Consorzio di Tutela VITICA: crescita territoriale e vinificazioni di qualità

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Dove deve puntare un territorio per sviluppare delle Denominazioni vinicole che siano rappresentative nella qualità e che, al contempo, valorizzino un’evoluzione storica e tecnologica degli stili di vinificazione?

 
Qual è il percorso che può tracciare un Consorzio di Tutela affinché i passi siano rivolti verso il successo dei consorziati?
 
La più ampia risposta viene suggerita dal “confronto” … ed è proprio a questo che puntano Cesare Avenia e Maria Ida Avallone, rispettivamente Presidente e Vice Presidente del Consorzio di Tutela VITICA, cuore della valorizzazione delle filiere vitivinicole casertane.
 
Tra le Denominazioni di Origine Controllata vi sono la DOC Aversa,  DOC Falerno del Massico e DOC Galluccio. Tra le Identificazioni Geografiche Tipiche, invece, sono tutelate IGT Terre del Volturno e IGT Roccamonfina.
 
Due giorni di confronto, organizzati il 4 e 5 Dicembre u.s. presso il Belvedere di San Leucio, tra giornalisti ed esperti di settore e con la presenza di Vinoway Italia e del Presidente Davide Gangi.
 
156 vini degustati a porte chiuse, tra i più rappresentativi di ogni singola denominazione.
 
Le degustazioni, guidate magistralmente dal Delegato AIS Caserta Pietro Iadicicco e dedicate esclusivamente ai giornalisti ed esperti di settore, erano rigorosamente alla cieca. Ogni degustatore era a conoscenza del numero campione, della denominazione, della tipologia di vino (spumante, bianco, rosato, rosso) ed infine dell’annata.
Una scheda di compilazione per ogni degustatore esperto, totalmente anonima e regolata su una scala in punteggi.

I vini che per singola tipologia e denominazione hanno totalizzato un maggior interesse degli esperti sono poi stati degustati in Masterclass pubbliche, tenutesi le rispettive sere e coordinate da AIS Caserta. Contemporaneamente vi erano i banchi di degustazione, aperti al pubblico, con tutti i campioni presentati al Consorzio.
 
Lo scopo è quello di concretizzare e comprendere l’andamento di ogni singola denominazione, affermandone le peculiarità e le criticità o, magari, necessarie virate.
 
Entriamo nel merito:

– la DOC Falerno del Massico, nelle versioni previste da disciplinare “Bianco” (Falanghina min. 85%), “Rosso” (Aglianico min. 60% e Piedirosso max. 40%) e “Primitivo” (min. 85% + uve idonee come Aglianico, Piedirosso e Barbera) consolida un percorso volto ad una produzione di eleganza e in particolar modo la tipologia “Rosso” evidenzia dei tratti di riconoscibilità che avvantaggia il territorio verso una piacevole tipicità;

– la DOC Galluccio, se pur poco blasonata e non largamente rivendicata, ha dato spazio a curiose produzioni. Da osservare nel tempo la versione “Rosso” espressa dall’Aglianico min. 70%;
– la DOC Aversa viene dedicata totalmente al vitigno Asprinio, affascinante nel suo sistema di coltivazione che prevede anche “l’Alberata” con le famose “viti maritate” e con vigneti pluri-secolari. La denominazione prevede l’utilizzo del vitigno min. 85% nella versione bianco fermo e 100% nella versione spumante. Nelle tipicità dell’uva Asprinio, compresa la sua freschezza citrina e di contro la facile ossidabilità, si è riscontrato un variopinto stile di interpretazione di vinificazione. L’espressione più rappresentativa e lodevole è emersa in una spumantizzazione Metodo Classico;
IGT Terre del Volturno offre spazio, da disciplinare di produzione, alle uve Aglianico, Asprinio, Casavecchia, Coda di Volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Pallagrello bianco, Pallagrello nero, Piedirosso, Primitivo e Sciascinoso, per almeno l’85% qualora venga menzionato il vitigno in etichetta. Una denominazione che si muove discretamente, largamente rappresentata dal Pallagrello bianco per la tipologia bianco fermo e, invece, particolarmente presenti il Pallagrello rosso ed il Casavecchia nelle tipologie rosso.
IGT Roccamonfina, una denominazione che senza dubbio ha dato un’ottima impressione. Le uve autorizzate sono Aglianico, Coda di Volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Piedirosso, Primitivo e Sciascinoso, con presenza min. 85% per la menzione specifica del vitigno in etichetta. Le espressioni di IGT Roccamonfina rosso hanno dimostrato un piacevole interesse ed un duplice stile di vinificazione che differenzia le annate più recenti rispetto alle riserve con più anni sulle spalle. Di base, le annate con 5 o 6 anni di affinamento presentano dei tratti riconducibili ad uno stile di vinificazione che sembra prevedere in parte una sovramaturazione e/o appassimento.
 
Le tipologie rosato richiedono un percorso d’identificazione preciso che, ad oggi, non è ben consolidato. Si distingue la produzione rosa di La Masserie, etichetta   “Veritas” rivendicata ad IGT Terre del Volturno uve Casavecchia e che il Presidente dell’Associazione Culturale e di Promozione Vinoway Italia, Davide Gangi, ha voluto fortemente inserire in Masterclass, descrivendola in questi termini:
 
Potrebbe essere una strada importante per poter tracciare un percorso di una tipologia che, non essendo tipica del territorio, andrebbe ad essere un nuovo inizio per maturare, negli anni, un punto di riferimento dei vini rosati casertani”.
 
Il terzo giorno è stato invece dedicato alle visite in cantina, un valido contatto umano che ha dato la possibilità di degustare anche altre produzioni ed annate straordinariamente storiche.
 
Il percorso ci ha portati verso la giovane e promettente Fattoria Pagano che ha concesso un sorprendete assaggio direttamente dalle botti ed ha condiviso nuove idee progettuali appena imbottigliate.

 
A seguire, La Masseria di Sessa con le sue affascinanti grotte che ospitano il metodo classico e con la degustazione in anteprima del Falerno del Massico Rosso Riserva 2018, dalle carezze parigine.

 
Subito dopo Vitis Aurunca, briosa e spumeggiante come la giovane Proprietà che la conduce con rivoluzionaria innovazione.

 
Infine Villa Matilde, magnifica e storica azienda che ha accolto calorosamente il tour per pranzo presso La Locanda del Falerno di Villa Matilde. Tra le degustazioni, siamo stati onorati di un duplice stappo dedicato al “Camarato” annate 2006 e 1992 … di superlativo affinamento.

 
In conclusione “Ogni scarrafone è bello a mamma soja”, è risaputo, ma la lungimiranza del Consorzio di Tutela VITICA punta ad altro e rivolge lo sguardo verso una crescita territoriale che potenzi le vinificazioni di Qualità.
 
La strada è battuta, il percorso è intrapreso!

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