistono vini che, come l’amore di Alfredo e Violetta, sfiorano l’eternità. Nascono da un sacrificio e si compiono nella verità del tempo. È il caso del Corte Brà Amarone della Valpolicella Classico Riserva, etichetta iconica della Sartori di Verona, che  ha celebrato 25 vendemmie. Un traguardo che racconta un vino, un territorio e una straordinaria evoluzione stilistica e culturale.

La storia della Sartori affonda le radici alla fine dell’Ottocento, quando Pietro Sartori apre una trattoria con mescita di vini a Verona. Per garantire ai clienti un prodotto autentico, acquista vigneti e inizia a vinificare. Sarà suo figlio Regolo Sartori, nel 1898, a fondare ufficialmente l’azienda, acquistando una tenuta a Negrar. La sua visione è chiara: raccontare il territorio attraverso il vino. Regolo morirà prematuramente, prima del padre, lasciando un’eredità fatta di passione e coraggio.

Oggi l’azienda è guidata dalla quarta generazione, con Andrea e Luca Sartori. Dal 2023, Sartori di Verona è parte della holding Collis Heritage SpA, all’interno del gruppo Collis Veneto Wine Group.

Alla guida del gruppo c’è l’Amministratore Delegato Pierluigi Guarise, affiancato dal Presidente Claudio Tamellini. Dal 2024, la Direzione Generale è affidata a Christian Scrinzi, enologo di grande esperienza e visione, che ha impresso un cambio di passo netto all’identità produttiva aziendale.

Scrinzi ha avviato un lavoro rigoroso sulla selezione delle uve, valorizzazione dei cru e vinificazioni sartoriali, puntando su autenticità territoriale, sostenibilità e qualità evolutiva. Il Corte Brà Amarone Riserva  sarà il portavoce perfetto di questo nuovo corso.

Prodotto solo nelle annate migliori, da uve selezionate nei vigneti più vocati della Valpolicella Classica, il Corte Brà rappresenta un Amarone di potenza misurata, eleganza profonda e longevità straordinaria. È un vino che non ha mai ceduto alla moda, ma ha costruito, anno dopo anno, una propria identità stilistica riconoscibile, autorevole, amata.

Un vino che ha attraversato generazioni e mercati, rimanendo fedele a sè stesso, e che oggi più che mai incarna la filosofia produttiva della nuova era Sartori.

Il 25 luglio scorso ho avuto l’onore e il privilegio di vivere una delle esperienze più emozionanti della mia carriera: la serata celebrativa per le 25 vendemmie del Corte Brà, ospitata nella maestosa Arena di Verona. Un evento pensato come omaggio alla bellezza italiana in tutte le sue forme, il vino, la musica, l’arte, il paesaggio.

L’emozione è stata intensa. L’Amarone Corte Brà ha incontrato La Traviata di Giuseppe Verdi in un dialogo profondo tra gusto e melodia. Ogni calice servito tra le pietre millenarie dell’anfiteatro raccontava una storia, restituiva memoria, evocava sentimento.

Essere lì, sotto le stelle di Verona, in un luogo sacro della cultura mondiale, a celebrare non solo un vino ma un atto d’amore verso la terra e il tempo, è stato un momento che porterò con me per sempre. La voce della soprano, le luci che accarezzavano la platea, il profumo del vino nell’aria: una sinestesia perfetta, come raramente accade nella vita.

Il Corte Brà Amarone Riserva ha già conquistato anche i mercati internazionali. A dimostrarlo, il successo ottenuto durante l’evento organizzato da Vinitaly e Vinoway ad Almaty (Kazakistan), nello splendido Hotel Rixos. La reazione del pubblico, durante la masterclass che ho diretto, è stata straordinaria, con applausi spontanei, domande appassionate, entusiasmo sincero. Un segno inequivocabile di quanto il vino italiano autentico, se ben raccontato, sia capace di emozionare ovunque.

Accanto al Corte Brà, la Sartori ha costruito negli anni altre etichette simbolo: il Regolo, il Marani Bianco Veronese, l’Arnea Chardonnay, il Rerum Recioto. Ma è proprio nel Corte Brà che si condensa la memoria, la visione, il legame più intimo con la Valpolicella Classica.

25 vendemmie, 25 atti d’amore per la terra. Un vino che non si beve soltanto: si ascolta. Il Corte Brà risuona come un’aria intensa e scolpita nel tempo. È la voce di una terra che si fa melodia,
un Amarone che non racconta: interpreta, emoziona, incanta.

E nell’abbraccio eterno dell’Arena di Verona, ha brindato alla vita sulle note immortali di Verdi.

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