Benvenuto Brunello 2023: l’annata 2019 e intervista al Presidente del Consorzio

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La classifica dei Top 100 della rivista Wine Spectator, che ha premiato come miglior vino al mondo il Brunello di Montalcino 2018 di Argiano, dopo il secondo posto ottenuto lo scorso anno dal Brunello di Montalcino Riserva 2016 di Fattoria dei Barbi, non ha fatto che aumentare l’attesa per il tradizionale appuntamento di Benvenuto Brunello 2023.

Ad alimentare le aspettative sull’anteprima ha contribuito anche un’annata dall’andamento climatico particolarmente favorevole. Il 2019 è cominciato con un germogliamento nei tempi consueti e una primavera piuttosto fresca, a cui è seguita un’estate regolare con pochi picchi di calore e precipitazioni nella norma. Una situazione climatica che ha consentito una graduale maturazione delle uve, con profili aromatici intensi. Le piogge dell’inizio di settembre hanno fatto slittare più avanti la vendemmia, regalando un’annata di stampo classico. Benvenuto Brunello, l’evento riservato alla stampa italiana e internazionale si è tenuto nelle giornate del 17, 18 e 19 novembre nei suggestivi spazi del Chiostro del Museo di Sant’Agostino. Le 118 cantine partecipanti hanno portato in degustazione il Brunello 2019, la Riserva 2018, il Rosso di Montalcino 2022/21, oltre gli altri due vini della denominazione: Moscadello e Sant’Antimo.

La 2019 si è confermata una delle annate più interessanti del decennio, senza tuttavia raggiungere l’eccellenza della 2016. In generale i vini sono risultati equilibrati, con un buon corpo, tannini maturi e piacevole freschezza, ma a volte mancano della complessità e profondità tipica dei millesimi memorabili. I migliori assaggi hanno messo in luce il notevole livello ormai raggiunto dal Brunello di Montalcino, che da anni consolida il suo successo internazionale.

Intervista al Presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino

Abbiamo fatto il punto sul Brunello di Montalcino con il Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci

Oltre al Brunello di Montalcino 2018 Argiano, premiato da Wine Spectator come miglior vino dell’anno, anche il Rosso di Montalcino Poggio San Polo 2020 è entrato nella Top 100 della rivista, a conferma di una denominazione che sta crescendo nel suo complesso. Il dato più importante è la continuità. Dal 1988 a oggi ben 15 vini sono entrati nei migliori 10 della selezione di Wine Spectator. Un bel risultato per il territorio di Montalcino e per i nostri produttori, a dimostrazione che non si tratta di un exploit occasionale, ma di un trend positivo, frutto di una costante crescita qualitativa e di un successo sui principali mercati”.

In un momento in cui a livello globale si parla di crisi dei vini rossi, Montalcino sembra andare in controtendenza. Qual è il segreto?

Il successo del Brunello è anche frutto di una politica attenta alla produzione del numero di bottiglie. Gli ettari della denominazione sono invariati dal 1997: 3200 iscritti alla Docg e alla Doc, di cui 2100 dedicati al Brunello. Potrebbero produrre 12 milioni di bottiglie, invece il dato annuale è di circa 9-10 milioni. Dal 2006 a oggi abbiamo sempre ridotto gli 8000 kg di produzione massima fino a 7000 kg, in un’annata addirittura a 6000 kg. È stata una politica azzeccata quella di limitare la produzione, puntando sull’alta qualità. Molto importante e anche la comunicazione attraverso un’anteprima come Benvenuto Brunello dedicata alla stampa italiana e internazionale nel mese di novembre. A gennaio 2024, quando i nostri vini saranno in vendita, il consumatore avrà già letto le recensioni sull’annata 2019”.

Oggi anche il Rosso di Montalcino sta diventando un vino importante per il territorio

Quando negli anni ’70 è nato il vino rosso da vigneti di Brunello, doveva essere il vino che aiutava i produttori a fare cassa più velocemente, usciva a settembre dell’anno successivo alla vendemmia ed era un vino più semplice. Oggi esce anche dopo due anni, con affinamenti spesso in legno e le 3,5-4 milioni di bottiglie prodotte sono molto apprezzate dagli appassionati e si vendono bene. Alcune aziende di Montalcino, che per scelta non facevano il Rosso, si sono dovute ricredere perché il mercato lo richiedeva. Un bel segnale, tanto che a livello di Consorzio stiamo valutando di aumentare gli ettari dedicati al Rosso di Montalcino”.

Anche sul Rosso di Montalcino avete fatto una politica di posizionamento prezzo accorta

Non siamo una denominazione da molti milioni di bottiglie, anche in questo caso abbiamo voluto curare la qualità, ritagliandoci uno spazio di mercato che sta crescendo. L’evento Red Montalcino, quest’anno alla seconda edizione, è un’occasione per far conoscere, far crescere e valorizzare anche questa denominazione del territorio”.

Quali sono i motivi per cui non si procede a una zonazione del territorio di Montalcino?

Innanzi tutto il territorio di Montalcino ha dei suoli poco omogenei, che cambiano anche all’interno di una stessa vigna. In queste condizioni diventa difficile fare una zonazione. Poi ci sono molte variabili tra versanti, altitudini, microclima che rendono ancora più complicato l’eventuale progetto. Inoltre c’è il rischio che la zonazione generi inevitabilmente una graduatoria delle diverse aree della denominazione ed è una cosa che vogliamo evitare. Bisogna considerare che molti vini sono il frutto di uve che provengono da diverse vigne e quindi non sono espressione di un singolo territorio”.

Senza fare una zonazione, si potrebbe però indicare nelle versioni Single Vineyard, sempre più numerose, il luogo in cui si trova il vigneto?

Negli ultimi anni, infatti, sono cresciute molto le etichette di singole vigne, espressione di cru aziendali, spesso proposte solo nelle migliori annate. Al momento non c’è ancora una maturità per fare questo passo. Anni fa avevamo chiesto ai produttori di dare al Consorzio la possibilità di attingere ai loro dati catastali per realizzare una cartina con indicazioni delle particelle, nome della vigna ed azienda. Buona parte degli associati non ha voluto trasmettere queste informazioni, che potevano essere utili agli appassionati per sapere esattamente dove è l’azienda e dove sono le vigne.

Forse un futuro si potrà indicare anche in etichetta il luogo in cui si trova la parcella da cui provengono le uve delle versioni vigna singola, anche perché stanno aumentando di anno in anno”.

Brunello di Montalcino 2019, i 10 migliori assaggi

Brunello di Montalcino Vigna Loreto Mastrojanni

Brunello di Montalcino Piero Talenti

Brunello di Montalcino Sesti

Brunello di Montalcino Canalicchio di Sopra

Brunello di Montalcino Poggio di Sotto

Brunello di Montalcino Mastrojanni

Brunello di Montalcino La Fortuna

Brunello di Montalcino Castello del Romitorio Filo di Seta

Brunello di Montalcino Tenuta Nuova Casanova di Neri

Brunello di Montalcino Notte di Note La Togata

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